Le auto a guida autonoma promettono di migliorare notevolmente i trasporti. Tuttavia non sono esenti da rischi, dato che per funzionare saranno connesse a Internet. Più volte si è parlato del rischio che un hacker possa prendere il controllo di un veicolo, ma forse non tutti hanno compreso la portata che potrebbe avere un’azione del genere. Di solito si pensa a una singola auto che va fuori strada “guidata” da un hacker, ma c’è ben di più. A rendere l’idea dei potenziali rischi è uno studio condotto dai ricercatori del Georgia Institute of Technology di Atlanta. Hanno sviluppato un modello al computer per prevedere cosa succederebbe in una grande città se venissero attaccate più auto a guida autonoma, e il risultato è che una metropoli come New York resterebbe paralizzata.

Nella ricerca non si parla quindi di violare il software di un singolo veicolo, ma di un hacking su larga scala, ossia dell’eventualità (non comune, ma non del tutto remota) che gli hacker prendano il controllo di decine di auto contemporaneamente. È uno scenario realistico? Potrebbe esserlo, per esempio nel caso in cui una delle principali case automobilistiche producesse una gamma di veicoli con la stessa falla nel software di gestione. Un hacker potrebbe prendere il controllo in un colpo solo del 10 percento o più dei veicoli totali sulla strada.

La città che è stata scelta come campione virtuale per lo studio è stata New York, e in particolare l’isola di Manhattan. Un solo veicolo fermo rallenterebbe il traffico solo nelle sue immediate vicinanze. All’aumentare di veicoli fermi, le aree rallentate si uniscono e bloccano il flusso di traffico. Se il numero di auto bloccate è sufficientemente elevato, si arriva a una situazione di stallo, in non riuscirebbero a passare nemmeno i veicoli di emergenza (guidati dagli umani). Qual è un numero “sufficientemente elevato”? Potrebbe sorprendere sapere che sarebbe sufficiente bloccare il 10% dei veicoli in circolazione nelle ore di punta per rendere impraticabili metà delle 8.000 strade di Manhattan. Se poi il totale salisse al 20 percento, l’intera isola sarebbe nel caos più totale.

A questo punto è curioso capire come si sono svolti i calcoli. I ricercatori hanno utilizzato un approccio statistico chiamato teoria della percolazione, uno strumento matematico che viene spesso impiegato per analizzare le transizioni di fase nella scienza dei materiali. Il traffico può essere modellato come transizione di fase: quando scorre liberamente, è come un liquido che fluisce senza resistenza. Aggiungendo gruppi di veicoli fermi si assiste alla transizione di fase da liquido a “solido”.

Lo studio è utile per sviluppare soluzioni atte a prevenire che si verifichi una situazione simile. Come? Per esempio, collegando i veicoli a guida autonoma a reti differenti, così da limitare il numero di auto che possono essere prese di mira in una singola azione di hacking. Si potrebbero poi adottare soluzioni di cifratura dei dati, antivirus specifici e molto altro. Passerà ancora del tempo prima che nelle città circolino decine di auto a guida autonoma, c’è tempo di predisporre soluzioni di difesa efficaci, basta muoversi per tempo.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Google svela Android Q, il nuovo sistema operativo per smartphone

prev
Articolo Successivo

Amazon ha assunto decine di economisti, è il segreto del suo successo?

next