Perché non cambiare il nome al Vittoriale degli italiani di Gardone Riviera? In fondo in molti potrebbero – legittimamente – non sentirsi “rappresentati” da questo luogo, casa-museo, autentico e prezioso complesso monumentale che celebra le imprese di Gabriele D’Annunzio e degli italiani soldati della Grande Guerra. Gardone Riviera e Salò distano pochi chilometri. Entrambi sono luoghi tappezzati e intrisi dai segni di una Storia pesante, ma pur sempre Storia. E dunque se può sembrare una inutile provocazione l’idea di sostituire il nome del Vittoriale, altrettanto poco prioritaria è sembrata la proposta giunta per l’appunto da Salò di togliere la cittadinanza onoraria al Duce.

La notizia è arrivata il primo aprile facendo addirittura pensare a uno scherzo. E invece la questione è seria. Perché lunedì 8 aprile il Consiglio comunale della cittadina bresciana discuterà della mozione formulata dal consigliere di minoranza Stefano Zane che scrive: ”Tale concessione, mai revocata, rappresenta a livello storico un grande significato, tenuto conto in particolare degli eventi che portarono Salò a rappresentare uno dei momenti più bui della nostra storia”.

L’onorificenza della cittadinanza era stata concessa al Duce nel 1924 e a distanza di 95 anni il gruppo consigliare Scelgo Salò ha presentato l’atto formale per ottenerne la cancellazione. Certo sarebbe un duro colpo per i numerosi sostenitori e seguaci della Repubblica sociale italiana nata a Salò, ma allo stesso tempo sorge una domanda: “A chi giova?”.

Normale il sostegno e la presa di posizione dell’Anpi Medio Garda (che riunisce otto diversi circoli gardesani) che considera questa iniziativa un “gesto simbolico che non costa nulla attuare. Un gesto necessario, proprio in questo periodo”. Sia pur concordando con l’Associazione nazionale partigiani italiani che parla di “imbarbarimento dei tempi” non mi riesce proprio di comprendere a chi potrebbe giovare questa decisione. Non certo alle “nuove generazioni” alle quali con molta probabilità farebbe più effetto visitare quei luoghi immaginandoli, ad esempio, come sedi dei Dicasteri di quella Repubblica sociale italiana voluta dalla Germania di Hitler e affidata al Duce che per una strana coincidenza sempre il primo aprile è stato oggetto, via social, di un’altra polemica: l’attore Jim Carrey ha pubblicato una vignetta con i corpi appesi a testa in giù del Duce e Claretta Petacci in piazzale Loreto. Ad accompagnare la vignetta una scritta: “Se vi state chiedendo dove porti il fascismo, rivolgetevi a Benito Mussolini e alla sua amante Claretta”. Alessandra Mussolini che ha commentato un sintetico “You are a bastard“.

e.reguitti@ilfattoquotidiano.it

Aggiornamento 4 aprile:

In seguito alla pubblicazione di questo post, ho ricevuto quest mail da parte di Antonio Bontempi, rappresentante dell’Anpi Medio Garda. Una riflessione pertinente che voglio riportare:

Gentile Reguitti,
Le scrivo dopo aver letto, solo oggi, il suo articolo sulla proposta di rimuovere la cittadinanza onoraria a Mussolini, mozione che verrà discussa il prossimo 8 aprile.
La sua domanda è “a chi giova?”. La risposta è a tutti noi.
Questo gesto simbolico, che non ha conseguenze dirette e non costa nulla, diventa una presa di posizione molto precisa, se assunta con convinzione, un messaggio chiaro ai troppi che ancora oggi fanno leva sul nome di Salò quale simbolo di una mitologia fascista che vuole la Rsi come l’ultimo atto di un impegno e sacrificio in nome di presunti valori nazionali che i fascisti, di ieri e di oggi, dicono di voler rappresentare. Stiamo parlando di quello che accade oggi, non decenni fa.
Dal suo intervento non pare Lei abbia il sentore di quale sia la situazione reale sul tema estreme destre di oggi (riemergono quelle di ieri). Lo dico con tutto il rispetto per una persona che non conosco, potrei sbagliarmi, ma il suo cenno al Vittoriale lo dimostra. D’Annunzio era D’Annunzio e non poteva certo farsi inquadrare nel Fascismo. Non lo stimo. Era un buon letterato, ma un opportunista con lo Stato, con le donne, con il mondo militare. Si era costruito la sua immagine, il suo mondo, il suo modo di porsi che lo rendeva incompatibile con un movimento che voleva essere di massa e che aveva già il suo capo. Non lo considero un esempio positivo da imitare, ma perché dovremmo cambiare il nome a quei luoghi?
Non faccia come la Beccalossi che ci paragona ai talebani famosi per aver distrutto opere d’arte ritenute blasfeme. Sappiamo da che parte sta questa politica e Mussolini non era certo un’opera d’arte. La cittadinanza onoraria a Mussolini, come dice il nome, è invece un riconoscimento ufficiale (anche se assunto non in modo democratico).
Togliere questo riconoscimento vuol dire semplicemente uscire da una situazione generale spesso troppo ambigua, in cui troppi ammiccano a quel periodo e a quei pseudo valori: per dare un segnale forte alle nuove generazioni e alle vecchie guardie che ancora oggi insistono con questi riferimenti storici e ideali.
Per dare un taglio a chi vuole legare ancora oggi Salò a questo mondo.

Cordiali saluti
Antonio Bontempi
Anpi Medio Garda

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