Ragione da vendere, di Enrico Pandiani (Rizzoli). Tornano il commissario Mordenti e les italiens in una nuova indagine che li vede alle prese con l’assalto a mano armata di un furgone e di un’opera d’arte scomparsa. L’azione di svolge durante un’estate parigina contemporanea, il romanzo si dipana adrenalinico e senza esclusione di colpi conferendo ai protagonisti un notevole spessore psicologico e ai luoghi una caratterizzazione originale, ben tratteggiata. Probabilmente uno dei migliori testi scritti dall’autore torinese, con atmosfere che richiamano la tradizione del polar francese e echi dell’hard boiled classico, da Manchette a Spillane, in un’elaborazione personale, che confermano Pandiani come uno dei più onesti e dotati scrittori italiani dei giorni nostri.

Fortissimo, di Matteo Bianchi (Minerva Edizioni). Una personale sonata sul tema della passione amorosa, scritta con malinconia, insofferenza, tenerezza e un impeccabile linguaggio lirico. Il testo si compone di due sezioni: la prima è una sorta di monologo interiore tratteggiato da schegge narrative che creano una strategia musicale che l’allontana dalla prosa; la seconda si apre con un cacciatore innamorato che rievoca il mito di Artemide e Atteone, di chi sentendosi legittimato dal proprio sentimento si illude di poter arrivare alla libertà possedendola, mettendola in gabbia. Il contrasto ritmico tra le due parti della raccolta è la chiave della sua armonia, sebbene l’unica citazione musicale sia di un brano di Antony and the Johnsons. Un testo in cui traspare il problema universale delle relazioni quotidiane, ma anche tra il presente e il passato, di chi siamo e di chi eravamo.

Fortissimo

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Lo scemo di guerra e l’eroe di cartone, di Alberto Maria Tricoli (Edizioni Spartaco). In un immaginario paese dell’entroterra siciliano durante lo sbarco alleato del 1943, un disertore si mette a capo di una stramba armata Brancaleone, mentre in Nord Africa le forze italo-tedesche cercano di resistere strenuamente all’avanzare della Storia e ingegnose operazioni di spionaggio vengono messe in piedi per conferire caos all’inevitabile corso degli eventi. Un romanzo che gioca a un ping-pong lessicale, italiano VS vernacolo siciliano. Una storia divertente e commovente che scava nella realtà marginale del secolo scorso.

Punto di non ritorno, di Antonio Pellegrino (Palladio Editrice). Un omaggio alla memoria collettiva della città di Salerno durante gli Anni di Piombo attraverso interviste, documenti storici, testimonianze dirette, non censurate. Dall’omicidio dal militante di destra Carlo Favella, all’assassinio Giacumbi e la strage del Torrione che rappresenta la fine delle Brigate Rosse e della lotta armata, il testo racconta gli avvenimenti che hanno scosso una città del Mezzogiorno d’Italia, riflesso di un intero Paese, e dipinge uno spaccato vero, non filtrato, che può essere letto come eredità storica e culturale di un periodo fondamentale della nostra storia.

Saul Kiruna, requiem per un detective, di Cosimo Argentina (Oligo Editore). Un noir atipico che ruota attorno alla figura del detective privato ebreo Saul Kiruna, disperato e decadente. Un trafficante di armi lo assolda per ritrovare la figlia rapita proiettandolo in una dimensione esoterica tra una Milano quasi distopica reduce da un terremoto, la Francia e un’Italia meridionale stranamente un passo avanti rispetto al nord storicamente industrializzato. Con un ritmo veloce e uno stile postmoderno l’autore tarantino tesse una trama ricca di colpi di scena, dai tratti morbosi e apocalittici, con snodi narrativi ben riusciti.

Il postino di Mozzi, di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia Editore). Coinvolgendo in questo gioco letterario gli amici della vita reale (Riccardo De Gennaro, Giacomo Sartori, Franz Krauspenhaar, Giorgio Vasta e moltissimi altri), l’io narrante, aspirante scrittore, invia i suoi elaborati allo scout di talenti letterari Giulio Mozzi, che lo ignora bellamente. Diventato postino nella stessa città di Mozzi, per trent’anni gli consegnerà la posta, riservandosi di tenere per sé quelli che gli sembrano i manoscritti più interessanti. Il giorno della pensione decide di spedire allo scout un antologia, frammenti di romanzi, racconti, lettere. Un geniale e inconsueto romanzo corale, ricco di riferimenti letterari, capace di dare dignità agli “ultimi” e di spiegare gli ardui e intricati sentieri che portano alla celebrità.

Il male accanto, di Massimiliano Comparin (Editoriale Jouvence). Le dichiarazioni di un testimone di giustizia, rilasciate a metà degli anni Novanta, mettono in luce i deliri, le follie e le seduzioni del male. In mezzo, la vita di tre ragazzi che vivono in un paesello del Nord Italia, allievi inconsapevoli di colui che, oltre ai suoi crimini efferati, racconterà la loro storia e quella di un territorio. Libro teso e vibrante, Il male accanto si muove tra la dimensione della letteratura realista e l’indagine giudiziaria creando un affresco spietato e ben scritto.

I morti di Amelia, di Arianna Giancani (Ensemble). Con toni lirici e leggeri, in un clima surreale insaporito da umorismo nero, l’autrice palermitana narra le vicende di una donna comune, che lavora in un albergo, ma che uccide chi non le piace e che necessità di parlare di responsabilità e onestà con il suo analista. Un viaggio grottesco nella psiche umana e negli incubi della normalità.