I bambini dovrebbero avere la libertà di rompere tutti i letti del mondo. Libertà di saltarci sopra, di sognare, di volare, di sporcare, scarabocchiare, macchiare. In definitiva: libertà di vivere. I bambini sono bambini e non puoi ammazzarli perché ti danno sui nervi. E come per i delitti che coinvolgono altre persone non c’entra affatto il raptus, la perdita momentanea della ragione e via di questo passo. O sei una persona violenta o non lo sei. Questo riguarda i patrigni, i padri biologici, i mariti, i fidanzati, i conoscenti, i vicini di casa, gli estranei. Di fronte ad un gesto violento le giustificazioni sono praticamente le stesse. Se l’è cercata, se l’è voluta. Ti stupro perché porti una minigonna, ti picchio perché hai risposto male, ti uccido perché hai rotto il letto.

E non c’entra il fatto che costui sia un “tunisino”, come erroneamente dice qualcuno. È italiano, nato in Italia, tunisino da parte di padre. La violenza non è etnica né ereditaria. È solo violenza. Che dire poi delle accuse alla madre? Gira che ti rigira la colpa è sempre della donna, della madre. Lei che ha osato convivere con un “tunisino” (e daje, è italiano). Lei che ha sfidato la sorte lasciandogli i figli in consegna. Lei che è rimasta con un uomo che la maltrattava. Ma se è lui il violento allora perché prendersela con un’altra delle sue vittime?

È una colpa non lasciare il violento o tornarci assieme? Quando si capirà che la consapevolezza arriva piano e che una donna che vive in determinate condizioni ha bisogno di aiuto? Non si sfugge alla violenza con una immediata interpretazione, lucida e razionale, della realtà. Perché se vivi una situazione violenta non sei né lucida né razionale. E non c’è nessuno che possa forzarti in qualunque direzione. Non c’è nessuno che possa dire “e ora toglietele la potestà”. Violentata e punita? Ancora di più?

Se tutto il mondo non fa che colpevolizzarti per il fatto che sarebbe legittimo essere picchiata dall’uomo con cui vivi, come fai a sapere quando hai ragione e quando no? La maggior parte dei delitti familiari avviene per mano di padri, mariti, fidanzati, ex, conoscenti, amici. Il convivente estraneo è solo uno degli interpreti di un paradigma strutturale che riguarda tutta la società. Non è consegnando livore, altro odio – specie tra i commenti sui social – che si combatte l’odio. Chi ha bisogno di assegnare la targa di mostro all’estraneo di turno vuole solo salvare se stesso e la propria comunità. Ma il male resta in te stesso/a, nella tua famiglia e dentro la tua comunità semplicemente perché l’hanno generato, legittimato e mai rimesso in discussione.

Basti pensare ai dibattiti in tv in cui si dice che qualche schiaffetto ai figli fa sempre bene. Ed ecco il ritorno dei vecchi metodi educativi che vengono analizzati e legittimati in tv. Uno schiaffetto qui, una bacchettata lì, una punizione corporale oggi e un’altra domani. È la cultura che deve cambiare e solo quando cambia la cultura cambierà tutto. Se una persona ha bisogno di affermare il proprio potere picchiando i bambini, deve prima o poi fare i conti con tutto questo e affrontare il problema. Che sia oggi o tra 20 anni, il problema resta sempre lì. Ed è a quel punto che non ci si può sorprendere se i figli ti consegnano odio, se non vogliono avere nulla a che fare con te, se scelgono un genitore piuttosto che l’altro. Se scelgono se stessi e la propria sanità mentale per crescere senza condizionamenti violenti.

So che non è tutto bianco o nero, ma so anche che quando hai un figlio la casa dovrebbe essere predisposta ad accoglierlo. Niente soprammobili costosi, niente angoli taglienti, niente superfici che non si possono ripulire, niente cassetti sui quali i bambini si possono arrampicare, niente limiti né pericoli. E dunque non si tratta solo di questo “patrigno”, ma di tutti quei genitori che impongono ai bambini un regime autoritario perché non possono sporcare dopo che tutto è stato ripulito. Perché non possono rompere quello che avevi appena aggiustato. Quanti sono i genitori che dicono ai propri figli: stai fermo, non muoverti, non sporcare, non rompere, non macchiare, non farti la cacca addosso sul tuo abitino nuovo. Lo so perché ho visto genitori maniaci della pulizia e dell’ordine attribuire ai figli la responsabilità di rompere quel morboso equilibrio.

Quanti schiaffi perché un bambino si è versato la pappa addosso. Quante manate sul culetto perché non ha obbedito. Quante botte perché quel bambino continua a piangere. Vale per la Franzoni, per quest’uomo orribile e per il padre padrone che pensa di poter picchiare il figlio perché non obbedisce. Se non siamo in grado di capire che la violenza fa parte della nostra cultura e che è quella cultura che deve essere cambiata, penso che non andremo troppo lontano. Perciò pensiamoci a partire da noi. Pensateci a partire da voi.