Centosettantadue anni di cultura seduti al Pan, al museo delle Arti napoletane di Napoli. Al netto della sapienza saggistica di Marco Demarco, 96 anni per Aldo Masullo, portati con limpidezza di pensiero e voce storica della Filosofia dell’Estetica della Federico II, e 84 per Agata Piromallo Gambardella (mia madre, un raro caso di nepotismo al contrario), che, se non avesse insegnato Scienza e tecnica delle Comunicazione all’Università di Salerno e al Suor Orsola Benincasa, avrebbe fatto la romanziera. Con tracce di autobiografia sparse qui e là, due anni fa pubblicava Donne, quotidianità senza luce e sempre alla stessa casa editrice, la Esi, affida adesso il suo romanzo memoir: Sogni di carta.

Ho letto che una recente inchiesta (non ricordo di quale ateneo statunitense) ha scientificamente dimostrato che la cultura allunga la vita: Aldo e Agata sono la prova provata che per loro l’età è solo un numero sbagliato. E che esiste anche una letteratura minore (in senso d’incassi), ma di altrettanto pregio. Basta andare alla parola distribuzione: quando la grande libreria multipiano aprì a Napoli – cannibalizzando i vicini di bottega e i librai storici, facendo terra bruciata di una tradizione culturale di cui Napoli vantava il primato – nessuno mosse un dito. Si gridò: largo al nuovo che avanza. E adesso? Ridateci il vecchio libraio.

E il protagonista di Sogni di Carta è proprio il libro, che ha nutrito la generazione che si preparava a cambiare il mondo, quella del ’68, al grido di Imagination au pouvoir. Che ha accompagnato il percorso di formazione di un’intera generazione, che su di esso ha costruito quel lungo ponte che l’ha traghettata dalle speranze del ’68 fino all’inizio del millennio, quando la deflagrazione delle twin towers ha lasciato a terra detriti di sogni che nessuno si è curato più di raccogliere.

La loro era una folta ed elitaria comunità emozionale. Studiavano tra Napoli e Parigi, si nutrivano di Foucault, Lacan e Althusser e vivevano come le eroine dei libri che leggevano, in un luogo simultaneamente immaginario e reale: l’eterotopia di Foucault, appunto – come ha scritto Demarco nelle recensione sulla terza pagina della cultura del Corriere. A lui è piaciuta anche Federica, sembrava uscita da una tragedia greca: sopravvisse alla morte del figlio Luca perché ne avvertiva la presenza nei segni, vedeva ovunque la L del suo nome. E Nathalie che, nonostante le apparenze, in tarda età confessò di non aver mai perso la verginità.

Introduce Sogni di carta l’assessore/filosofo alla cultura Nino Daniele, che parla di un tempo ritrovato attraverso la lettura. Anche lui si è fatto portare dalla corrente del racconto: ha simpatia per Guglielmo, che ha il complesso di sentirsi l’uomo senza qualità di Musil. Ma alla fine trova la serenità nell’essere solo se stesso. L’assessore ricorda uno degli ultimi incontri con Gerardo Marotta, fondatore dell’Istituto degli Studi filosofici. Se lo prese sottobraccio: “se dovessi incontrare il Signore, nella mano destra ha la Verità, nella mano sinistra la Ricerca, tu cosa sceglieresti?”. Entrambi concordarono sulla ricerca della Conoscenza. Perché la ricerca è vita.

Storie vere, nomi di fantasia. Sogni di carta si presta anche al gioco “chi è chi?”. Aveva capelli rossi, uno sguardo che lanciava fiamme e un seguito di studenti che negli anni sarebbe diventato uno schieramento d’intelletto/chic.

Il Grande Maestro, Aldo Masullo, si materializza. I suoi capelli sono bianchi, ma ha la stessa straordinaria finezza di ragionamento. “Non presento libri di narrativa, perché non mi reputo competente – sorride – è uno stratagemma difensivo. Ma sono stato colpito dalla potenza narrativa di questo libro”. Un consiglio: “Una vita senza libri è una vita privata dal suo fondamento. Non ci può essere vita senza libri. Leggete di più, state meno sui social”. Agli influencer di oggi: “Siate persone e non personaggi”. Uno sguardo a quello che è stato: “Non si mette sotto accusa il passato, ma il presente. Il dramma dei giovani è la mancanza di prospettive. Come dirsi: non c’è più nulla da fare. E’ stato già fatto tutto”. Un ricordo: “Fine della guerra: camminavamo lungo il rettilineo, macerie a destra e a sinistra, eppure eravamo felici. C’era tutto da ricostruire”. La Grande Illusione: “Il Sogno del 68 era quello di abbattere il potere. Ma il potere non si abbatte, si sostituisce solo con un altro potere”. Alla fine un monito d’incoraggiamento per tutti: “Il mondo è ancora giovane!”.

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