Erano due secoli che non si registrava un caso di rabbia in Norvegia. Per questo nessuno ha pensato alla malattia quando Birgitte Kallestad, un’infermiera di 24 anni, si presentava quasi ogni settimana in pronto soccorso. La ragazza è morta lunedì, riporta il Washington Post. Aveva contratto la rabbia canina da un cucciolo che aveva raccolto e accudito mentre era in vacanza nelle Filippine, dove si trovava con alcuni amici. Ci sono voluti due mesi prima di essere ricoverata all’ospedale di Forde, dove un medico a riconosciuto i sintomi, ma troppo tardi. È morta otto giorni dopo il ricovero.

La rabbia è un virus che può essere trasmesso dagli animali all’uomo attraverso morsi e saliva, e può rivelarsi fatale se non trattato in anticipo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), il 99 per cento delle infezioni da rabbia negli esseri umani sono causate da morsi di cane. L’Oms, inoltre, elenca le Filippine come paese ad alto rischio per gli esseri umani che contraggono la rabbia. Più di 59.000 persone in tutto il mondo muoiono ogni anno di questa malattia, che può essere prevenuta con un vaccino.

Birgitte l’ha contratta a causa del suo amore per gli animali. Durante il viaggio nelle Filippine aveva notato un cucciolo abbandonato per strada e ha deciso di portarlo in albergo. Dopo averlo lavato e pulito lei e gli amici avevano iniziato a giocarci. Il cucciolo, come accade spesso, ha iniziato a mordicchiare le dita delle persone che giocavano con lui. La ragazza, lì per lì, si era limitata a disinfettare le ferite e non se ne era più preoccupata.

Ha iniziato a manifestare i sintomi una volta tornata a casa. All’inizio la malattia genera solo febbre e mal di testa, ma quando peggiora può provocare anche allucinazioni, spasmi muscolari e insufficienza respiratoria. La rabbia è curabile ma se non trattata subito produce un’infezione mortale al cervello. Gli altri ragazzi compagni di viaggio che sono stati a contatto con il cane sono stati allertati: finora sono 77 persone di cui 31 sono stati vaccinate. In Italia non si segnalano casi di malattia dal 2011.

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