Gigi conosciuto a 8 anni, il rimpianto di non avere avuto figli, il ricordo della droga “per fare il fenomeno”. E’ il racconto inaspettato di Andrea Roncato, colonna portante della commedia degli anni Ottanta (da L’allenatore nel pallone a Rimini Rimini fino a varie Vacanze di Natale) e delle fiction degli anni Duemila (Carabinieri). In un’intervista a Verissimo, su Canale 5, Roncato si definisce un’anti-abortista e dice di aver scritto anche un libro (Ti avrei voluto) in cui dedica una poesia a un figlio mai nato proprio perché – con la mamma – decise di interrompere la gravidanza.  “Il vero errore della mia vita – dice rispondendo alle domande di Silvia Toffanin – è stato non avere un figlio e quando avrei potuto averlo ho fatto un aborto”. Roncato in studio recita la poesia dedicata al bambino mai nato: “Ti avrei voluto piccolo per poterti abbracciare”. “Non mi sono perdonato per questo – aggiunge – Posso perdonarmi per tutto, ma i figli sono l’unica vera ricchezza che un uomo possa lasciare al mondo. Lasciare un figlio è la cosa più bella che un uomo possa fare”. Resta la gioia di essere padre e nonno sia pure acquisito: “Ho la fortuna che Nicole (la moglie, ndr) ha due figlie e sono due amori e Giulia ha avuto una bimba e sono diventato anche nonno. La parola nonno è un suono bello e dolce da sentire”.

Poi, su tutto, il rapporto con Gigi Sammarchi, il Giginho de L’allenatore del pallone. Amici sullo schermo, amici anche nella vita: “Ho conosciuto Gigi che avevo 8 anni – racconta Roncato – Ci siamo conosciuti in parrocchia. Mio papà faceva il sacrestano, io suonavo l’organo in chiesa e Gigi suonava la chitarra. Gigi poteva fare qualsiasi lavoro secondo me e ha fatto questo lavoro per amicizia nei miei confronti, è stato trascinato da me, prima con un gruppo musicale e poi è arrivata Sandra Mondaini con cui abbiamo fatto le serate per tre anni come sue spalle, ci ha presentato Bibi Ballandi che era il suo agente, è stata un grande colpo di fortuna per noi. È lei che ci ha portato in tv. Poi sono arrivati gli anni Ottanta, gli anni del nostro boom. Anni importanti per noi e per l’Italia”.

Ma sono gli stessi anni in cui per Roncato ci sono state anche molte difficoltà: “Nel giro di due anni se ne sono andati entrambi i miei genitori – racconta – e io ero solo, non ho fratelli né sorelle con cui avrei potuto condividere questo dolore. L’unico conforto è sapere che prima che se ne andassero erano riusciti a vedere i miei primi successi e che tutte le umiliazioni e magoni che avevano dovuto mandare giù avevano avuto uno sbocco bello, perché se fai l’attore finché non arrivi per la gente sei un povero fallito, mia madre quando andava a fare la spesa non sapeva cosa dire di suo figlio, non sapeva manco bene che lavoro facessi”.

E poi la droga, un tema che torna spesso nei racconti su Roncato. Lui non nega: “Era per fare il figo, il fenomeno, uscivo con delle compagnie che lo facevano e lo facevo anche io, non sapevo dire di no, ma non mi piaceva  non mi divertivo”. Tunnel? Semmai un piede dentro e un piede fuori. Anche perché “non sono mai stato preso più di tanto, perché mi faceva schifo, io sono stato fortunato perché sono sempre stato con un piede fuori e uno dentro”. Per uscire è bastato cambiare compagnia, spiega. “Visto che però la mia esperienza poteva aiutare qualche giovane ad uscire l’ho detto pubblicamente, non l’avessi mai fatto, ancora adesso 25 anni dopo ne parlano come se avessi vissuto una vita tra droga, donne e alcol e io sono pure astemio”.