Il Tesoro non voleva e non vuole i minibot proposti dal Carroccio per pagare i debiti arretrati della pubblica amministrazione: bocciatura senza appello, con tanto di parere negativo scritto nero su bianco e con buona pace della Lega. Che non è rimasta sorpresa perché era già al corrente della posizione di via XX Settembre. Il sottosegretario Giancarlo Giorgetti però insiste nel difendere la proposta che è “solo un tentativo di risolvere i debiti delle pubblica amministrazione“. Di fronte alle nuove tensioni tra il Mef e il Carroccio, è poi intervenuto Luigi Di Maio: “Questa storia sta diventando paradossale – ha scritto su Facebook – Il Mef dice che sono inutili e che è sufficiente pagare le imprese, allora lo faccia”.

I Cinquestelle quindi si collocano nel mezzo. Il vicepremier sottolinea che “ci sono migliaia di aziende che aspettano ancora di essere pagate dallo Stato e non è accettabile“, ma non difende a spada tratta l’idea leghista: “Se lo strumento per pagare le imprese non è il minibot, il Mef ne trovi un altro. Ma lo trovi, perché il punto sono le soluzioni, non le polemiche, né le presunte ragioni dei singoli. Ripeto, una parola: soluzioni!”, si conclude il post di Di Maio. L’accusa insomma è più che altro al ministro Giovanni Tria che oggi da Fukuoka ha ribadito il “no” del Mef alla proposta. Così, sulla scia del ritrovato accordo tra i due vicepremier sancito dal faccia a faccia di giovedì, poco dopo sono arrivate le parole in linea di Matteo Salvini: “Sullo strumento si può discutere, è una proposta, ma sul fatto che sia urgente pagare le decine di miliardi di euro di arretrati e di debiti che la pubblica amministrazione ha nei confronti di imprese e famiglie (debiti risalenti a governi e anni precedenti) deve essere chiaro a tutti, in primis al ministro dell’Economia. È una questione di giustizia”.

La bocciatura di Tria, ma Giorgetti insiste
La Lega negli ultimi giorni ha indicato i minibot proprio come una delle possibili soluzioni: “Non sono né l’anticamera all’uscita dall’Europa né all’uscita dall’euro, sono solo un tentativo di risolvere i debiti delle pubblica amministrazione, un problema che siamo disposti a risolvere ma che non abbiamo creato noi”, ha insistito Giorgetti oggi di fronte ai Giovani imprenditori di Confindustria, quelli che solo venerdì hanno definito l’idea dei minibot “come provarci coi soldi del Monopoli“. Ma la lista delle bocciature alla proposta caldeggiata pure da Matteo Salvini è lunga, passa dall’agenzia di rating Moody’s al presidente della Bce.

Da Fukuoka, infatti, si è aggiunto anche Giovanni Tria, ripetendo quello che nella Lega già sapevano da tempo: “Questa è una cosa che sta nel loro programma: il ministero dell’Economia ha girato un parere negativo” ha detto, a margine del G20 finanziario di Fukuoka. Poi la spiegazione, netta: “Penso che in un’interpretazione, quella del debito, non servono. Nell’altra (valuta alternativa, ndr), ovviamente, si fanno i trattati e quindi non possono essere fatti”, ha aggiunto il ministro del Tesoro, condividendo in pieno i giudizi di Mario Draghi. E schierandosi contro la Lega, per cui i minibot “sono una delle soluzioni”.

Venerdì: l’uno-due leghista in favore dei minibot
L’uno-due di Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, che ieri hanno ribadito la posizione ufficiale del Carroccio – è un messaggio diretto a Mario Draghi. Il presidente della Bce,infatti, sempre venerdì 7 giugno ha bocciato l’idea leghista di pagare i debiti della Pubblica amministrazione verso le imprese con “minibot”: “O sono valuta illegale” o fanno salire il debito. La Lega non è d’accordo. “Non sono la Bibbia ma sono una possibilità”, ha dichiarato Giorgetti, con Salvini che ha replicato a Confindustria che ha bollato la soluzione come valuta da Monopoli: “Ma che moneta alternativa, sono decine di miliardi già debito dello Stato”. “Tutte le soluzioni nuove sono contestate” ha tagliato corto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ma la scelta di ingaggiare un duello con Draghi ha stupito anche gli alleati M5s, che non hanno commentato, così come nulla è trapelato da Palazzo Chigi. L’uscita di ieri, tuttavia, è stata ponderata e a serata fonti leghiste hanno fatto notare che, a dispetto dell’allarme dei commentatori, i mercati non hanno reagito male e lo spread non è salito.

