di Guy Ritchie. Con Will Smith, Mena Massoud, Naomi Scott. Usa 2019. Durata: 121’ Voto: 1/5 (DT)

Il poverissimo ma agile e furbo ladruncolo Aladdin saltella e girella per il bazar della città di Agrabah con la sua scimmietta in spalla. Lì incontra la principessa Jasmine che spacciatasi per la sua ancella di corte ruba pane per i trovatelli. Aladdin la aiuta, scappano insieme dalle guardie e i due si innamorano, ma a tramare contro di loro troneggia Jafar, perfido visir, che tenta con ammalianti poteri ipnotici di convincere il sultano, padre di Jasmine, a cedergli il trono. Acciuffato Aladdin, Jafar lo obbligherà a rubare la lampada magica nascosta in una buia e mortale caverna, ma Aladdin rivolgerà a suo favore (o quasi) i poteri dell’erculeo genio blu che esce dalla lampada.

Remake live action del Disney animato del 1992 (con il genio che aveva la voce di Robin Williams) di cui già non se ne sentiva storicamente la mancanza, ma se poi la ciccia umana (o la solita ricostruzione in motion capture) ha lo spessore di un trasferello il disastro è compiuto. L’Aladdin di Ritchie (a proposito: toc toc, c’è per caso una “regia”?) è una tronfia esaltazione di performance atletiche e scontate coreografie corali dove i brani del musical si sgonfiano slabbrati e anonimi come palloncini bucati su una trama che si dilata e prolunga rispetto all’originale per annoiare a dovere. Sugli attori qualcuno ha già avuto l’intuizione di evocare intelligentemente l’ “effetto cosplay”. Sulle scelte politicamente corrette post Black Panther, per favore, davvero basta. La mancanza di nuove idee non si pastrocchia con seppur buoni intenzioni etiche.

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Film in uscita, da Una vita violenta ad Aladin e poi Il Traditore e Takara: cosa ci è piaciuto e cosa decisamente no

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