1. Roma, di Nicola Manuppelli (Miraggi Edizioni), è un esaustivo e riuscitissimo spaccato della Roma degli anni Settanta, in cui si rivive l’atmosfera di una città che ormai è devastata dal presente. Personaggi reali e di finzione si incontrano, si confrontano, a volte si sfiorano soltanto sul set del film Roma, di Federico Fellini, per le strade di un Pigneto allora sconosciuto alla massa, sulle spiagge del litorale ostiense, davanti alla mitologica e turistica Bocca della Verità. A tenere insieme la corale variegata che si muove nel romanzo è Tommaso, un giornalista malinconico che si ritrova a occuparsi di gossip e che entra, suo malgrado, nelle storie degli altri per capire, in parte, il significato della propria esistenza.

Roma

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2. Medioevo & Il palazzo del bramito dei cervi, di Yukio Mishima (traduzione e testi critici di Virginia Sica; Atmosphere Libri), è un volume interessante che racchiude un racconto lungo e un dramma teatrale di uno degli autori più colti, coraggiosi e originali del Novecento. In Medioevo siamo proiettati nel XV secolo e lo shōgun Yoshimasa si invaghisce di una tartaruga gigante che il “comandante” crede possa fargli da intermediaria con l’anima del figlio defunto. Sempre più prostrato, incapace di dormire e mangiare, Yoshimasa si lascia andare a vagheggianti pensieri di immortalità. Ne Il palazzo del bramito dei cervi l’autore ci accompagna nel novembre del 1886, quando il Conte Kageyama ospita un ballo al famoso Rokumeikan, la sede della cultura europea, in onore del compleanno dell’Imperatore, e qui, a questo simbolo della contorta relazione del Giappone con l’Occidente, le molte tensioni dell’opera si scontrano. Ex geishe, fantasmi del passato, amanti carnali, esponenti della coalizione antigovernativa, l’intrigo politico, l’amore perduto: sono molti i temi e i personaggi che si rincorrono in questo seducente dramma. Yukio Mishima miscela le suggestioni del teatro Nō, le angosce belliche, le assonanze linguistiche, la policromia e i segni della storia giapponese in due testi di grande effetto e di incisiva brillantezza lessicale.

3. Wolf Messing. Il medium di Hitler e Stalin, di Mikhail Iškov (Jouvence/Finzioni), è un originale romanzo dello scrittore, traduttore e drammaturgo russo che narra la vita, in prima persona, del veggente e sensitivo Wolf Messing. Eccentrico personaggio vissuto nel secolo scorso, in bilico tra circhi, varietà sensazionalistici e chiacchierate forbite e fondamentali con Einstein e Freud, capace di predire la morte di Hitler poco prima della blitzkrieg nazista contro la cavalleria polacca, braccato dallo stesso Führer che mise sulla sua testa una taglia di 200mila marchi per verificarne l’attendibilità delle premonizioni e sfruttare i suoi poteri, in fuga nell’Unione Sovietica, dove fu Stalin a rimanere affascinato dai suoi poteri e dalla profezia che i russi sarebbero entrati a Berlino nel 1945. Sagace, divertente, misterioso, il romanzo-documento di Mikhail Iškov è una singolare opera capace di riportarci in un tempo fin troppo remoto e di mettere in luce gli angoli dimenticati della Storia.

4. In Vietnam. Digressioni di viaggio, di Stefano Calzati (prefazione di Simona Cigliana; Prospero Editore). Traduttore, esperto di letteratura contemporanea e di cultura digitale, l’autore scrive un avvincente diario di viaggio che può essere letto e interpretato come uno studio non solo della società vietnamita, ma sulla condizione umana contemporanea. Dal delta del Mekong, passando per Ho Chi Minh City, salendo verso la costa e la commerciale Nha Trang, i fasti imperiali di Hué fino ad arrivare ad Hanoi. Gli echi della guerra americana, così come quelli della storia spezzettata di questo orgoglioso popolo vengono fuori ed emergono tra le righe, creando un mosaico interessante e niente affatto scontato. Chilometri e chilometri su e giù per uno dei Paesi più affascinanti del mondo, una ragnatela di rimandi che intrecciano storia collettiva e personale. Un viaggio letterario che mi ha particolarmente colpito perché ricalca, in parte, il lavoro che feci molti anni fa con il fotografo Tommy Graziani (Il sole sorge sul Vietnam/Mekong Blues; Kult Virtual Press).

5Bisesto, di Andrea Vismara (Edizioni Spartaco), è un thriller gotico itinerante, in odor di Carnevale, che si sviluppa tra Venezia, Genova, Roma, Milano e Firenze. Il protagonista, un bassista di mezza età ostinato nel rimettere insieme la vecchia band, dovrà interpretare enigmi sparsi per i cimiteri di mezza Italia cercando di scampare all’incontro con la morte personificata con la falce. Grazie a questo suo girovagare allucinato incontrerà defunti eccellenti, da Helenio Herrera a Franco Basaglia, da Trilussa a Vittorio Gassmann, da Arturo Toscanini a Alessandro Manzoni, da Pellegrino Artusi a Carlo Collodi, da Faber a Gilberto Govi. Una penna sagace, quella di Andrea Vismara, capace di far sorridere nel costante intercalare di cupi e grotteschi nodi narrativi.

6. L’onore e il silenzio, di Gianni Mattencini (Rizzoli), è un giallo dalle tinte popolari, e a tratti western, ambientato nel 1924 in Calabria, dove in un tranquillo borgo viene ritrovato il corpo senza vita di un ingegnere coinvolto nei lavori della moderna ferrovia. I lavori si fermano e la cittadina piomba nel caos. Per ripristinare l’ordine e assicurare i colpevoli alla giustizia, è inviato sul posto un disilluso brigadiere che dovrà scontrarsi con antiche dicerie, tradizioni di chiusura e malfidenza e con l’inaspettata e sagace bontà del volgo, stranito e perplesso davanti al progresso che avanza.

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