Nonostante i continui negoziati tra le due parti, gli aumenti dei dazi statunitensi sui prodotti cinesi sono entrati in vigore come annunciato dal presidente Donald Trump domenica scorsa. E hanno innescato la reazione di Pechino che ha promesso di imporre a sua volta sanzioni. Il balzo dal 10% al 25% dei dazi supplementari colpisce scarpe, abbigliamento, mobili, giocattoli e prodotti elettronici per un valore di circa 200 miliardi di dollari l’anno, quasi la metà dell’export cinese diretto verso gli Usa. La prima giornata di colloqui a Washington per arrivare ad un accordo ed evitare un’escalation della guerra commerciale tra le due superpotenze economiche “ha prodotto piccoli progressi, se non nulli”, afferma una fonte vicina ai negoziati citata dall’agenzia Bloomberg. La novità positiva è che giovedì sera Trump ha reso noto di aver ricevuto una “bella lettera” dall’omologo cinese Xi Jinping e ha dichiarato ai giornalisti che un accordo “è possibile”, aggiungendo che lui e Xi si sentiranno al telefono.

L’aumento dei dazi era in fase di sospensione da gennaio, quando Trump aveva deciso di concedere tempo alle parti per discutere con maggiore serenità. Domenica scorsa il presidente ne ha però annunciato la riattivazione, spiegando che i colloqui non stavano procedendo abbastanza in fretta e mettendo in dubbio la buona fede dei negoziatori cinesi. La Cina “non avrà altra scelta se non quella di prendere le necessarie misure di rappresaglia”, ha affermato il ministero cinese del Commercio pochi minuti dopo l’entrata in vigore delle misure alla mezzanotte di Washington. Ma Jun, advisor della People’s Bank of China, stima che l’aumento dei dazi possa costare a Pechino “lo 0,3% in meno in termini di Pil”. Il premier italiano Giuseppe Conte parla di “una tensione commerciale che non ci sta favorendo e che ci auguriamo possa finire molto prima degli annunci”.

Trump però giovedì sera ha abbassato i toni ventilando la possibilità di un’intesa. E venerdì ha aggiunto via Twitter che i “colloqui con la Cina proseguono in modo cordiale, non c’è assolutamente bisogno di affrettarsi poiché dazi del 25% su beni e prodotti per 250 miliardi di dollari ADESSO vengono pagati dalla Cina agli Stati Uniti. Questi enormi pagamenti vanno direttamente al Tesoro degli Stati Uniti”. Secondo Il Sole 24 Ore, la svolta dipende dal fatto che la Cina e “tutte le autorità finanziarie dei paesi su cui la Cina esercita tradizionalmente un dominio politico” hanno disertato le ultime aste dei titoli di Stato statunitensi, che hanno visto i tassi aumentare notevolmente e gli acquisti crollare.

Gli incontri tra le due parti dunque proseguiranno. Già nella serata di giovedì il rappresentante statunitense del Commercio, Robert Lighthizer, e il segretario al Tesoro, Steven Mnuchim, si sono incontrati a Washington col vicepremier cinese Liu He per una “cena di lavoro”. La delegazione cinese a Washington spera che i due paesi possano incontrarsi a metà strada e che le parti possano fare sforzi congiunti per risolvere i problemi esistenti tramite cooperazione e consultazioni, rende noto l’agenzia Xinhua.

“L’Italia è chiamata ad affrontare una congiuntura internazionale particolarmente critica dovuta in particolare alla guerra dei dazi, dove c’è un gioco sottile psicologico tra attori: è una situazione che non ci sta favorendo”, ha commentato il premier Conte alla presentazione del Piano di Ferrovie dello stato. “Sono fattori esterni che hanno determinato un rallentamento rispetto ad una auspicata prospettiva di crescita dopo in ciclo avverso della crisi economica e finanziaria”, ha sottolineato il presidente del Consiglio.

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