Il risultato di dicembre in Andalusia aveva già contribuito a modificare alcuni assetti della politica iberica, costringendo il Partito Popolare a spostarsi verso destra su temi come l’aborto, l’immigrazione, l’indipendenza della Catalogna, la sicurezza. Ora Vox, formazione di ultradestra che ha mandato in archivio l’immunità ai partiti nazionalisti propria della penisola, affronta le elezioni politiche che si tengono oggi in Spagna in quello che le destre dipingono come un test e un viatico per i movimenti sovranisti del continente in vista delle europee del 26 maggio.

Se i sondaggi lasciano intravedere la conferma della fine del classico bipartitismo e una ulteriore balcanizzazione dello scenario politico con un totale di cinque partiti diversi rappresentati in Parlamento, Partito socialista e Pp lavorano da tempo per superare lo stallo che secondo tutti gli analisti emergerà dalle urne. Con lo Psoe naturalmente orientato a riproporre lo schema alla base del governo con cui Pedro Sanchez ha retto il Paese dopo l’uscita di scena di Mariano Rajoy – alleanza con Podemos e alcuni partiti indipendentisti catalani – la novità principale potrebbe arrivare dallo schieramento conservatore. Il leader del Pp Pablo Casado ha aperto alla possibilità che Vox, dato sopra al 10%, entri in un ipotetico governo guidato dai conservatori: “Vox o Ciudadanos, che ottengano 10 seggi o 40, avranno l’influenza che vorranno avere per entrare nel governo e per decidere la legislatura”. Un messaggio chiaro, quasi una promessa aperta anche ai liberali di Alberto Rivera. Accompagnato però anche da un appello al “voto utile” e compatto, nella speranza di riavvicinare gli scontenti e di convincere gli indecisi.

L’ultradestra italiana non nasconde la fiducia e prepara i brindisi: “Un augurio di cuore a Santiago Abascal e a tutti gli amici di VOX España, affinché possano portare in Spagna lo stesso cambiamento che la Lega ha portato in Italia col nostro governo”, incrociava le dita venerdì su Facebook Matteo Salvini. Guglielmo Picchi va sul pratico: “Siamo molto interessati a verificare se sia possibile fare un pezzo di strada con Vox – ha detto il sottosegretario agli Esteri in quota Carroccio – siamo andati a prendere contatti, sono andato a conoscere Abascal. Ci sono tantissimi punti di sinergia“. Sul versante opposto, il fronte europeista sottolinea i pericoli che un’affermazione dei neo-franchisti comporterebbe per l’Unione: “Il risultato che ci restituiranno le urne in Spagna sarà la prova generale di ciò che potrebbe accadere tra un mese alle elezioni europee – è il punto di vista di Sandro Gozi, candidato di En Marche – Il rischio che il veleno nazionalista che sta infettando e tentando di distruggere la nostra Unione non risparmi neppure la penisola iberica è serio e reale”.

Socialisti primo partito, ma potrebbero mancare i voti per alleanza a sinistra
L’idea del leader del Psoe è innanzitutto quella di creare una coalizione post elettorale che coinvolga la sinistra di Podemos: “Che Podemos entri nel governo non è un problema”, ha dichiarato il premier a El País. Ma il suo 31,5% emerso dagli ultimi sondaggi al quale andrebbe aggiunto il 12% circa della formazione guidata da Pablo Iglesias Turrión produrrebbe un 43-44% che non sarebbe sufficiente a formare una maggioranza.

Così il leader socialista potrebbe decidere di cercare nuovamente il sostegno dei gruppi indipendentisti di sinistra, soprattutto quello catalano e quello basco, che negli ultimi anni sono stati fondamentali per la sopravvivenza di alcune maggioranze. Il problema è che questo supporto è garantito solo in caso di ulteriori concessioni in materia di autonomia che i grandi partiti hanno sempre più difficoltà a concedere, visto il rischio di perdere consensi interni tra i loro sostenitori nazionalisti. Un’ipotesi, quello della perdita di consensi al centro del Psoe, sulla quale Ciudadanos e gli altri partiti di destra hanno deciso di fare campagna politica, dichiarando che il premier sarebbe disposto a scendere a patti con “i traditori nemici del Paese”.

La speranza di Sánchez è quindi quella di riuscire a racimolare più voti possibili nella platea di elettori indecisi, circa 8 milioni, che non si collocano necessariamente nell’area socialista, ma che possono aver apprezzato i provvedimenti attuati dal breve governo nell’ultimo anno.

La destra e l’idea del modello andaluso
Anche a destra, la maggioranza potrebbe giocarsi su una manciata di voti. Il principale partito, secondo nel Paese, è il Partido Popular che con la nuova guida affidata a Pablo Casado risorge dalle ceneri del post-Rajoy. Al momento, la formazione è data poco sopra il 20%. L’alleanza naturale, ma insufficiente per arrivare a una maggioranza, sarebbe quella con la terza forza nazionale, i centristi liberali di Ciudadanos, al 14%. A destra c’è però anche un altro partito che può portare una bella fetta di voti alla coalizione anti-socialista: quel Vox, prima formazione sovranista e dichiaratamente anti-immigrati fondata da un gruppo di fuoriusciti dal Partito Popolare, esploso alle elezioni in Andalusia e che oggi è dato sopra al 10%. Addirittura, secondo alcuni sondaggi, potrebbero oscillare tra il 12% e il 15%.

Il problema di un accordo così largo è che tra gli ultraliberali  di Ciudadanos e l’ultradestra guidata da Santiago Abascal non ci sono molti punti d’incontro e sarà difficile per Casado, che invece è molto aperto verso i nostalgici del Caudillo, far accettare a entrambe le parti, soprattutto al liberale Albert Rivera, una convivenza di governo. Un compromesso accettabile per tutti potrebbe essere la replica del modello andaluso, dove al governo locale sono andati Pp e Ciudadanos, i partiti che hanno ottenuto più voti a destra, con l’appoggio esterno di Vox che ha così ottenuto concessioni su dossier a loro cari. Comun denominatore, anche in versione anti-socialista, il sentimento anti-indipendentista per la salvaguardia della Spagna unita contro i partiti “traditori” della patria.

A favorire l’ascesa della destra, come testimoniato dalla nascita e repentina crescita di Vox, è anche il cambiamento dei temi più cari alla popolazione. Mentre le conseguenze della crisi del 2008 avevano portato in cima all’agenda nazionale le questioni economiche, oggi quella migratoria e identitaria sono al centro del dibattito a causa dell’aumento degli arrivi.

Estrema destra sui social, Facebook blocca 17 pagine
Una delle maggiori preoccupazioni, anche in prospettiva del voto europeo di fine maggio, sono le influenze esterne sul voto, soprattutto attraverso i social e i profili che favoriscono i temi delle formazioni di estrema destra, anti-europeiste e anti-immigrati. Per questo Facebook ha alzato il livello di guardia e annunciato di aver bloccato almeno 17 pagine presenti sulla sua piattaforma e appartenenti a tre diverse reti di estrema destra spagnole. Nel comunicare il provvedimento, il social network ha comunque specificato che la decisione non si è basata “sui contenuti che hanno condiviso”, ma sulla condotta di chi le gestiva, in quanto venivano utilizzati account doppi e falsi, un comportamento che viola le regole del social network.

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