La Germania corre a gran velocità verso un futuro più verde e meno inquinante e lo fa a partire dall’attuazione di politiche sempre più restrittive nei confronti dei veicoli diesel. Poi c’è Volkswagen, il più grande gruppo automobilistico del Paese, che ultimamente e quasi a cadenza settimanale, rilascia numeri sempre aggiornati sulla spesa che è pronto ad affrontare riguardo alla produzione di una gamma totalmente elettrica, quella che gradualmente sostituirà la “classica” endotermica. Le ultime cifre parlavano di miliardi di euro, circa 9 o 11, che il brand investirebbe nel prossimo futuro sulle auto a zero emissioni, con una gamma elettrica basata sulla piattaforma MEB.

Quindi sì, la Germania corre a gran velocità, ma appena si volta indietro per vedere se sta lasciando qualcosa in corsa, si accorge di circa 114 mila lavoratori che potrebbero andare perduti, un effetto collaterale a lungo termine della sua maratona. L’allarme è pesante ed è stato lanciato dallo studio dell’Istituto per la ricerca nel lavoro, che evidenzia anche come il settore della produzione, più di tutti, registrerebbe forti perdite stimate in circa 83 mila posti; quanto alla produzione dei pezzi e al loro assemblaggio, le auto elettriche sono più facili da costruire e ciò rivelerebbe un surplus di addetti negli stabilimenti. Del resto, il settore automotive è tra i più proficui in Germania e attualmente accoglie 800.000 persone: una svolta elettrica, nei tempi e nei modi auspicati dal governo e da marchi come Volkswagen, andrebbe a incidere su un buon 10% della forza lavoro.

Ma se il gruppo di Wolfsburg da un lato accelera e mette il turbo su questa svolta, dall’altro è più che consapevole di ciò che rischia di perdere, visto l’appello lanciato dallo stesso CEO Herbert Diess l’indomani dell’adozione delle norme sulle emissioni di CO2 da parte dell’Ue: “il nostro settore produttivo si potrebbe bloccare molto più velocemente di quanto si può credere”, aveva dichiarato al Sueddeutsche Zeitung.

Basti pensare che per mettere in piedi una Golf endotermica, sono necessarie 7 persone, mentre per una elettrica queste si riducono a 2,5. E stando ancora ai dati della ricerca, ipotizzando una quota di mercato delle elettriche del 23% entro il 2035, questo passaggio dalla combustione all’elettrico andrebbe a colpire soprattutto i lavoratori più qualificati, richiedendo competenze nuove e del tutto diverse da quelle attuali.

Volkswagen però non può e non vuole cedere: due mesi fa è nato nei pressi di Shanghai il primo stabilimento della Casa per la costruzione di veicoli su piattaforme MEB. Perché dall’altra parte c’è la Cina, che con la sua expertise in ambito elettrico e la sua presenza forte sul mercato internazionale, è una costante minaccia per i costruttori europei e americani. E pure se il prossimo piano industriale voluto da Wolfsburg (come quelli dei suoi concorrenti in tema di emissioni zero) dovesse rivelarsi un vero e proprio boomerang per il lavoro, il passo in questa direzione pare obbligato.

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