Non solo sul taglio degli stipendi dei parlamentari non c’è intesa tra Lega e M5s, ma dal Carroccio negano di aver mai accettato che entrasse dentro il contratto di governo. E’ scontro aperto tra i soci di governo sull’annuncio fatto da Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista il primo dell’anno: la legge che i grillini vogliono “regalare” agli italiani, ha già incontrato più di un ostacolo. Se per i 5 stelle è da sempre una delle proposte bandiera, tanto che i grillini già si riducono autonomamente le indennità e oggi rilanciano dicendo che “le indennità italiane sono le più alte del mondo“, per i leghisti la questione è fuori dall’agenda. A contribuire ad aumentare le resistenze tra gli eletti del Carroccio, c’è tra le altre cose il fatto che loro sono già impegnati nella restituzione “cash” (come disse lo stesso Matteo Salvini) dei 49 milioni di euro frutto della truffa dei fondi elettorali. L’accordo raggiunto nel settembre scorso con la procura di Genova infatti, prevede che dal Carroccio arrivino 600mila euro l’anno. Anche per questo sono tanti i dubbi interni e non intendono associarsi alla battaglia M5s. “Io c’ero quando si scriveva”, ha detto oggi in un’intervista a Repubblica il presidente leghista della commissione Bilancio Claudio Borghi, “è in quel contratto tra Lega e M5s, il taglio degli stipendi dei parlamentari semplicemente non c’è”. Ma non solo, Borghi ha anche rivelato che la questione fu “accantonata”, perché nel merito non c’era un accordo tra le parti. Il terreno rimane comunque molto scivoloso, perché il rischio è quello di lasciare la battaglia agli sprechi della politica ai grillini. Anche per questo il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo al Corriere della Sera ha rilanciato: “Chiederemo che entro fine gennaio venga discussa in Aula la riforma sul taglio dei numeri dei parlamentari. Perché è anche questa la via per contenere i costi eccessivi della politica”.

Per la Lega quindi, piuttosto si deve agire per ridurre il numero dei parlamentari con una legge di riforma costituzionale che prende i suoi tempi e può essere discussa in tutta calma. Un piano però completamente diverso da quello dei 5 stelle che sul punto vorrebbero intervenire rapidamente con la riduzione delle indennità: per loro cambia davvero poco perché di fatto il taglio interno è già operativo. Ma, proprio come dice Borghi, il contratto sul punto non è chiaro: si parla sì di tagli ai privilegi, ma gli stipendi non vengono mai citati esplicitamente. In realtà lo stesso Salvini, intervenendo poche ore dopo l’annuncio dei due leader M5s, aveva sì frenato ma restando più possibilista: “Giusto tagliare sprechi e spese inutili, è nel contratto di governo e lo faremo”, aveva detto. “Ma per la Lega le priorità degli Italiani sono cose anche più concrete”.

Il testo del contratto recita letteralmente: “Riteniamo doveroso intervenire nelle sedi di competenza per tagliare i costi della politica e delle istituzioni, eliminando gli eccessi e i privilegi. Occorre ricondurre il sistema previdenziale (dei vitalizi o pensionistici) dei parlamentari, dei consiglieri regionali e di tutti i componenti e i dipendenti degli organi costituzionali al sistema previdenziale vigente per tutti i cittadini, anche per il passato. Occorre razionalizzare l’utilizzo delle auto blu e degli aerei di Stato oltreché l’utilizzo dei servizi di scorta personale. Per una maggiore equità sociale riteniamo altresì necessario un intervento finalizzato al taglio delle cosiddette pensioni d’oro (superiori ai 5mila euro netti mensili) non giustificate dai contributi versati”. Ed effettivamente non ci sono riferimenti espliciti agli stipendi.

