di Francesco Pastore e Francesco Giubileo

Uno dei temi più discussi quando si parla del Reddito di cttadinanza (Rdc) è il ruolo della piattaforma digitale e dell’ormai mitico “navigator” ai quali dedichiamo questo breve commento al decreto, il terzo della nostra guida pratica (parte prima; parte seconda). Innanzitutto va detto che ci saranno due piattaforme:

1. il Siulp (Sistema informativo unitario delle politiche del lavoro), situato presso Anpal e destinato al coordinamento dei centri per l’impiego;
2. il Siuss (Sistema informativo unitario dei servizi sociale), situato presso il ministero del Lavoro e delle politiche sociali per il coordinamento dei comuni nei programmi di assistenza sociale.

Per ottenere il RdC, il beneficiario accederà “probabilmente” a un’unica pagina web e, successivamente, verrà indirizzato, a seconda delle necessità, verso la sub-piattaforma più coerente con le proprie caratteristiche socio-anagrafiche, professionali ed occupazionali. Nel decreto n. 150/2015, ovvero la parte del Jobs Act dedicata alla riforma dei centri per l’impiego e delle politiche attive del lavoro, la piattaforma era uno strumento complementare; qui, invece, il Siuss e Siulp rappresentano il “centro” dell’intero sistema e permetteranno:

1. l’attivazione e la gestione dei Patti per il lavoro e dei Patti per l’inclusione sociale;
2. la condivisione delle informazioni tra amministrazioni centrali e servizi territoriali (compresi i servizi sociali locali), che costituirà il cosiddetto “nodo di coordinamento nazionale”;
3. analisi, monitoraggio e controllo del programma del Rdc;
4. il caricamento delle “vacancy” da parte delle imprese (unico modo per accedere all’incentivo economico previsto dal Rdc);
5. realizzazione del “fascicolo elettronico del lavoratore”, contenente le informazioni raccolte dal sistema informativo unitario, tra cui i dati relativi alle schede anagrafico-professionali. Il fascicolo consentirà più o meno la costituzione di quello che è un profilo Linkedin.

Tutte le informazioni relative ai beneficiari confluiranno in un unico fascicolo: accanto a un quadro generale, proveniente dalle informazioni presso centri per l’impiego e Comuni, con un’operazione di “interoperabilità”, l’Inps metterà a disposizione i dati identificativi dei singoli componenti dei nuclei familiari beneficiari del Rdc, oltre che sulla condizione economica e patrimoniale, e sull’ammontare del beneficio economico.

Dalla piattaforma digitale sarà possibile verificare anche: l’avvenuta o la mancata sottoscrizione del Patto per il lavoro o per l’inclusione sociale; la profilazione occupazionale; il rispetto della “condizionalità”; le informazioni sui progetti attivati per l’inserimento lavorativo o sociale e il coordinamento tra essi; il rispetto degli appuntamenti in agenda fissati tra beneficiario e operatori dei Centri per l’impiego e/o servizi sociali e, infine, la possibilità, ove risulti necessario, nel corso della fruizione del beneficio, integrare o modificare i sostegni e gli impegni originariamente non inclusi nei Patti per il lavoro e per l’inclusione sociale.

Date queste considerazioni è lecito aspettarsi che siano proprio le “piattaforme” a svolgere una preliminare attività di coordinamento dei servizi a livello territoriale comunicando ai Centri per l’impiego, attraverso l’elaborazione di un “algoritmo” che una volta preso in esame le informazioni sui bisogni del nucleo familiare e dei suoi componenti sarà in grado di suggerire se si tratta di una situazione di carattere lavorativo oppure sia necessario coinvolgere anche i servizi sociali a livello comunale. In generale, nella parte inerente il “Patto del lavoro” le piattaforme permetteranno, da una parte, di gestire la tutela sociale come una forma di home banking, dall’altra parte, cercheranno di sviluppare un portale di incontro fra domanda e offerta di lavoro, sperando di far meglio dei precedenti tentativi di “Borsa lavoro” e “Click-Lavoro”.

Perché la piattaforma assume un ruolo fondamentale nelle politiche attive del lavoro?

In Italia oltre 40 milioni di cittadini utilizzano internet, mentre oltre 50 milioni utilizzano uno smartphone (ovvero l’85% sulla popolazione complessiva; è il livello di penetrazione più alta al mondo insieme a Spagna e Singapore) e quasi 30 milioni sono iscritti e interagiscono su social. Gli italiani si connettono sempre di più e lo fanno sempre più spesso usando i propri smartphone. Si pensi che il loro utilizzo è cresciuto del 44% in un solo anno (2016-2017). Secondo i dati delle Forze Lavoro Istat, Internet rappresenta lo strumento con cui i giovani trovano di più lavoro: oltre il 60%, una percentuale cresciuta in 10 anni di oltre il 22%. È ormai solo questione di pochissimo tempo e rappresenterà l’unico canale di ricerca del lavoro (le stesse interazioni di amici/parenti o le auto-candidature si faranno sempre più tramite i social), per alcune alte qualifiche professionali si tratta già di una realtà di fatto.

A livello mondiale, gli utenti social sono cresciuti in un solo anno di 500 milioni di unità. Si tratta di un fenomeno di proporzioni enormi, uno “tsunami”, che le politiche del lavoro devono mettere in conto. Si tratta di un cambiamento rivoluzionario che modifica radicalmente i comportamenti delle persone: i Centri per l’impiego (Cpi) saranno sempre più come i piccoli negozi di elettrodomestici di fronte all’avvento di Amazon. È solo questione di tempo, ma le loro attività sono destinata a scomparire o cambiare drasticamente. In una battuta, possiamo dire: “È la tecnologia bellezza!”.

I Cpi avranno un ruolo di Hub del sistema, attraverso la figura dei cosiddetti “navigator” (si stima 10mila assunzioni, 6mila tramite Anpal Servizi e 4mila tramite concorsi regionali) che gestiranno i destinatari, (supponiamo) dando precedenza ai soggetti più svantaggiati, attraverso un modello di assistenza basato su calendarizzazione e prenotazione, questo sempre attraverso la piattaforma.

Analogamente a qualsiasi offerta commerciale presente in molti siti online, è presente anche un “navigator digitale”, ovvero un complesso algoritmo (sempre facendo riferimento ad Amazon, il navigator è Alexa), in grado di assistere il destinatario del Rdc, ad esempio suggerendo informazioni di orientamento al lavoro direttamente dall’analisi delle vacancy raccolte dal portale (in merito si veda www.wollybi.com) oppure dii percorsi formativi in relazione alle competenze dei soggetti che hanno avuto esito positivo nella fase di reclutamento.

Infine, la piattaforma del Reddito di cittadinanza va vista come un’autostrada a più corsie. Non è fatta solo per una determinata “categoria” di soggetti, ma per tutti (quindi anche disoccupati non percettori del RdC, destinatari di altri ammortizzatori sociali, neo-diplomati o neo-laureati e lavoratori), per questo tale strumento avrà un ruolo fondamentale a prescindere dall’esito del Rdc.