Faccia da schiaffi, l’atteggiamento del bullo che di onesto non potrebbe far altro che il bodyguard, la calata italoamericana tra slang stelle e strisce e dialetto “pastasciutta”. È così Tony Lip, simpatico energumeno realmente esistito e personaggio capolavoro di Viggo Montersen. Alla Festa del Cinema di Roma aveva messo d’accordo tutti Green Book, ma al Kodak Theatre ha fatto di più accaparrandosi 3 Oscar. Uscendo nelle sale di casa nostra vi è risultato pure il maggiore incasso di sempre tra le pellicole vincitrici dell’Oscar come Miglior Film. Il box office lo ha premiato infatti con 9,5 milioni di euro, e con un budget soltanto di 23 milioni di dollari ne ha incassati 319 milioni in tutto il mondo.

Ispirato alla storia vera del padre dello sceneggiatore Nick Vallelonga, il film percorre l’inaspettata l’amicizia tra un buttafuori italoamericano e un pianista afroamericano nell’America razzista degli anni sessanta. Mahershala Ali, un attore che ha già 2 Oscar all’attivo, fa da spalla a al suo autista in una miriade di scambi che dalla commedia passano agilmente al dramma, al sentimentale fino all’impegno civile. Un vero e proprio inno all’amicizia universale ma anche all’amore che ritorna dopo un lungo viaggio, questo titolo, ma rimarrà negli annali anche per l’approccio linguistico di Montersen al suo straordinario italiano da emigrante, una doppia marcia interpretativa frutto d’arte e perizia attoriali del danese, che purtroppo nel doppiaggio vengono scansate. L’home video, sia in Blu-Ray che in 4K distribuito da Eagle Picture offre la chance di riprendere la colonna originale ascoltando Montersen nel pieno dell’interpretazione. Certo, nonostante i capitoli intriganti degli extra (Performance virtuose, Un’amicizia indimenticabile e Andare oltre Green Book) si arriva a totalizzare un solo quarto d’ora di contenuti. Si poteva esser più generosi, però l’ultimo capitolo costituisce un piccolo, prezioso approfondimento sulla storia del “libro verde” che definiva le relazioni tra bianchi e neri in quell’America perbenista e imbevuta di razzismo.

Se il Tony Lip di Green Book picchiava duro i disturbatori dei suoi clienti, in Creed II il protagonista impersonato da Michel B. Jordan a pugni non è da meno. Ci troviamo nuovamente di fronte al figlio di Apollo Creed, nemesi all’inizio della saga e poi migliore amico di Rocky Balboa. Sylvester Stallone torna ad allenare il suo giovane campione, passeranno insieme altri ostacoli, sul ring e nella vita, ma questa volta vicino a loro ci saranno più strette che mai, due donne fondamentali per entrambi: Phylicia Rashad, storica moglie di Cliff nei Robinson e ora di nuovo madre di Donny e vedova Creed, e Tessa Thompson, compagna di vita di Donny. Montanti e tenerezza anche qui, ma non proprio dalle parti dei Drago, con il ritorno di Dolph Lundgren accompagnato da una montagna di figlio che sfiderà i nostri eroi.

Nei vari formati home video pubblicati da Warner Bros i contenuti extra vanno dal casting su Florian Munteanu, montagna di cui sopra nonché boxer nella vita. Si approfondiscono le faide pugilistiche tra le famiglie protagoniste quanto la presenza femminile narrativamente mai così determinate dai tempi di Adriana. Si trova anche un documentario, The Rocky Legacy, forse fiore all’occhiello di questi speciali, per ripercorrere l’intera saga, e in ultimo un gradito cadeau: qualche scena inedita. Edito anche un cofanetto doppio, comprendente anche il primo film, Creed.

Selvaggia è la lotta sul ring quanto a volte può essere la vita. Viene da pensarlo spostandoci su Re della Terra Selvaggia. Un titolo dalla produzione low budget, soltanto 1,8 milioni di dollari che lo rende un mini blockbuster per averne incassati 21 in giro per il mondo. Una proporzione molto redditizia. L’opera prima di Benh Zeitlin si stampa nella memoria innanzitutto per questa bimba, Hushpuppy, messa in scena dalla piccola quanto fenomenale Quvenzhané Wallis. La bambina vive in una laguna di disperati e reietti della modernità. Nuovi poveri marginali che abitano lande stagnanti come anfibi, intrisi in una natura ostile ma allo stesso tempo legati alle più schiette relazioni umane. Il padre della bambina è un uomo malato, rozzo e violento, che nonostante l’amore per la piccola si abbandona al bere. I ricordi della defunta madre, donna eroica, punteggiano la storia di questo film tattile. Sì, perché tutta la costruzione scenica, gli attori non attori di una sincerità spiazzante, lo squallore sociale e la fotografia straordinaria che li avvolge tutti rimandano al grande cinema del reale.

Tuttavia alcuni animali mitici provenienti da un passato leggendario accompagneranno la bambina in questa storia di formazione che ottenne 4 nomination agli Oscar nel 2013 e il Premio della Giuria al Sundance. È una pellicola consigliata a chi ama il cinema nella sua potenza più midollare. La bimba vive una vita alla Huckelberry Finn. Tempra coriacea, dolcezza femminile, insicurezze infantili e eroismo arrembante tutti insieme nello stesso personaggio sono un mix emozionale per i cinefili più esigenti. Nella versione Blu-Ray rilasciata da CG Entertaniment il Making of mostra, attraverso le immagini dietro le quinte, il valore e la mole di questa produzione, seppur ottenuta da un micro budget per il mercato americano. Risulta altresì un po’ scarno il materiale extra perché non sarebbe stato male saperne di più dagli autori.