“Abbiamo mandato un messaggio all’Europa e al resto del mondo. Si può vincere l’autoritarismo e l’involuzione”. Pedro Sánchez, leader del Partito Socialista spagnolo individua proprio le elezioni che lo hanno visto imporsi come primo partito, con oltre il 28% delle preferenze, come la ripartenza europeista in vista del voto del 23-26 maggio che rinnoverà il Parlamento di Bruxelles. “Formeremo un governo pro europeo“, ha promesso ai suoi sostenitori accorsi in piazza per festeggiare la vittoria elettorale chiedendo, però, un governo esclusivamente di sinistra: “Con Rivera no! Con Rivera no!”, hanno urlato in riferimento al leader del partito liberista Ciudadanos.

Spagna, vince l’europeismo: “Ha vinto il futuro, ha perso il passato”
“Il partito socialista ha vinto le elezioni generali in Spagna e con queste ha vinto il futuro. E ha perso il passato”, ha continuato Sánchez, consapevole però che il risultato del Psoe, anche in caso di alleanza con la sinistra di Podemos (16%), non è sufficiente per formare una maggioranza in Parlamento. Nasce così la necessità di andare a cercare altrove gli ultimi seggi per formare una maggioranza. “Con Rivera no! Con Rivera no!”, gridano i sostenitori dell’ex, e quasi certamente futuro, primo ministro spagnolo. “Ho sentito – ha risposto Sánchez -, credo di essere stato abbastanza chiaro, no?”. Salvo poi sottolineare che comunque “non faremo come fanno loro, che mettono cordoni sanitari al Psoe”, non chiudendo completamente a un dialogo futuro in caso di mancanza di opzioni. “Dalla nostra idea di sinistra e la nostra posizione progressista – ha poi specificato Sánchez – tenderemo la mano a tutte le forze politiche nell’ambito della Costituzione”. L’alternativa principale, allora, sembrano essere le formazioni indipendentiste basca e soprattutto catalana, proprio coloro che hanno costretto lo stesso Sánchez a indire elezioni anticipate dopo aver respinto il progetto di Finanziaria, a inizio anno.

La folla socialista, felice di aver scampato il pericolo di un governo di destra a partecipazione filo-franchista, con il partito estremista Vox che ha comunque superato il 10%, urla “Sì, se puede”, (Sì, possiamo), mentre il leader socialista ricorda “la difesa che tutto il Paese ha fatto della democrazia”, proprio riferendosi al mancato exploit delle formazioni ultra-nazionaliste. Adesso, il partito ha di fronte tre sfide, ha spiegato il premier: lotta alla disuguaglianza, promuovere convivenza e concordia e porre fine alla corruzione.

E sulla vittoria del fronte europeista è d’accordo anche la Commissione europea. Durante il midday briefing a Palazzo Berlaymont, il portavoce Margaritis Schinas ha dichiarato che “i risultati mostrano che la maggioranza schiacciante degli spagnoli ha optato per partiti chiaramente pro-europei. Il presidente Jean-Claude Juncker scriverà a Pedro Sánchez per felicitarsi per la vittoria chiara. Confidiamo che, secondo il processo costituzionale spagnolo, Sánchez formi un governo stabile e pro Ue che permetta alla Spagna di giocare un ruolo importante, come avvenuto fino ad oggi”.

Tracollo Popolari, Casado: “Ci mettiamo a lavorare da subito”. Rivera: “Governeremo”
Grave caduta per il Partido Popular che puntava sul voto di fine aprile per uscire dalle sabbie mobili in cui rischia di sprofondare dopo la mozione di sfiducia che nel 2018 ha portato alla caduta del governo di Mariano Rajoy, dopo uno scandalo di corruzione che lo ha colpito. Pablo Casado, nuovo giovane leader della formazione di centro-destra, doveva essere la faccia che avrebbe rilanciato il partito. Ma quel 16,7%, equivalente ad appena 66 seggi, è una sconfitta inappellabile. “Sono una persona che non rifugge le responsabilità: il risultato è molto negativo – ha commentato Casado – Al Pp piace vincere e sono diverse elezioni che peggioriamo il nostro risultato. Ci mettiamo a lavorare subito”, ha detto individuando nella frammentazione della destra una delle cause della sconfitta.

Chi invece sembra essere soddisfatto del risultato è Albert Rivera, leader dei liberisti di Ciudadanos che con il 15,8% è passato da 32 a 57 seggi. Un risultato positivo che, però, non potrà essere coronato dall’entrata nel prossimo esecutivo, salvo stravolgimenti o alleanze al momento inaspettate con il Psoe. “Piuttosto prima che poi, Ciudadanos governerà la Spagna” con un esecutivo che “non mira a destra né a sinistra, se non nel progredire avanti”, ha dichiarato Rivera evitando così di chiudere porte ad alleanze future. “La cattiva notizia è che Psoe e Podemos formeranno un governo – ha poi precisato – La buona è che esiste un progetto vincente: oggi Ciudadanos si erge come futuro e speranza per la Spagna”.

Alla sinistra manca una manciata di seggi. Arginato exploit di Vox
Dopo il voto in Andalusia, dove Vox aveva ottenuto oltre il 10%, l’exploit elettorale dei fuoriusciti dal Partito Popolare era previsto anche a livello nazionale. Nonostante non abbia partecipato ai dibattiti tv, in quanto formazione non rappresentata in Parlamento, il partito di Santiago Abascal ha riempito le piazze nei mesi scorsi, con i sondaggi che, una settimana prima delle urne, lo davano  tra il 10% e il 12%, con punte del 15%. Il 10,3% ottenuto dopo la conta finale è un successo per loro ma, per come si erano messe le cose, anche per la sinistra che è riuscita ad arginare l’ascesa dei simpatizzanti del Caudillo. Con il tracollo dei Popular, sarà impossibile per una coalizione di destra formata da Ciudadanos, Pp e Vox governare, visto che il totale dei loro seggi non supera i 147 rappresentanti. E un’alleanza con le formazioni indipendentiste, definite durante tutta la campagna elettorale “nemiche della Spagna”, sembra impossibile.

Anche la sinistra, però, dovrà fare un’attenta conta dei seggi e capire come rosicchiare le ultime poltrone in Parlamento per avere un esecutivo di maggioranza. Il 28% del Psoe, più basso rispetto al 31% dei sondaggi, e il risultato inaspettato di Podemos, dato al 12% e che invece ha ottenuto il 16%, mettono insieme 165 seggi, 11 in meno di quelli necessari per la maggioranza in Assemblea. Seggi che potrebbero essere garantiti dagli indipendentisti catalani di Esquerra Republicana, guidati da Oriol Junqueras, che hanno però bocciato la Finanziaria del Psoe. Bocciatura che ha portato alle elezioni anticipate. La sinistra di Junqueras, però, rappresenta l’ala più dialogante dell’indipendentismo catalano, rispetto alla formazione di centro Junts per Catalunya di Carles Puigdemont. Sei seggi, invece, quelli ottenuti dal Partito Nazionalista Basco che, se uniti ai cinque di Euskal Herria Bildu, permetterebbero al nuovo governo di sinistra di ottenere i 176 rappresentanti che sono la quota minima per la maggioranza in Parlamento.

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