La Lega di Matteo Salvini rinuncia alla battaglia no euro per diventare capofila della coalizione di centrodestra alle elezioni europee. E chissà che, una volta constatato un consenso solido alle urne di maggio, non decida di aprire la crisi col Movimento 5 Stelle. Un’opzione che Salvini rispedisce al mittente, ma che il Financial Times mette sul piatto. In un articolo a firma di Miles Johnson pubblicato il 26 dicembre, il quotidiano finanziario evidenzia il cambio del discorso politico del vicepremier nei confronti di Bruxelles. Se un tempo saliva sul paco dei comizi con la maglietta “no euro”, adesso nega addirittura che il suo partito si sia schierato contro la moneta unica. Eppure nel programma, ricorda il giornale, c’era scritto: “L’euro è la principale causa del nostro declino economico. Abbiamo sempre cercato partner in Europa per dare il via a un cammino condiviso di uscita concordata”. Ma il cambio di rotta degli ultimi mesi, dove i negoziati a Bruxelles hanno imposto la riduzione del deficit, hanno portato a dichiarazioni di segno opposto. “Abbiamo l’euro in tasca e ce lo teniamo”, aveva detto Salvini, intenzionato a stringere relazioni più strette con Berlino e ribadendo il suo no a una “Brexit all’italiana”. La svolta moderata verso l’Europa si è poi concretizzata nelle trattative sulla manovra, anche se solo a ottobre Salvini aveva garantito che non avrebbe cambiato “un solo comma del bilancio“.

Un “approccio pragmatico” quello del vicepremier per proporsi come guida del centrodestra alle prossime europee. Dicono questo gli osservatori al Financial Times, che ricorda come la Lega abbia cannibalizzato voti a Forza Italia. E visto che oggi i consensi veleggiano oltre il 30%, il Carroccio unito agli altri partiti della stessa coalizione potrebbe avere i numeri per governare. Di fatto, spiega il direttore della Luiss Giovanni Orsina, dall’elezione a segretario Salvini aveva collocato la Lega su posizioni radicali per attirare l’attenzione. Poi il dietrofront su bilancio ed euro per dimostrare all’elettorato l’affidabilità della Lega, “che non vuole intraprendere azioni per destabilizzare un’economia in difficoltà”.

Per Orsini nel 2014, momento nero della Lega, Salvini “ha individuato tre grandi opportunità: il declino di Silvio Berlusconi nella destra italiana, la crisi economica in Europa e la crisi dell’immigrazione”. Tre elementi che ha saputo combinare “alla perfezione” per garantire il successo personale. A minare il consenso di cui gode oggi potrebbe essere la situazione economica in cui versa l’Italia, specie dopo la deludente asta dei titoli di Stato di novembre. “Se Salvini alle Europee otterrà un buon risultato, cioè oltre il 30%, non penso che il governo durerà ancora a lungo – dice ancora Orsina al Financial Times -. Non capisco come possa resistere alla tentazione di elezioni anticipate”. Sempre nell’alveo di una destra moderata e non antieuropeista come quella di qualche anno fa. E pensare che solo nel 2014 Salvini usò il sito bastaeuro.org per promuovere i suoi comizi antieuro nel Nord Italia. Oggi un clic sopra il dominio segna con una scritta che quell’epoca è finita: “Impossibile raggiungere il sito”.

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