Nicola Zingaretti, segretario in pectore del Pd dopo la vittoria alle primarie, punta dritto a Torino, a quel “Nord produttivo” già citato nel suo primo discorso dopo l’esito dei gazebo e alla partita sul Tav. “La mia prima mossa sarà simbolica e importante: andrò a visitare i cantieri dell’Alta velocità il prima possibile”, aveva fatto sapere ai quotidiani in serata. Detto fatto: il primo appuntamento ufficiale è l’incontro con il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino. A seguire, nel primo pomeriggio, incontrerà la stampa di fronte agli uffici della Regione in piazza Castello. Detto della la strategia esterna, gli altri nodi sono tutti negli assetti interni al partito, a cominciare da una possibile segreteria unitaria, le liste per le elezioni europee, l’atteggiamento da tenere in Parlamento sull’autonomia differenziata delle Regioni. Sono questi i dossier che il governatore del Lazio dovrà prendere in mano, non appena avrà ufficialmente le redini del partito, forte della legittimazione arrivata dalla grande partecipazione alle primarie dem che gli ha consegnato un successo personale indiscutibile, con oltre 1 milione di preferenze.

La questione Tav – La prima uscita, dunque, sarà a Torino. Un dito nella piaga del governo, che in settimana – Toninelli dixit – dovrà decidere sul Tav. E con i Cinquestelle schierati per il no all’opera (e i pentastellati locali attenti alle mosse romane) e la Lega ‘costretta’ alla mediazione per non far saltare la Torino-Lione scontentando il bacino elettorale degli imprenditori del Nord, Zingaretti ha deciso di infilarsi nella partita sulla quale il governo rischia di incartarsi. Una mossa politica netta: il neosegretario punge la maggioranza gialloverde e prova a lanciare un segnale al quel “Nord produttivo”, citato nel discorso di domenica sera, che ha definito “deluso” dalle politiche della Lega. Allo stesso tempo, con la visita a Torino, dove si vota anche alle Regionali nello stesso giorno delle Europee, Zingaretti apre la campagna elettorale per i prossimi appuntamenti elettorali e strizza l’occhio a Carlo Calenda e al mondo renziano, assai sensibili sul Tav.

Il nodo della tesoriera (ora renziana) – Anche perché i ‘dolori’ con l’entourage dell’ex premier arriveranno presto. Il primo appuntamento è l’Assemblea nazionale del 17 marzo, chiamata ad eleggere la direzione. Questa è composta sulla base dei risultati delle primarie; Zingaretti dovrà indicare i componenti della sua quota scegliendoli tra le varie aree che lo hanno sostenuto. Il 17 marzo dovrà anche indicare i nomi della commissione di garanzia e il nuovo tesoriere, ruolo attualmente ricoperto dal renziano Francesco Bonifazi, indicato dai retroscena dei quotidiani come il primo a saltare dall’organigramma.

Delrio-Marcucci restano? – Zingaretti ha annunciato, come anche Maurizio Martina, di voler dar vita ad una segreteria unitaria. Questa verrà indicata in direzione e non all’Assemblea, ma per questa occasione dovrà essere annunciato l’eventuale accordo. La gestione unitaria del partito riguarda anche i gruppi parlamentari, visto che è il segretario che propone il nome del capogruppo che poi i senatori e i deputati lo eleggono. Gli attuali presidenti dei due gruppi, Graziano Delrio e Andrea Marcucci, appoggiano Martina. La loro conferma o la loro sostituzione (di entrambe o di uno) dipenderà dall’accordo complessivo. Impellente è anche il problema dei dipendenti del partito, la maggior parte dei quali è in cassa integrazione. Le primarie porteranno un piccolo tesoretto (due euro a votante) ma non risolutivo. Già dai prossimi giorni il segretario dovrà affrontare il primo nodo politico, le liste elettorali per le europee.

Le liste per le Europee – Il governatore del Lazio ha sottoscritto la proposta di Carlo Calenda di una lista unitaria di tutti gli europeisti, e quindi dovrà avviare incontri con +Europa, Verdi, Italia Comune di Federico Pizzarotti che però finora si sono dichiarati indisponibili, così come c’è resistenza da Mdp che preferirebbe una lista della sola sinistra (in sostanza Pd e Mdp). Molto dipenderà dagli interlocutori, tra cui Zingaretti – definito da tutti un “mediatore” e già pronto a sponsorizzare la candidatura di Giuliano Pisapia, l’ex sindaco “arancione” di Milano – ha detto di voler inserire anche esponenti delle realtà civiche che in questi mesi hanno fatto sentire la propria voce. Di certo, come ribadito nel corso del primo discorso da segretario, la sua impostazione sarà quella di fare del Pd il “baricentro” di un “campo largo” e di “un’alleanza”.

La possibile sponda al M5s sulle autonomie – A livello parlamentare il Pd di Zingaretti dovrà decidere come porsi di fronte al Decretone e all’autonomia chiesta da Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Sul primo punto in Senato la maggioranza ha blindato il confronto al proprio interno, risolvendo così il problema al Pd. Occorre attendere per capire se anche alla Camera ci sarà lo stesso atteggiamento, in caso contrario si porrà il tema del possibile dialogo (parlamentare) con M5s. Il tema si porrà con più forza sull’Autonomia. Su tale questione il Partito democratico non ha ancora una posizione unitaria: i parlamentari del Nord sono favorevoli al regionalismo differenziato mentre quelli del Sud sono fortemente contrari. Qualche giorno fa Zingaretti ha dato una indicazione di metodo: “Credo che sia possibile sostenere quella che migliora l’efficienza dello Stato e sia necessario dire un forte no a quella che distrugge l’Italia”. Una posizione che è anche di molti dirigenti pentastellati.

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