In Sri Lanka sarà vietato indossare abiti che coprono il volto, anche per motivi religiosi. È con questo provvedimento legislativo di emergenza, seguito agli attentati terroristici di Pasqua, che il Paese cerca di limitare i rischi legati a nuovi attacchi nel Paese. Dopo 250 morti e centinaia di feriti, le istituzioni del Paese adottano così uno dei primi provvedimenti per evitare nuovi episodi di violenza legati all’estremismo islamista. Ad annunciarlo è stato il presidente, Maithripala Sisirsena, che attraverso il suo ufficio ha spiegato che sarà vietato ogni indumento che “impedisce l’identificazione”.

A otto giorni dagli attacchi che hanno colpito chiese e alberghi, il Paese resta in stato di massima allerta: decine di sospetti sono stati arrestati, ma governo e istituzioni hanno più volte ripetuto che la situazione deve essere monitorata perché il pericolo di nuovi attentati rimane alto. A questo proposito, il capo della divisione di sicurezza ministeriale (Msd), in una lettera inviata ai parlamentari e ad altri funzionari, ha lanciato un nuovo allarme secondo cui nuovi shahid, martiri, sarebbero pronti a sferrare attacchi mimetizzandosi con delle uniformi militari. “Le informazioni rilevanti sottolineano che le persone che indossano uniformi dell’esercito e che usano un furgone potrebbero essere coinvolti in una nuova ondata di attacchi”, si legge.

Le informazioni in mano ai servizi segreti, inoltre, dicono che sarebbero in programma attentati contro dei luoghi di culto buddisti per mano del gruppo estremista locale Thawheeth Jamaath (Ntj). Secondo le informazioni divulgate dalle autorità e riportate dai media, a portare a termine gli attacchi potrebbero essere delle donne kamikaze. Una supposizione, questa, legata ai capi di abbigliamento femminile, gonne e camicette bianche, ritrovati in una delle abitazioni perquisite dalla polizia dopo gli attacchi di Pasqua.

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