Alla vigilia l’esito del voto non era scontato, soprattutto per alcune divisioni emerse all’interno dei popolari. Ma alla fine l’aula di Strasburgo ha approvato la legge sul copyright, con 348 sì (tra cui quelli di Pd e Forza Italia), 274 no (inclusi Lega e Movimento 5 Stelle) e 36 astenuti, dopo avere respinto la proposta di 38 eurodeputati di riaprire il testo, votando gli emendamenti che erano stati depositati. La riforma è sostenuta da media e grandi editori, mentre i più piccoli potrebbero esserne danneggiati. Contrari alla direttiva, che dovrà essere convertita da tutti i paesi Ue, i big della rete come Facebook, Google e Twitter, che dovranno concordare un equo compenso con i produttori dei contenuti e provvedere a sistemi di controllo automatici per evitare che sulle loro piattaforme sia caricato materiale protetto da diritto d’autore. “La direttiva sul copyright è migliorata – ha commentato Google dopo l’approvazione -, ma porterà comunque ad incertezza giuridica e impatterà sulle economie creative e digitali dell’Europa. I dettagli contano e restiamo in attesa di lavorare con politici, editori, creatori e titolari dei diritti mentre gli Stati membri dell’Ue si muovono per implementare queste nuove regole”.

Chi esulta è il presidente degli editori di giornali europei dell’Enpa Carlo Perrone che parla di “grande vittoria per la stampa in Italia” e quello di oggi rappresenta “un voto storico per l’anima e la cultura dell’Europa”. La riforma, ha aggiunto, “sarà essenziale per il futuro degli editori di stampa e il giornalismo professionista” dove “gli utenti del web si vedono ora garantito un internet democratico e pluralista“. Soddisfazione anche da parte di Enzo Mazza, Ceo di Fimi – Federazione Industria Musicale Italiana che parla di “grande successo di una filiera unita nel riconoscimento dei contenuti culturali nell’era digitale: ringraziamo il Parlamento per lo sforzo ottenuto in un contesto decisamente complesso e aspettiamo l’avvio dei lavori per il recepimento nel diritto nazionale”. E poco prima del voto la commissaria al digitale Mariya Gabriel aveva definito il testo “equilibrato ed ambizioso“, che “riconcilia i vari interessi in gioco. I creatori e gli altri detentori di diritti saranno equamente retribuiti e l’impatto sui prestatori di servizi rimarrà proporzionato e gli utenti e la loro libertà di espressione saranno protetti”.

La legge – Si conclude così il processo legislativo, iniziato nel 2016, per il Parlamento europeo. Spetterà ora agli Stati membri, nelle prossime settimane, dare l’ultimo ok formale. La direttiva intende garantire che diritti e obblighi del diritto d’autore di lunga data, validi nel mondo offline, si applichino ora anche online. YouTube, Facebook e Google News sono alcune delle piattaforme online che saranno più direttamente interessate dalla nuova legislazione. Queste ultime diventano ora direttamente responsabili dei contenuti caricati sui loro siti. La riforma mira infatti ad aumentare le possibilità dei titolari dei diritti, in particolare musicisti, artisti, creativi ed editori, di negoziare accordi migliori sulla remunerazione derivata dall’utilizzo delle loro opere diffuse sulle piattaforme web. Gli editori di stampa acquisiscono inoltre il diritto di negoziare accordi (che restano facoltativi) sui contenuti editoriali utilizzati dagli aggregatori di notizie.

Numerose disposizioni sono poi specificamente concepite per garantire che Internet rimanga uno spazio aperto di libertà di espressione. Per gli utenti di internet, però, tutto resta come prima: non ci sono tasse sui link e gli snippet brevi – ossia le corte frasi di presentazione di un articolo che compaiono per esempio nei feed di notizie di Google o sulle bacheche Facebook – restano fuori dalla tutela dei diritti d’autore. Il caricamento di opere protette per citazioni, critiche, recensioni, caricature, parodie o pastiche è poi stato protetto ancor più di prima, garantendo specificatamente che meme e GIF continuino ad essere disponibili e condivisibili sulle piattaforme online.

Ecco i principali punti del testo, sintetizzati dallo stesso Europarlamento: le piattaforme online saranno responsabili dei contenuti che gli utenti caricano; meme o GIF sono espressamente esclusi dalla direttiva; hyperlink ad articoli di attualità accompagnati da “singole parole o brevi estratti” potranno essere condivisi liberamente; i giornalisti dovranno ottenere una quota delle entrate legate al diritto d’autore ottenute dal loro editore; le start-up saranno soggette ad obblighi meno rigidi. “Le nuove norme Ue sul copyright, che includono salvaguardie alla libertà di espressione, consentiranno a creatori ed editori di notizie di negoziare con i giganti del web”, scrive l’Europarlamento, aggiungendo che “la direttiva intende garantire che diritti e obblighi del diritto d’autore di lunga data si applichino anche online. YouTube, Facebook e Google News sono alcuni dei nomi di gestori online che saranno più direttamente interessati da questa legislazione“.