Ma gli immigrati per gli italiani sono stati un costo o un guadagno? Ci hanno resi più ricchi o più poveri? Ci fanno star meglio o peggio? Si può utilizzare la suggestione oppure le cifre. Scegliere una delle due strade conduce a esiti diversi e ci consente di misurare la distanza siderale che separa l’apparenza dalla realtà. Matteo Salvini tiene inchiodata l’Italia ormai da anni sulla questione e parla di invasione. L’Africa nera mangia l’Italia bianca, toglie lavoro, produce reati, muta in peggio le condizioni economiche della nostra società e incrina anche la sua coesione sociale.

Ancorché non recenti (anno 2016), le cifre che qui leggerete non hanno subito sostanziali mutamenti e perciò è bene ricordarle. Gli immigrati occupati regolari sono 2,4 milioni e producono un valore aggiunto pari a 130 miliardi di euro, equivalente all’8,9% del nostro Pil. Contribuiscono, con un saldo nettamente positivo, anche ai numeri dell’Inps, versando contributi pari a 11,5 miliardi di euro.

Con gli immigrati siamo dunque divenuti più poveri o più ricchi? Salvini potrebbe rispondere tenendo a mente queste cifre. Ma lui e forse Luigi Di Maio ci diranno che il problema non sono i regolari ma i clandestini, coloro che non hanno arte né parte. Sull’arte andremmo cauti, perché non conosciamo, essendo appunto clandestini, il numero di essi impiegato nel lavoro nero, specialmente in agricoltura o nei servizi alla persona (colf e badanti).

Le stime più attendibili ci dicono che attualmente gli immigrati senza permesso di soggiorno dovrebbero essere 491mila, meno comunque dei 600mila annunciati. Nel 2008, cioè dieci anni fa, si stimavano invece in 650mila le persone senza regolare permesso di soggiorno. E l’invasione di cui parla Salvini? A rigor di logica doveva esserci più ieri che oggi. Tra l’altro proprio il suo ministero ha emanato il decreto flussi per il 2018 stabilendo in 30.850 (trentamilaottocentocinquanta) il numero dei lavoratori extracomunitari di cui l’Italia per quest’anno ha bisogno. Al ministro gliel’hanno detto?

È vero, con questo governo sono diminuiti gli sbarchi del 95% rispetto al 2017 e del 96% rispetto al 2018. Il ministro dell’Interno può agevolmente riferire se gli sbarchi sono diminuiti anche (o soprattutto) in virtù degli accordi del governo che l’ha preceduto con la Libia (io ti pago e tu li tieni in cella), oppure se grazie al suo personale impegno siamo giunti a questo esito.

Impegno quotidiano che però purtroppo non ha dato i suoi frutti sul tema dei rimpatri. Era Salvini che prometteva di rimandarli a casa loro. L’anno scorso sono stati 6.833 i lavoratori rimpatriati, contro i 6.378 dell’anno precedente. Con un irrisorio segno più (81 persone in tutto). Oggi Salvini ha riferito i dati di questo gennaio: sono 306 i migranti rimpatriati. Un numero miserello che proiettato sull’intero 2019 darebbe un numero altrettanto incredibile: 3.672. La metà dei rimpatri del 2018! Salvini fa flop, ma perché non lo dice?

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