Di Leda Volpi, deputata M5S. Medico Neurologo, ha lavorato in AOU Pisana per 13 anni prima come specializzanda, poi come dottore di Ricerca. Dal 2017 è dirigente medico presso ASL 1 Imperiese. Eletta alla Camera dei Deputati nella XVIII legislatura. Membro della Commissione Affari Sociali e Sanità. Membro della Commissione bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza

Ieri ho letto per caso un articolo che raccontava di un post di sfogo di un chirurgo dei trapianti di Pisa, Daniele Pezzati, messaggio che è diventato virale su Facebook raggiungendo in poche ore migliaia di condivisioni. Nel post il chirurgo si definiva fiero del proprio lavoro, impegnativo e ricco di soddisfazioni (nella notte di Capodanno ha eseguito il 160esimo trapianto di fegato, “record per il Centro di Pisa e primato italiano”), ma anche molto faticoso e fonte di necessarie rinunce soprattutto sul piano della vita familiare. Fin qui niente di strano. Il collega prosegue sfogandosi contro una politica che da una parte sarebbe rea di “aver denigrato il Centro cercando disperatamente una scusa per depotenziare” e aprire un inutile ulteriore centro altrove, dall’altra di “riempirsi la bocca con i risultati miei e dei miei colleghi”, aggiungendo di essere “stanco di vedere la sanità gestita da politici incompetenti”.

Ciò che mi ha lasciata sbalordita è la replica che repentinamente si sono affrettate a pubblicare sia l’Azienda ospedaliero-universitaria (Aou) Pisana che l’assessore alla salute della Regione Toscana Stefania Saccardi. Rapidità che evidentemente è direttamente proporzionale alla “coda di paglia”. La cosa grave è che entrambe le repliche contengono pressioni e intimidazioni. L’Aou pisana infatti difende a spada tratta la politica e scrive “non tutti tengono nel dovuto conto questo sforzo collettivo che comprende sia chi lavora nelle sedi operative, sia chi ha il compito di prendere decisioni, lasciandosi andare talvolta, in modo inopportuno e superficiale, a esternalizzazioni che evocano minacce totalmente inesistenti e sottolineando situazioni lavorative che sono in realtà l’assoluta normalità attesa in tutti gli ospedali”. Quindi i direttori di Pisa mettono sullo stesso piano il medico che praticamente vive perennemente in sala operatoria con chi “prende decisioni”, come se lo sforzo, la preparazione e le responsabilità fossero le stesse.

E qui arriviamo al dunque. Sarebbero sullo stesso piano se oltre a fare delle scelte il politico se ne assumesse anche le responsabilità. O meglio, se fosse giudicato per le decisioni prese e soprattutto per i risultati concreti che esse hanno prodotto, in questo caso nella sanità. Se il chirurgo sbaglia viene denunciato e condannato, con conseguenze pesanti. Cosa succede se un politico sbaglia? Nessuno lo sa! Nessun politico ha mai pagato per i propri errori. Se non ci sono risultati è colpa di chi è stato al potere prima di lui, oppure si rovescia la frittata in un comunicato stampa in “politichese”, cioè pieno di chiacchiere e senza dati obiettivi.

E veniamo al peggio, la replica dell’assessore alla salute della Toscana. Stefania Saccardi nega l’intenzione di depotenziare il Centro trapianti di Pisa e dà il colpo di grazia a Pezzati lasciandosi andare a non troppo velate minacce: “chiunque si renda responsabile di dichiarazioni totalmente infondate, tali da suscitare allarme nei cittadini sarà chiamato a risponderne personalmente, anche attraverso l’adozione di provvedimenti disciplinari laddove ne ricorrano gli estremi”. Qui mi si è gelato il sangue: è lo stesso metodo intimidatorio (con parole molto simili, visto che è stato riportato sui giornali: “si è proceduto quindi ad attivare l’ufficio legale per valutare eventuali profili di responsabilità in merito al reato di procurato allarme” e poi “parecchie notizie che passano sulla sanità negli ultimi tempi son al limite del procurato allarme”) che i vertici dell’azienda sanitaria locale imperiese con la eco dell’assessore alla salute della Regione Liguria Sonia Viale hanno utilizzato per rispondere alla raccolta firme contro la sua decisione di declassare due reparti ospedalieri efficienti dell’imperiese. Allora mi chiedo: c’è stata una scuola negli ultimi anni che ha sfornato una classe politica che utilizza questo modus operandi intimidatorio per attaccare sul nascere il dissenso e la legittima richiesta di risposte veritiere?

Il ripetersi di questi come di altri episodi rafforza sempre di più la convinzione della necessità di fare presto a calendarizzare la proposta di legge dei membri del M5s delle Commissioni sanità di Camera e Senato sulla revisione della dirigenza sanitaria. Pochi forse sanno che i direttori degli ospedali vengono nominati direttamente dalla politica regionale. Quindi la Regione nomina il direttore generale che a sua volta nomina il direttore sanitario e così via in una cascata in cui il risultato è che chi prende decisioni spesso è fortemente legato al politico di turno al potere in Regione e effettuerà scelte probabilmente pilotate dall’alto. Oggi più che mai c’è bisogno di una selezione più meritocratica: il direttore deve essere scelto non per amicizia politica ma per le competenze, deve essere valutato per il raggiungimento di obiettivi chiari di qualità di servizio sanitario offerto (e non solo di budget: si fa presto a tagliare, più complicato è amministrare bene e con lungimiranza!) e deve essere rimosso da incarichi dirigenziali se fallisce. E i politici? per loro ci sono solo le elezioni…

Al personale sanitario voglio dire “coraggio! siamo con voi, sappiamo quanto prezioso e, di questi tempi, anche quanto difficile sia il vostro lavoro e vogliamo migliorare la sanità a piccoli passi, con il vostro aiuto”. E se vi minacciano perché avete espresso un’opinione… registrate tutto e fatelo sapere!

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