Il governo italiano potrebbe mettere sul piatto un miliardo per aiutare le famiglie, che oltre all’elevata tassazione fanno i conti con la scarsità di asili nido e più in generale un welfare insufficiente nel sostenere le madri che lavorano. E il modello a cui il vicepremier Luigi Di Maio ha detto di guardare è quello della Francia, che ha un sistema di supporto alla natalità e alle donne lavoratrici estremamente efficace. Un sistema che richiede però risorse ben superiori rispetto al miliardo ottenuto dai risparmi sul reddito di cittadinanza. Stando agli ultimi dati disponibili (2017), i Centri francesi per l’assegnazione degli aiuti alle famiglie (Caf) hanno distribuito in un anno 73,2 miliardi di euro a 12,6 milioni di nuclei per un totale di 31,6 milioni di beneficiari. Gli ultimi dati Ocse (gennaio 2019) mostrano che la spesa pubblica francese nel welfare, pensioni incluse, è pari al 32% del prodotto interno lordo contro circa il 21% dell’Italia e il 20% della media Ocse, e la quota destinata alle famiglie arriva al 2,9% del pil contro il 2% dell’Italia, fanalino di coda nei Paesi avanzati.

Secondo il quotidiano Le Figaro, circa un francese su due ha intascato almeno un sussidio pubblico alla famiglia con misure che vanno dal sostegno per i più piccoli fino agli aiuti per pagare l’affitto. Ma quali sono gli strumenti che negli anni lo stato francese ha varato a favore di famiglie e natalità? La ricetta è assai complessa e si intreccia a doppio filo con un sistema di detrazioni fiscali molto diverso da quello italiano. Va detto però che, nonostante sia considerata un modello sul tema, la Francia ha in atto un ripensamento delle politiche sociali legato a doppio filo con la lenta crescita economica e il pesante fardello del debito. Di certo finora i risultati non sono mancati: nonostante sia in atto un rallentamento delle nascite, i francesi hanno il tasso di natalità più alto d’Europa (1,92%, dato Eurostat 2018) contro l’1,3% del nostro Paese.

Premio alla nascita e aiuti fino a 2.200 euro l’anno per chi ha redditi bassi – Tutto il sistema francese di aiuti alle famiglie ruota attorno ai Caf che non sono centri di assistenza fiscale, ma Centri per l’assegnazione alle famiglie dei 32 sussidi pubblici di cui solo una parte strettamente legati alla natalità e alla crescita dei figli. Per valutare se si ha diritto o meno ad un supporto da parte dello Stato, il governo francese ha sviluppato un sito internet che in meno di sette minuti consente di valutare la propria situazione.

Partiamo dall’arrivo del bebè in una casa francese o di cittadini europei stabilmente residenti in Francia. Per ogni figlio, la famiglia ha diritto al premio alla nascita (944,51 euro) finalizzato alla copertura delle spese sostenute per l’arrivo del bebè. Il bonus è concesso a patto di non superare determinate soglie di reddito peri a 41.840 euro in coppia oppure 31.654 per madri single al primo figlio. Esiste anche un premio per le adozioni, ma la somma è inferiore ed è sempre differenziata a seconda della situazione familiare (coppia o single).

Le famiglie francesi hanno poi diritto anche ad un sostegno successivo alla nascita fino a 3 anni sempre all’interno di una data fascia di reddito. In quella più elevata, con una coppia dal reddito di poco inferiore a circa 46mila euro, è previsto un assegno da circa 1100 euro l’anno, versato mensilmente, per figlio. Nella più bassa (coppia reddito inferiore a 38.600 euro), la somma è raddoppiata. Gli assegni familiari italiani prevedono una cifra massima di 137 euro per nuclei con un solo figlio e redditi sotto i 14mila euro.

L’assegno sale con il terzo e quarto figlio – Una volta sistemate le pratiche amministrative per il primo figlio, il sistema funziona automaticamente. Alla seconda nascita “Caf attribuisce automaticamente il supporto alla famiglia dal momento in cui viene a conoscenza della presenza di un secondo figlio a carico (meno di 20 anni, ndr)”, si legge nel sito del servizio pubblico dedicato alle famiglie. Inoltre l’assegno sale progressivamente con il terzo e il quarto figlio all’interno di un reddito familiare che non superi i 53mila euro. Nel caso di famiglie disagiate, è previsto inoltre anche un aiuto pubblico da circa un migliaio di euro per eventuali traslochi per i nuclei con più di tre figli.

Nidi pubblici, sussidi per la babysitter e aiuti per organizzare micro asili – Il sistema francese prevede poi anche una serie di aiuti per rendere più facile la vita alle madri lavoratrici. Oltre a una fitta rete di asili pubblici, che però non riescono a soddisfare la richiesta, il governo si fa carico di parte della spesa (fino all’85% del costo entro i 50,15 euro al giorno per bambino) relativa all‘assunzione di un’assistente per l’infanzia per occuparsi del bambino a casa nel caso in cui i due genitori siano entrambi lavoratori o studenti. Anche in questo caso il sostegno, tra i tre e i sei anni del bambino, è inversamente proporzionale al reddito assottigliandosi notevolmente oltre i 65mila euro. In alternativa ci sono anche sussidi per babysitter per “importi che variano a seconda del numero di bambini a carico, la loro età e il reddito familiare. Un minimo del 15% resta comunque a carico della famiglia”, si legge nel sito del governo. Infine è possibile anche organizzare un micro-asilo con altri genitori che risiedono nella stessa area geografica (crèche parentales). Anche in questo caso parte della spesa sarà presa in carico dallo Stato che attraverso i Comuni mette in contatto i genitori di una stessa area geografica dove è normalmente localizzata anche una Pmi (Protection maternelle et infantile), un centro che si occupa di seguire il bambino sin dalla nascita e di programmare con i genitori le vaccinazioni.

Sussidi ad hoc se uno dei genitori si dedica alla cura – Inoltre se uno dei due genitori decide di dedicarsi maggiormente alla cura del figlio, entro il terzo anno, può accedere per sei mesi a un sussidio ad hoc a patto di aver lavorato almeno per due anni. Sono anche previste forme di sostegno alla famiglia nel caso di disabilità o malattie gravi secondo un meccanismo molto simile a quello italiano, ma che non risente della frammentazione di competenze che esiste in Italia a causa del sistema sanitario regionale. A completare il quadro esistono poi aiuti alle famiglie nel caso di genitori separati, bambini non riconosciuti, orfani e bambini ospiti di case famiglia. In questi casi non ci sono tetti al reddito.

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