Correva l’anno 1977 quando la casa editrice Einaudi pubblicò il libro Il mondo dei vinti di Nuto Revelli. In quel libro Revelli, già ufficiale degli alpini e poi partigiano, raccolse le testimonianze di persone che raccontavano la vita di una volta nel mondo rurale cuneese, dalle valli montane alle Langhe.

Ecco, le Langhe. Sia quelle che emergono da quel bellissimo libro (che fa parte della mia formazione) sia quelle del 1977 non sono più le stesse. Ci sono le Langhe da cartolina che esportiamo all’estero e che hanno tirato la volata al riconoscimento Unesco, ma ci sono anche le Langhe che potremmo definire minori. Da un lato la Langa della monocoltura della vite, la Langa di Barolo e di Barbaresco, per intenderci, la Langa con terreni che valgono quattro milioni a ettaro, la Langa sfavillante di Collisioni. Dall’altro lato una Langa diversa, lontano dai riflettori, senza le colline spogliate per la vite, ricca ancora di boschi e in cui sopravvivono ancora realtà umane diversificate di genuino rapporto con il territorio. Era questa Langa che mi interessava, e che ho voluto intitolare Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni.

Oscar Farinetti ha compiuto un’opera egregia con il suo Eataly. Ma Eataly è pur sempre un grande intermediario fra produttore e compratore, è pur sempre grande capitale, e Farinetti è proprietario di due delle maggiori tenute della Langa ricca, e cioè Borgogno e Fontanafredda. Perciò “lontano”, lontano da questo mondo.

Perché ho voluto scrivere questo libro? Mah, in parte perché io provengo da quella Langa minore: il mio ceppo di Balocco è di Monesiglio, Alta Langa, al confine con la Liguria. Molti dei miei amici e gran parte degli intervistati provengono proprio dall’Alta Langa. Ma soprattutto perché volevo dare voce a quelle persone che abitualmente voce non hanno, e questo coerentemente e in continuità con gli altri libri che ho scritto. Il filo rosso che li unisce è dare voce a chi non ce l’ha, sia esso uomo, animale, o pianta.

Il libro è un insieme di testimonianze raccolte nell’arco di due anni. Le più svariate: sia come età dei personaggi, sia come provenienza degli stessi, sia come attività esercitate. Ma con un filo comune: il legame alla storia e alla terra di Langa, e la partecipazione alla vita della comunità, la solidarietà, cosa ormai rara da rinvenire nella nostra società. La prefazione è di Marco Revelli, figlio di Nuto. Si crea così un ponte ideale fra le Langhe descritte da suo padre e le Langhe di oggi.

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