Trovo affascinante come certe nazioni possano letteralmente sparire dai cuori di noi occidentali. Un vecchio detto dice “lontano dagli occhi lontano dal cuore”. Nell’epoca moderna questo significa zero copertura mediatica. Della Russia si sa poco, giusto quando scoppia una bomba; lo Yemen va bene solo quando non ci sono morti più freschi da mettere in telecamera. E poi lo Yemen è noioso! Fan solo stragi piccine, e poi ci sono i missili prodotti da un’azienda in Sardegna che non è bello a dirsi. L’America Latina ogni tanto ne parliamo, si parla della Cina lontana migliaia di km (si parla solo del gossip, perché dell’intera strategia cinese di acquisizione di materie prime e big data si parla in modo frazionato e spesso con scarsa cognizione di causa). Il Medioriente è l’amante dimenticata dei media occidentali. Certo, se ci scappa una guerra o una bomba se ne parla, ovvio: il sangue vende bene e fa traffico di lettori. Succede quindi che una nazione riesca, magicamente, a sparire dai media: l’Iran.

Qualche anno fa, quando Obama decise di alleviare le sanzioni contro l’Iran (parliamo del 2014/15) per un momento sembrò che tutte le testate italiane avessero scoperto l’Iran. Addirittura Repubblica arrivò a scrivere un’analisi sul turismo in Iran, quasi inneggiando al cambiamento di rotta (Rouhani è spesso riconosciuto migliore del predecessore). Sia ben chiaro: l’Iran, da quando è caduto Reza Pahlavi (messo lì a mo’ di “pupazzo” dopo il golpe occidentale contro Mossadegh), non è mai stato particolarmente famoso. Tuttavia da Khatami in poi ci sono stati timidi approcci di dialogo Occidente-Iran. Di certo non aiuta che gli americani siano alleati del vicino di casa (la casa saudita, famosa per la sua tolleranza verso i media: vedi Jamal Khashoggi) dell’Iran e che questi (i Sauditi), a prescindere dal leader di turno, siano ufficialmente nemici dichiarati dell’Iran (che poi è sciita, quindi ci buttiamo dentro anche il tema religioso, che non c’entra nulla, ma serve al popolo per infiammarlo).

Con tutto questo veniamo ai giorni recenti. L’Iran è finito a mangiare polvere a botte di sanzioni (comminate per non fargli sviluppare l’uranio arricchito, per usi militari e creare armi di distruzione di massa: questa storia l’ho già sentita applicata all’Iraq, ma vabbè). Obbligato a vendere petrolio sotto banco a chiunque, in cambio di grano, oro (con la Turchia) e pezzi di ricambio per la sua industria. Più di tutti ne ha approfittato la Cina, come ne approfitterà questa volta. L’Iran quindi ha visto la sua industria leggera devastata dal made in China (in pratica un dumping violento). L’attuale governo iraniano è il migliore di sempre? Forse. Rouhani è meglio di altri ma con un Trump (che al momento della sua elezione era osannato in Iran) che è tutto Saudi e Israele, ovvio che non si va lontano.

L’ultima news è il Lorestan, un’area che negli anni è stata piuttosto trascurata dal punto di vista di infrastrutture civili (tra cui dighe, argini dei fiumi, etc.) che è stata devastata dalle recenti inondazioni. I giornali italiani ne parlano? Sì e no. Se ne parla ma in chiave politica. Si riporta che gli iraniani dicono che è colpa delle sanzioni comminate dagli Usa, che non hanno permesso loro di vendere il petrolio (ergo reinvestire i profitti in opere civili). Gli americani dicono che è colpa del governo terroristico, etc. Delle vittime del Lorestan (70 accertate e migliaia di civili che hanno visto la loro vita spazzata via) non si parla più di tanto. In fondo sono iraniani. Sono un po’ come i russi: sono tutto sommato cattivi oppure guidati da un politico cattivo, a parlarne sono cittadini di serie B. Meglio parlare dei migranti economici del Mediterraneo: si vendono bene, specie se poi vengono politicizzati sotto Elezioni europee. L’Iran sta relativamente vicino all’Italia, ha un rapporto storico con noi (scherzando, tra imperi decaduti ci si intende) e per assurdo potrebbe essere il vero asse per bilanciare l’intero centro-Asia (cosa che molti sanno ma nessuno vuol veramente dire).

“Avendo lavorato spesso con clienti iraniani, trovo preoccupante questa scelta di ignorare una nazione che per l’Italia, come dimostrano i passati rapporti economici, sarebbe un grande partner commerciale”, mi spiega Stefano Sutti, managing partner dello studio legale Sutti. Però non vale la pena pensarci su troppo: Iran, Russia, Yemen, tutte nazioni che insomma “si sa che sono così”. Perché parlarne?

@enricoverga