No a un referendum bis, sì al dialogo e niente proposta di posticipare l’uscita dall’Unione Europea senza avere prima approvato un accordo. Unica condizione che può scongiurare una hard Brexit. Ma anche una nuova ridiscussione coi partner europei sul backstop, il meccanismo di garanzia per mantenere le frontiere irlandesi aperte, ampiamente criticato da hard Brexiter e unionisti irlandesi. E abolizione della tassa di 65 sterline prevista per i cittadini dei Paesi dell’Unione europea, che da oggi devono registrarsi per ottenere il “settled status”, una sorta di permesso di soggiorno permanente. A Londra è il giorno del Piano B per Theresa May, che dopo la sonora bocciatura del primo accordo con 230 voti di scarto, presenta una seconda bozza. Sperando di incassare la maggioranza dei voti alla Camera a fine mese o, più probabilmente, a febbraio. Propone un maggiore coinvolgimento del Parlamento per definire un piano B, l’impegno del governo a garantire i diritti attuali su lavoro, ambiente e sanità nel Regno Unito anche dopo il divorzio e a trovare una soluzione che consenta di mantenere un confine senza barriere in Irlanda del Nord allontanando lo scenario di un backstop (l’insieme delle misure volte a prevenire il risorgere di un confine fisico tra Irlanda e Irlanda del Nord contenute nell’accordo di ritiro del Regno Unito dall’Ue).

Il nodo del backstop – Un punto che la May vuole in parte rinegoziare con l’Unione europea. “Credo che possiamo fare progressi sul backstop“, ha detto, dichiarando di volersi consultare con i deputati su possibili modifiche e poi portare “le conclusioni di questi colloqui di nuovo all’Ue“. “Nonostante i cambiamenti che abbiamo deciso in precedenza, rimangono due sostanziali problemi”, ha detto May che ha citato quindi “la paura che possiamo rimanere intrappolati in modo permanente” in questo meccanismo e “le preoccupazioni per il potenziale impatto sulla nostra unione se l’Irlanda del Nord viene trattata in modo diverso dal resto del Regno Unito“. E la premier si è detta pronta a “esplorare più a fondo” la proposta solitaria avanzata oggi dalla Polonia in sede Ue di venire incontro alle contestazioni britanniche sul backstop limitandone il termine massimo di ipotetica attivazione a 5 anni.

Corbyn: “Le aperture della May sono finzione” May spiega in aula di essere disponibile a un “dialogo costruttivo e senza precondizioni” con le opposizioni, ma lamenta il forfait di Jeremy Corbyn, insistendo che un no deal può essere escluso solo sulla base dell’approvazione di un accordo. Ma per il leader laburista le aperture della May al dialogo sulla Brexit sono “una finzione” e la premier Tory continua a “negare la realtà”, mantenendo linee rosse sul suo accordo “completamente” bocciato in Parlamento. Quello che May respinge in toto è che la richiesta di un rinvio dell’uscita dall’Ue del 29 marzo possa essere rivolta a Bruxelles senza la preliminare indicazione di una nuova bozza d’intesa. Ed è fuori discussione anche l’ipotesi di un secondo referendum, perché “minerebbe la fiducia” del popolo britannico nella politica e “la coesione sociale” del Paese. Nell’incertezza delle prossime mosse, quello che pare ormai sicuro è che si allontana la data per il prossimo voto cruciale del Parlamento britannico. Un portavoce di Downing Street ha definito “improbabile” un verdetto finale a Westminster prima di febbraio e ha indicato come “non decisivo” – transitorio – quello previsto al termine dal dibatto della Camera in coda al prossimo statement della premier già in calendario per il 29 gennaio.

L’Europa, intanto, resta in silenzio in attesa dei prossimi sviluppi. “Non guardate a Bruxelles per le risposte. Questo è il momento in cui Londra deve parlare”, ha detto Margaritis Schinas, portavoce della Commissione europea, che non commenta le indiscrezioni circolate nel fine settimana, compresa quella dell’ipotesi di un accordo bilaterale tra Irlanda e Regno Unito per superare il ‘backstop’. E il Fondo monetario internazionale lancia sull’eventuale no deal: la capo economista Gita Gopinath, parlando a poche ore dall’inizio del Forum economico mondiale, ha spiegato che nel caso di uscita senza accordo, l’impatto sulla crescita di lungo termine “è di 5-8 punti percentuali”.

Ad aumentare la tensione nelle ultime ore ci sono anche i fatti di Derry, dove un ordigno definito dalla polizia “instabile” e assemblato in teoria per uccidere, è esploso domenica 20 gennaio. La polizia ha arrestato due persone puntando l’indice contro la ‘New Ira’, erede scissionista – a cavallo fra terrorismo e criminalità comune – della vecchia guerriglia repubblicana, senza accennare a legami diretti col caos Brexit. Caos che però incombe, nelle rinnovate tensioni fra unionisti e indipendentisti di Belfast sul cosiddetto backstop, almeno come un fondale sinistro.

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