Proviamo a capire cos’è Vox, la formazione di ultradestra che pochi mesi fa entrava nelle istituzioni sfiorando l’11% nelle elezioni per il rinnovo del parlamento andaluso e oggi fa prepotente irruzione, con quasi identica percentuale, tra i banchi del Congresso nazionale di Madrid.

Il primo punto del programma elettorale dice molto: “unità e sovranità”, un piano che si traduce nell’immediata sospensione dell’autonomia in Catalogna, un modello istituzionale disegnato nella Costituzione post-franchista del 1978. Un colpo da assestare alla progredita Catalogna e l’altro da infliggere ai Paesi Baschi – piccola ma opulenta regione affacciata sul golfo di Biscaglia – i quali vedrebbero soppresso il regime fiscale speciale, accordo che affonda le sue radici nella seconda metà dell’Ottocento, in tempi moderni rinvigorito con lo Statuto di Guernica del 79. La pesante rivisitazione dell’assetto statuale è la risposta decisa dell’ultradestra alle rivendicazioni territoriali separatiste: la mano dura teorizzata da Vox ha attratto parte consistente dell’elettorato conservatore, particolarmente dopo la spinta indipendentista provocata dalla consultazione referendaria che due anni fa acuì fratture sociali e politiche.

Il riassetto della forma dello Stato, nelle intenzioni della formazione di destra guidata da Santiago Abascal, si accompagna alla stretta sulle libertà politiche, con messa al bando di tutte le forze e organizzazioni che tendono a incrinare l’unità territoriale della nazione e la sovranità statuale. Nello stesso solco si inserisce la prevalenza da attribuire alla lingua spagnola nell’esercizio della funzione pubblica, la soppressione dei corpi regionali di polizia, la devoluzione al governo di Madrid di tutti i poteri in settori chiave quali previdenza sociale, scuola, giustizia, sanità. Insomma, una dichiarata visione centralistica che annullerebbe d’un colpo conquiste autonomistiche riconosciute già negli anni della Transizione.

L’ultradestra ha puntato tutto sulla questione nazionalistica: il suo programma rinfocola anche l’annosa “questione Gibilterra“, lembo di terra dal 1713 sotto la Corona britannica, una colonia – secondo Vox – da reintegrare al territorio della Spagna. La politica sull’integrità territoriale si mostra però asimmetrica: al capitolo “Difesa, sicurezza e frontiere” non si legge di una rivisitazione dei confini sul versante meridionale. Tutt’altro: Vox vuole proteggere le enclavi di Ceuta e di Melilla dalle rivendicazioni avanzate dal Marocco del re Muhammad VI. La priorità è l’adozione di una misura già vista: la costruzione di un muro di confine, l’ennesimo, definito infranqueable (inespugnabile).

Non mancano, nelle intenzioni dell’ultradestra, note di colore che rappresentano in realtà una definizione marcata dei caratteri della tradizione e della cultura spagnola: tutela legale della tauromachia – messa al bando per decreto in molti comuni baschi e catalani – e preservazione delle attività venatorie, tradizionalmente praticate in Spagna, soprattutto nelle regioni di Castiglia e Andalusia (quasi un milione il numero di licenze concesse). Vox sottolinea anche i caratteri del machismo iberico: Abascal è apertamente a favore della famiglia tradizionale, per l’abrogazione della legge sulla violencia de género e della disciplina che ha introdotto le quote rosa nelle assisi della politica.

Matteo Salvini non tarderà a cantare vittoria: già lo scorso 26 aprile il leader leghista indirizzava un tweet a Santiago Abascal: “Caro Santiago”, scriveva, “conto che questa domenica gli spagnoli diano a Vox un grande risultato”. Il ministro degli Interni italiano compie così una perfetta inversione di marcia: solo pochi mesi fa strizzava l’occhio agli indipendentisti catalani. Non fu un caso che in occasione del referendum del 1 ottobre 2017 autopromosso dalle forze separatiste catalane, la Generalitat ammettesse tra i pochi osservatori internazionali i rappresentanti della Lega Nord.

Più forte della coerenza è la prospettiva di trovare sulla scena europea un nuovo alleato che nella difesa delle frontiere si richiami alle politiche del gruppo di Visegrad, mostrando peraltro un’esplicita ostilità verso lo spazio Schengen, accordo criticato perché avrebbe favorito la latitanza di alcuni dei leader indipendentisti riparati all’estero per evitare l’arresto per gravi reati politici (sovvertimento e malversazione).

L’americano Steve Bannon, comune riferimento ideologico per le due formazioni politiche, a fine marzo dichiarava: “Vox sarà un modello che il resto del mondo presto copierà”. Più o meno le stesse parole che il guru utilizzò nei confronti di Lega e Cinquestelle alla vigilia della formazione del governo giallo-verde in Italia.