Rivitalizzare il Pd pensando a un “campo largo” che si ritrova subito nel lungo elenco delle citazioni che varia dai partigiani ultranovantenni “che ci hanno insegnato la democrazia e oggi vanno ai seggi per votare ancora” fino ad Aldo Moro e a Greta Thunberg, la 15enne svedese simbolo della lotta ambientalista. Ci ha messo 25 minuti il neosegretario Nicola Zingaretti, forte di oltre un milione di voti personali nelle primarie del Pd più affollate del previsto, per snocciolare il manifesto programmatico attraverso il quale, comportandosi “non da capo ma da leader di una comunità” e con “parole semplici”, offrirà “un’altra strada” ai delusi “che stanno tornando e torneranno”. Li chiama, quasi uno a uno: “C’è bisogno di voi. Voltiamo pagina. Ognuno con dentro il cuore le proprie radici che non dobbiamo rinnegare”.

Un mix di veltronismo e di prodismo, l’Ulivo citato esplicitamente lì in fondo, forse come punto di approdo di una segreteria che deve lavorare per un Pd “già tornato combattivo” dopo la sconfitta “devastante” di esattamente un anno fa che deve essere vista “come un’opportunità di cambiare”. Nel primo discorso del neo-segretario del Partito Democratico, Zingaretti ci sono due parole: “Unità e ancora unità. Cambiamento e ancora cambiamento”, ripete nel mezzo del lungo discorso davanti ai suoi che lo hanno accolto sulle note di Learning to fly dei Pink Floyd.

“Grazie all’Italia che non si piega a un governo pericoloso”, è l’incipit. “Penso ai delusi, catturati da chi ha proposto soluzioni suggestive. Molti stanno tornando e torneranno nel Pd che costruiremo in un campo largo, un’alleanza”, scandisce mentre da sinistra arrivano i complimenti del governatore della Toscana, Enrico Rossi, e dell’ex presidente della Camera, Laura Boldrini. “Invito tutti gli italiani e le italiane: venite nel nostro partito. C’è bisogno di voi. Voltiamo pagina. Ognuno con dentro il cuore le proprie radici che non dobbiamo rinnegare. Venite con dentro il cuore le vostre radici raccontando con orgoglio le stagioni più belle della vostra storia: l’Ulivo di Prodi, la nascita del Pd, l’impegno di tutti i nostri governi che ci hanno salvati dalla bancarotta”, è il suo accorato appello.

video di Alberto Sofia

Nella consapevolezza che “oggi è un inizio” e quindi “non illudiamoci”. Perché “la destra è rocciosa, ha conquistato il potere e non lo lascerà facilmente”. Anche se, la butta lì più tardi ai microfoni di Sky, la Lega è cresciuta grazie a un modello “fondato sull’odio” e ora “sta tradendo il Nord produttivo”. Quindi, ecco il lungo elenco di delusi da recuperare: i “troppi giovani disoccupati”, i lavoratori accanto ai quali è sceso in piazza a febbraio durante la manifestazione unitaria dei sindacati, il Sud “che lotta contro la mafia e un futuro degno”, gli studenti “che il potere ignora perché forse troppo occupati a occuparsi dei migranti sui barconi”, i 5 milioni di poveri “che lottano contro le ingiustizie”. A loro, promette, “saremo vicini” e “lotteremo perché non lo siano più grazie al lavoro”. Ricorda e ringrazia, in un passaggio molto applaudito, “le donne e le femministe” e il popolo variopinto sceso in piazza sabato a Milano.

Non sarà, dice, “un governo illiberale e pericoloso” a far ripartire l’Italia. “Fanno molti selfie, molti sorrisi, molte cene, molta propaganda per nascondere la drammatica realtà alla nostra Italia: questo Paese torna a essere un paese in ginocchio”, ammonisce ringraziando gli elettori del Pd che sono andati nei gazebo, “l’Italia che non si piega e che vuole arginare” l’esecutivo giallo-verde. Un messaggio anche al mondo produttivo del Nord, bacino elettorale del Carroccio. Mentre prova a disinnescare un altro tema caro al vicepremier Matteo Salvini, la sicurezza.

di Agenzia Vista

Lo fa mixando la richiesta di sicurezza delle periferie con la necessità che chi professa un’altra religione non debba sentirsi minacciato. “Un’altra strada”, appunto, che ricorda il titolo dell’ultimo libro di Renzi e una stagione da archiviare. Anche se l’ex premier si congratula e promette lo stop “al fuoco amico”, la distanza è marcata: “Io non mi intendo come un capo, ma come leader di una comunità”, scandisce ricordando che a queste primarie “ha votato lo stesso numero di persone, se non di più, di quelle che erano andate ai gazebo nel 2017”.

Come a dire, tra le righe, che la sua è una leadership forte e legittimata almeno quanto quella di Renzi. E promette: “Io farò di tutto per essere all’altezza. E essere all’altezza vorrà dire sapere ascoltare e sapere decidere. Apriremo una nuova fase costituente per un nuovo Pd che dovrà avere dei segnali chiari per far contare di più le persone”. Un Pd che Zingaretti vuole “pilastro e baricentro” della “nuova fase della democrazia italiana”. Quindi l’appello: “Spalanchiamo tutto, perché l’Italia ha bisogno di un nuovo partito e questo partito per rifondarsi ha bisogno dell’Italia”. Difficile o impossibile? “La Lega – fa notare con la pacatezza sorniona che fu di Romano Prodi – era al 4% quando è arrivato Salvini e oggi i sondaggi la danno al 30. Ne vedrete delle belle”.

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