Ed è questa la posizione di Borghi oggi: “Mah, francamente dubito che si faccia”, ha detto a Repubblica. “Vada a riprendersi il capitolo 26: si parla di ‘tagliare i costi della politica e delle istituzioni, eliminando gli eccessi e i privilegi’ con esplicito riferimento a vitalizi, auto blu, aerei di Stato, ma non alle indennità di deputati e senatori. E sa perché? Perché sul punto non c’era accordo e si è deciso di accantonarlo”, ha risposto. Salvini a Capodanno ha elencato quali sono le priorità della Lega da realizzare prima del taglio a “sprechi e spese inutili”: dalla flat tax alle autonomie, fino alla cancellazione definitiva della Fornero per finire alla legittima difesa. Borghi è d’accordo col suo leader? “Senza ombra di dubbio. Tra l’altro io sono sempre stato contrario a questo taglio, l’ho dichiarato anche in tempi non sospetti”. E perché? “Le indennità servono a garantire, ad attrarre competenze”. Secondo il presidente leghista della commissione Bilancio di Montecitorio “è ovvio che se io prendo uno scappato di casa e lo candido, il nostro stipendio può sembrare stellare: per un disoccupato è tantissimo, mi rendo conto. Ma le Camere scrivono le leggi, decidono il destino del Paese: se noi vogliamo le eccellenze dobbiamo pagarle. E poi c’è un’altra questione”. Quale? “Bisognerebbe candidare cittadini non affamati perché più si ha fame più si rischia di restare vittima di offerte improprie pre o post ruolo che si ricopre. Quel che interessa alla gente è avere parlamentari che lavorano nel loro interesse, non quanto guadagnano”. La Lega, invece, sembra più orientata a diminuire il numero dei parlamentari invece che tagliarne lo stipendio: una misura che però sarebbe da introdurre con riforma costituzionale. “A parte che, come si sa”, ha chiuso Borghi, “le riforme costituzionali non portano bene, se devo essere sincero non sono particolarmente favorevole neppure a questa proposta. I parlamentari rappresentano i territori, più istanze arrivano in aula più il popolo si sentirà ascoltato e garantito. Perciò eviterei di fare minestroni che potrebbero risultare indigesti”.

La risposta dei 5 stelle è arrivata poco dopo con un post pubblicato sul Blog delle Stelle: “L’indennità dei parlamentari italiani è quella più alta in tutto il mondo”, si legge nell’articolo che cita uno studio inglese pubblicato da il Mattino. “Secondo lo studio inglese, i veri ‘Paperoni’ sono i parlamentari italiani con uno stipendio medio di oltre 120mila sterline annue. Subito dietro troviamo Australia e USA con circa 117 e 114 mila sterline annue. Non c’è gara con i parlamentari degli altri Paesi europei. Secondo lo studio inglese, infatti, gli italiani guadagnano il 60% in più rispetto alla media europea. Tra stipendio, diaria, rimborso spese di soggiorno, budget per lo staff, rimborso per telefonate e spese informatiche, un parlamentare italiano può portare a casa anche 16mila euro al mese. Cifre completamente spropositate e nettamente superiori agli altri Paesi europei. In Francia, ad esempio, scrive il quotidiano il Mattino, la retribuzione media al mese di un parlamentare è di circa 7mila euro lordi. In Spagna l’indennità lorda è di 2800 euro al mese”. Questo, scrivono i 5 stelle, va ad aggiungersi a “un altro triste primato”: “Siamo il Paese con più parlamentari al mondo. Sono quasi 1000 i parlamentari, 630 alla Camera e 315 al Senato (più i senatori a vita). Secondi solamente al Regno Unito. Per questo motivo, oltre al taglio degli stipendi dei parlamentari, quest’anno taglieremo anche il numero dei parlamentari”.

Insomma, come volevasi dimostrare, quello degli stipendi sembra essere terreno di scontro tra le due forze di governo. “Non c’è nulla di più concreto che tagliare spese superflue e utilizzare i milioni di euro risparmiati per le vere esigenze dei cittadini. Concreto come una fetta di pane e nutella”, aveva scritto ieri su Facebook la vicepresidente del Senato Paola Taverna (M5s), facendo una battuta in direzione Salvini. Senza considerare gli attacchi dell’opposizione. Ieri il forzista Osvaldo Napoli provocava: “La mia idea è che ogni parlamentare deve avere diritto a un’indennità economica di carica in tutto eguale allo stipendio che percepiva prima della sua elezione”. Proprio Forza Italia è tra i più accesi oppositori della misura: “L’ennesima suggestione ‘anti-casta’ dei M5s, ossia il taglio del trattamento economico dei parlamentari, rischia di essere un diversivo per non affrontare i veri nodi sociali del Paese”, ha detto oggi la deputata Fi Annagrazia Calabria. “Le priorità dell’Italia sono altre, a cominciare dal lavoro: bisogna consentire ai nostri giovani di trovare l’opportunità di esprimere il loro talento. La retorica dell’ostilità al Palazzo non servirà a rilanciare il Paese ma finirà solo con l’alimentare il fuoco pericoloso dell’antipolitica”.

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