I minibot sono “una” delle soluzioni, non “la” soluzione, ma pagare i debiti della P.a. è “un’emergenza e stiamo valutando come farlo” ha ripetuto Salvini. Il leader della Lega si è premurato anche di aggiungere che i minibot non sono la premessa all’uscita dall’euro. Poi ha aggiunto che “piacciono agli italiani”. E così la sfida al “no” di Draghi (e della Confindustria) incarna in pieno lo spirito della sfida della Lega all’Europa sui temi economici. È la mina che rischia di rendere impervia la trattativa di Giuseppe Conte e Giovanni Tria con Bruxelles per evitare la procedura d’infrazione. Perciò sarà un tema centrale nel vertice che Conte dovrebbe avere con Salvini e Luigi Di Maio tra lunedì sera e martedì mattina. Anche il vicepremier M5s, che è andato a Palazzo Chigi ma non si è visto con Conte, ha partecipato al dialogo europeo, chiedendo che il miliardo di risparmi del reddito di cittadinanza finanzino misure per la famiglia e non il taglio del deficit.

La strategia di Conte con gli alleati
“Volete arrivare a una procedura d’infrazione Ue?” chiederà ai suoi vice Conte, nell’invocare un mandato netto a “fare di tutto” per evitarla pur “senza toccare quota 100 e reddito di cittadinanza”. Il vertice servirà a parlare del decreto sicurezza atteso in Cdm martedì ma su cui resterebbero dubbi. E servirà a chiarire, dopo l’ultimatum del premier che ha irritato i vicepremier, se il governo può andare avanti. Come andare avanti – e se la tregua reggerà – è altro tema. Salvini per la prima volta ha evocato non solo una “squadra più compatta” (ovvero un rimpasto) ma anche la “revisione” del contratto di governo. Il M5s, stupito, ha risposto di no a ridiscutere il contratto perché – è il ragionamento – bisogna ancora concludere gli impegni presi. Quanto alla “squadra”, secondo i retroscena e le agenzie di stampa, Salvini ha chiesto a Conte di nominare il nuovo ministro degli Affari Ue (una voce leghista anche nella partita sulla procedura d’infrazione). Di Maio avrebbe già detto sì anche all’indicazione di un leghista come commissario Ue. Conte ha invece fatto sapere che ne discuterà quando glielo chiederanno. Quanto ai nomi, si cita Lorenzo Fontana (meno quotato Guglielmo Picchi) al ministero Ue e Giancarlo Giorgetti come Commissario. Ma dalla Lega hanno assicurato che nomi non ce ne sono.

Dall’Unione europea all’ipotesi rimpasto
Quanto a un rimpasto che dia più forza alla Lega nel governo, i Cinque stelle hanno fatto sapere che Salvini ancora non l’ha chiesto. Di Maio sarebbe pronto a ‘sacrificare’ Danilo Toninelli (si citano al suo posto Stefano Patuanelli o Mauro Coltorti) e Giulia Grillo, con la contrarietà di entrambi a farsi da parte. “Lavoro per gli italiani” ha detto ieri mattina Toninelli. Quanto alla ministra della Salute, Giulia Grillo ha avvertito che si dimetterà ma solo se arriverà “l’ennesima mannaia” con tagli alla sanità. E mentre è tornato a circolare il nome di Alessandro Di Battista per un posto di sottosegretario alla Farnesina, restano sospetti reciproci e attriti. I Cinque stelle hanno sottolineato l’incontro e il colloquio che Salvini ha raccontato di aver avuto con Silvio Berlusconi (“Il loro è un rapporto personale”, hanno detto dalla Lega). I leghisti, di rimando, hanno puntato sulla non tenuta del M5s in Parlamento. Di Maio ha invocato, poi, a costo di irritare i leghisti, le dimissioni di Massimo Garavaglia se il 13 giugno sarà condannato. Salvini lo ha difeso. Ma sul passo indietro, hanno fatto sapere dalla Lega, deciderà il viceministro.

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