UNA VITA VIOLENTA di Thierry De Peretti. Con Jean Michelangeli, Cedric Appietto, Delia Sepulcre-Nativi. Francia 2017. Durata: 106’ Voto: 4/5 (DT)

Parigi 2001. Nonostante le minacce di morte, il giovane studente politicizzato Stephane decide di tornare sull’isola natia della Corsica per partecipare ai funerali dell’amico fraterno e compagno d’armi ucciso in un regolamento di conti tra autonomisti e indipendentisti corsi. Scelta personale che dà il via con un balzo nel passato di una quindicina d’anni (escalation: crimine, carcere, lotta armata) al racconto storico e collettivo sugli ultimi trent’anni di rivolta e caos sull’isola “francese”.

Film potente e politico come non se ne vedevano da tempo. Panoramiche a 360 gradi e piani sequenza si alternano a inquadrature fisse riempite perlopiù di brulicanti e spesso indistinguibili gruppi di rivoltosi e relative famiglie a fare da struttura formale. Poi De Peretti agendo sulla biografia di un reale indipendentista tesse trama e ordito del racconto tra senso di comunità e intensità delle memoria, mostrando sì conseguenze violente e crude rispetto ad una scelta politica radicale, ma anche un senso di intonsa purezza ideologica anticoloniale che tange gli anni novanta, quindi i giorni nostri, come uno schizzo di autentica rivoluzione ottocentesca. Tra citazioni di Franz Fanon, attentati agli uffici pubblici francesi, proclami notturni filmati di autonomisti incappucciati, appalti da non concedere a “stranieri”, Una vita violenta sembra un Noi credevamo finito dentro alla giungla del Cuore di tenebra di Conrad. Pochi soldi di budget e pochissimo sangue in dettaglio, ma tensione emotiva altissima. Carrellata finale in strada con voce fuori campo da brividi.

Film in uscita, da Una vita violenta ad Aladin e poi Il Traditore e Takara: cosa ci è piaciuto e cosa decisamente no

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