Proposta editoriale numero 26. La propone uno scrittore giovane, Marco Candida. Le indicazioni per partecipare e proporre il proprio inedito sono contenute in questo post. Buona lettura dell’Incendio nel bosco.

Incipit

viene alla luce su un letto di ramoscelli ai piedi di un abete rosso, rosa infuocata, petali mossi da un venticello quasi dolce, intimo, frangette di un panno che sventola e sventola, e in questo momento seminale il fuoco è focolare, sprigiona calore materno, primigenio, incantevole allo sguardo, scontorna le cose intorno sì che a guardarle sembrano immagini di un sogno e viene da dubitare della loro consistenza stessa, come se ogni cosa creata fosse una fiammella che balla e brilla danzando al suono di un carillon, ma poi quel focolare divampa, gocciando dal basso verso l’alto, pioggia infernale alla rovescia, come proveniente da una spaccatura viscerale del terreno, e ogni goccia non si limita a penetrare la parte esterna delle essenze legnose lì ristagnando, ma si rigenera e si moltiplica, si rafforza, accalorandosi, incollerendosi, penetrando l’albero e dando luogo a piroscissione, la quale svapora i liquidi all’interno rimanendo a un livello collerico di settanta gradi centigradi.

Brano scelto dall’autore

e il fuoco massacra l’albero, penetrandovi all’interno senza ritegno, violazione assoluta, di ogni anfratto, ogni cellula, rimane la cenere, triturando floema e periderma, polverizzando gli aghi, accartocciando macro e microsporofilli, i suoi fiori, carbonizzando pigne, e il peccio sembra gemere di un dolore infinito, madre annientata con le sue creature in braccio, ancora attaccate alle mammelle, sentendo morire se stessa e le sue creature all’unisono, insieme, e perciò provando dolore per sé e per le sue creature che sono ancora se stessa, e nella coscienza che le sue creature sono anche se stessa e morendo loro percepiscono il morire della madre: crudeltà più immensa non è data, ma il fuoco, infernale, di questo non si cura, è insaziabile, brucia, squarcia, deforma, rabbioso, idrofobo, impazzito, incontentabile, incontenibile dopo essersi rigenerato all’interno di un bosco, un bosco immenso in un luogo sperduto, sì, può ardere e sbriciolare, e ingrandirsi, ingrandirsi a dismisura beandosi di una potenza calpestatrice, oppressiva, implacabile, ed ecco un tentacolo allungarsi dal peccio a una farnia, è lì con le sua braccia dispiegate, la farnia, quasi ad accarezzare l’abete, amorevole, come se si fosse avvicinata poco alla volta, e adesso quanto cara costa alla farnia la vicinanza al peccio!, il fuoco non vede amore in quella vicinanza, o se lo vede di questo si serve, passando dalle pigne dell’abete alle ghiande della farnia, piegando le verdi foglie decidue.

Quarta di copertina

In un flusso ininterrotto di parole, la vicenda prende inizio con la descrizione di un incendio in un bosco e i danni alla vegetazione, agli insetti, e agli animali, per arrivare a due persone che si trovano nel bosco per un picnic: Rosa e Fiore. Rosa e Fiore sono amanti e si trovano in un bosco che, benché parco aperto al pubblico, è di proprietà di Silvano, il marito di Rosa. Così, mentre le fiamme dell’incendio bruciano tutto “dando la caccia” ai due, veniamo a sapere chi è Fiore (commesso in un negozio di esche) e chi è Rosa (una biologa marina) e anche chi è Silvano (un ricco e abile imprenditore nel settore del legname con la passione per botanica e zoologia). E veniamo anche a conoscenza di varie storielle: come la vicenda di Fiore con Zara, la vicenda di Liam e Silia e quella del ragioniere Teodoro Rumi. Rosa e Fiore riusciranno a sfuggire a un incendio voracissimo che nulla sembra voler risparmiare? O sono già intrappolati nel piccolo cuore verde in fiamme di Silvano? Tra London e Conrad passando per Eugenio Montale.

Notizie sull’autore

Marco Candida è un autore piemontese che ha pubblicato un po’ di romanzi e raccolte di racconti tra il 2007 e il 2017 per piccole case editrici. Ha ottenuto qualche riconoscimento negli Stati Uniti.