Otto bombe in 22 giorni contro piccole e medie attività commerciali. I cittadini per lo più si tengono alla larga dalle telecamere. Non c’è molta voglia di commentare l’escalation che ha portato Afragola, comune di 70 mila abitanti circa, sotto i riflettori nazionali per un record di ordigni, di fattura per lo più artigianale, fatti esplodere all’indirizzo di negozi, pizzerie e rivendite di cellulari. “La paura la devi combattere, perché l’unica fonte di guadagno è questo lavoro, quindi devi imparare a convivere con la paura”. A parlare è Maurizio Invigorito, uno che di episodi di criminalità ne sa abbastanza. E’ il titolare di una tabaccheria che ha subito 12 rapine negli ultimi due, tre anni. Anche lui assicura che nonostante atti predatori commessi per lo più da “cani sciolti”, era da tempo che non si vedeva una tale violenza. Tutti confermano che il boato sia stato così forte da essere udito anche nei comuni limitrofi. “E’ chiaramente un segnale – racconta Padre Ciro Nazzaro, parroco del Rione Salicelle, un quartiere popolare, roccaforte dei clan per ogni genere di attività illecita – anche l’orario in cui sono esplosi alcuni ordigni è particolare, perché è un orario in cui ancora c’è gente per strada”. I commercianti a cui hanno fatto saltare in aria le saracinesche invece non hanno voglia di commentare. Assicurano di non aver mai ricevuto alcuna richiesta di racket.

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