Non solo Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Piemonte. Adesso anche la Basilicata ha deciso di opporsi al decreto Sicurezza: la giunta regionale ha approvato una delibera che contiene la decisione di ricorrere alla Consulta. Si allarga quindi il fronte delle Regioni contrarie al dl strutturato dal governo Conte e fortemente voluto dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Dopo la protesta dei sindaci, capeggiati da Leoluca Orlando, primo cittadino di Palermo, e le prime mosse dei governatori ci sono altri presidenti regionali che si dicono pronti a valutare la strada del ricorso alla Corte Costituzionale. Sardegna e Marche hanno annunciato che potrebbero portare 7 il numero dei ricorrenti.

Oltre alla Basilicata, oggi è stata volta della giunta guidata dal presidente Francesco Pigliaru prende posizione con una delibera che impegna a valutare, in coordinamento con le altre Regioni, a valutare la strada del ricorso: “Una valutazione che riteniamo necessaria – afferma Pigliaru – Siamo davanti a un provvedimento nato su presupposti sbagliati e che non solo nega servizi essenziali a chi ne ha diritto, ma pone gli amministratori locali di fronte a seri problemi sul fronte dell’ordine pubblico, creando così incertezza e insicurezza”.

Secondo l’assessore degli Affari generali, Filippo Spanu, con delega sui flussi migratori, ribadisce che “il decreto favorisce la disintegrazione di un modello faticosamente costruito” e quindi la Sardegna “si sta muovendo in sintonia con altre Regioni per dare vita immediatamente a un confronto con il Governo attraverso un percorso istituzionale da attivare nell’ambito della Conferenza delle Regioni”.

Il governatore delle Marche, Luca Ceriscioli, ha invece annunciato di aver “dato mandato agli uffici competenti di verificare i requisiti” per il ricorso ed assicura che nella sua regione sarà garantita a tutti l’assistenza sanitaria: “L’articolo 32 della Costituzione è per noi un faro”, dice il presidente sottolineando che “indipendentemente dai profili di possibile incostituzionalità della norma per la nostra amministrazione questo è un tema di diritti universali, rispetto per le persone, società giusta, dignità degli individui, pari opportunità” e che “il decreto Salvini non fa altro che aumentare una platea di invisibili, a danno degli italiani, che già esiste nelle nostre città e sono i diniegati o i minori”.