Punteggio doppio per il servizio: praticamente una corsia preferenziale per i precari storici, per portare “più esperienza” nella scuola, che si appresta a perderne tanta col pensionamento dei docenti che beneficeranno della Quota 100. Il governo sposta gli equilibri del prossimo concorso scuola, atteso per il 2019: saranno favoriti gli insegnanti con maggiore anzianità, che possono vantare anni di supplenza alle spalle pur non avendo l’abilitazione, rischiano di scivolare indietro i neolaureati e i più giovani.

L’INTERVENTO PER QUOTA 100 – Nel cosiddetto decretone sul reddito di cittadinanza e Quota 100, in discussione al Senato, ci sono novità anche per i docenti. Del resto soprattutto la seconda misura, cavallo di battaglia di Matteo Salvini e della Lega, impatterà pure sulla scuola come su tutte le altre amministrazioni pubbliche, visto che potrebbe essere sfruttata da migliaia di docenti per andare in pensione in anticipo. Ed è proprio questo il nesso dell’emendamento presentato dal leghista Mario Pittoni, a cui si sono accodati diversi esponenti del Movimento 5 stelle, a dimostrazione del sostegno di tutta la maggioranza. Infatti la proposta è stata approvata in commissione Lavoro e diventerà legge con l’ok definitivo al decreto. Il senso è valorizzare il servizio per favorire l’assunzione di docenti già navigati, come spiega il primo firmatario: “Se ne andranno diversi professori, la scuola italiana ha bisogno di esperienza per fronteggiare il contraccolpo”, afferma il senatore Pittoni.

IL SERVIZIO VALE DA SOLO IL 20% DELLA GRADUATORIA – I titoli, che fino ad oggi valevano il 20% della graduatoria (il resto è dato dal voto delle tre prove di esame), viene addirittura raddoppiato e passa al 40%. Di questo 40%, la metà sarà calcolata sulla base del servizio. Di fatto, gli anni di supplenza svolti varranno da soli il 20% della classifica finale. Un bel vantaggio per i cosiddetti precari storici, precari che non hanno nemmeno l’abilitazione, dal momento che gli abilitati nel 2018 hanno potuto usufruire di una sanatoria che li porterà quasi tutti all’assunzione: con questo sistema di punteggio, in caso di superamento delle prove, avranno grandi chance di passare d’avanti in graduatoria rispetto ai più giovani. Probabilmente è anche un piccolo risarcimento per la cancellazione della sanatoria per non abilitati, cassata nell’ultima manovra per non ingolfare il sistema di troppe procedure diverse. In prima applicazione (cioè solo per il primo bando), il governo aveva però già previsto una quota riservata del 10% di posti per i precari con tre anni di servizio. Adesso arriva pure il super punteggio per le supplenze. Praticamente il concorso 2019 sarà affar loro.

LE INCOGNITE: SOLO DAL 2020 E NIENTE POSTI IN PIÙ – Chiaro l’intento di dare una mano ai precari rimasti fuori dalle ultime stabilizzazioni, a cui sia Lega che M5s avevano promesso un intervento: “Fare un concorso a 40-50 anni è dura, si parte troppo svantaggiati rispetto a chi è fresco di studi ed è giusto riconoscere l’esperienza maturata sul campo”, conclude Pittoni. Resta qualche incognita su tempi e posti. La misura vale per il prossimo concorsone, il cui bando però non è ancora stato pubblicato e quindi sicuramente non sarà concluso prima del 2020: a settembre (quando scatta Quota 100) le assunzioni andranno fatte ancora con le vecchie graduatorie e i vecchi punteggi. E poi il numero delle immissioni in ruolo non viene aumentato, semplicemente cambia la platea dei beneficiari. Tra i vincitori del prossimo concorso ci saranno più precari storici, meno neolaureati. Resta però il problema fondamentale di come sostituire gli insegnanti in uscita con Quota 100, che crea una certa apprensione negli uffici ministeriali: a settembre potrebbero esserci circa 10mila posti in più rispetto al turnover ordinario. Coprirli non sarà facile, con o senza l’emendamento Lega-M5s.

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