Theresa May è salva. La Camera dei Comuni ha respinto la mozione di sfiducia con 325 voti contro 306. Il governo mantiene così la maggioranza per 19 voti, nonostante la sconfitta pesante di ieri sull’accordo sulla Brexit. I 118 conservatori ribelli e i 10 alleati unionisti nordirlandesi che 24 ore prima avevano affondato la premier sul dossier chiave della Brexit unendosi alle opposizioni, si sono riallineati e ora la premier si ripropone salda e rigida al centro di uno stallo che rischia di trascinare, senza una svolta in tempi brevi, il Paese verso l’inerzia dell’incognita più temuta: un divorzio ‘no deal’ dall’Ue, alla cieca e senza rete.

Dopo il voto il primo ministro si è detto pronto “a incontrare tutti i leader dell’opposizione a partire da stasera per cercare di trovare una linea comune con l’obiettivo di “attuare la Brexit”. “Torneremo alla Camera lunedì – ha spiegato la leader Tory – per presentare una mozione emendabile e fare una dichiarazione sulla via da seguire”.

May ha aperto quindi a una collaborazione con le opposizioni, dicendosi disponibile anche a un faccia a faccia finora negato con Jeremy Corbyn, leader del Labour che ha presentato la mozione di sfiducia. Il Parlamento – ha detto la premier – “ha confermato la fiducia nel governo”, ora bisogna attuare la Brexit perché “il Paese continui ad aver fiducia nel Parlamento”. Glaciale la replica di Corbyn: “Prima che possano esserci discussioni positive sul percorso da fare, il governo deve rimuovere la prospettiva della catastrofe di una Brexit senza accordo“. Ovvero l’arma che la May ha intenzione di usare con Bruxelles per trattare la riapertura della trattativa e strappare concessioni in grado di rendere l’accordo raggiunto con Bruxelles digeribile dai Comuni.

La spada di Damocle continua a incombere. Il primo step, quindi, sarà con tutta probabilità quello di rinviare la scadenza del 29 marzo, giorno in cui in base agli attuali accordi il Regno Unito lascerà per sempre l’Unione. E’ la prima richiesta che verosimilmente May farà al capo negoziatore Ue Michel Barnier una volta tornata a Bruxelles.