La sindaca Virginia Raggi chiede in “prestito” al ministero della Difesa ben cinque generali di Brigata e di Corpo d’Armata da mettere a capo di altrettanti Dipartimenti dell’amministrazione di Roma. Un tentativo, filtra dal Campidoglio, di portare legalità e controllo all’interno di alcuni settori delicati della macchina capitolina, insieme a competenza e senso pratico. I militari scelti sono quattro dell’Esercito Italiano e uno dell’Aeronautica Militare.

Ci sono il generale di Brigata, Giovanni Calcara, che guiderà la Direzione Servizi Digitali del Dipartimento Trasformazione Digitale; poi c’è il generale di Corpo d’Armata, Paolo Gerometta – già ai vertici del Persomil (il settore che si occupa del personale della Difesa), ed ex presidente del Cocer interforze (Consiglio centrale di rappresentanza dei militari) – che diventa direttore delle Risorse Umane e Sicurezza sul lavoro della Polizia Locale; il generale di Divisione Giovanni Savarese, fra poco nuovo direttore della Direzione Protezione Civile del Dipartimento Sicurezza; il generale di Brigata Giuseppe Morabito – già a capo della Scuola di alta formazione della Nato e analista – che diventa direttore della Scuola di Formazione Capitolina e infine il Generale di Brigata Silvio Monti, che assumerà l’incarico di direttore della Direzione Gestione Territoriale Ambientale e del Verde del Dipartimento Tutela Ambientale.

La delibera proposta dall’assessore al Personale, Antonio De Santis, e approvata dalla Giunta capitolina il 16 aprile scorso, è figlia di un accordo sottoscritto da Virginia Raggi e dalla ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, lo scorso 30 gennaio. I militari sono “graduati di eccellenza”. La legge dà loro la possibilità di rientrare in servizio, su base volontaria, in quanto non ancora congedati e non ancora in età pensionabile. I generali, oltre al trattamento di pensione che già percepiscono dalla Difesa, andranno a guadagnare un 25% in più, erogato dal Comune, che dall’altra parte potrà risparmiare sulle spese, avendo a disposizione professionalità di alto livello a un basso costo.

Negli ultimi tempi, la prima cittadina di Roma ha guardato spesso agli uomini in divisa mimetica per farsi aiutare nella gestione del complesso territorio capitolino. In ben cinque occasioni Raggi ha chiesto pubblicamente l’intervento dell’esercito, dal fenomeno degli incendi alla pineta di Ostia ai roghi tossici nei campi rom, passando per la riparazione delle buche, per la battaglia alla criminalità sul litorale e per contenere gli atti di presunto “boicottaggio” degli impianti di smaltimento rifiuti. “Si tratta di un ripiego amministrativo che non valorizza il personale capitolino”, hanno commentato polemicamente le consigliere del Pd in Campidoglio, Valeria Baglio e Giulia Tempesta. All’attacco anche Cgil, Cisl e Uil: “Militari invece di concorsi per dirigenti? Stop alle scorciatoie”, gridano Natale Di Coia, Giancarlo Cosentino e Sandro Bernardini, rispettivamente segretari di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Roma Capitale-Rieti e Uil Fpl Roma Lazio.

“La scelta di inviare cinque generali, provenienti dall’Esercito e dall’Aeronautica Militare, a guidare cinque Direzioni di Roma Capitale garantirà l’inserimento di elevate professionalità nella macchina amministrativa realizzando, allo stesso tempo, un importante risparmio – risponde l’assessore al Personale, Antonio De Santis – Stupisce quindi l’intervento da parte delle organizzazioni sindacali, cui si sono subito accodate le opposizioni, che contestano questa novità per motivazioni oscure e misteriose. Chiedono infatti di reperire i dirigenti tramite concorso. Richiesta legittima ma, probabilmente in preda a un’improvvisa amnesia, dimenticano che è già stata avviata la procedura di mobilità obbligatoria per i dirigenti. Si tratta di un iter obbligatorio che prelude proprio a un nuovo concorso, destinato quindi a venir pubblicato a breve”.

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