John, Paul, Ringo, George, Mia, Mike e Donovan. Non è una canzone di Elio e le storie tese, ma la truppa di celebri “occidentali” che nel febbraio del 1968 si recò in India dal maestro spirituale Maharishi Mahesh Yogy. Prezioso, grazioso e fazioso, risulta dunque “Meditazione coi Beatles”, il reperto televisivo in bianco e nero diretto da Furio Colombo che testimoniò a suo modo l’evento, frammento tv ritrovato e riproposto in questi giorni al pubblico del festival cinematografico River to River di Firenze. Attorno al viaggio di rigenerazione spirituale sulle rive del Gange, e alle pendici dell’Himalaya dei Fab Four, di Mike Love dei Beach Boys, del menestrello inglese e dell’attrice Mia Farrow, all’epoca “in Sinatra”, è stato scritto di tutto e di più.

Non vogliamo qui aggiungere dettagli e retroscena clamorosamente nascosti a livello storico che il filmato oltretutto non riserva. Fu l’epoca dell’intermezzo creativo per McCartney, Lennon &Co. che stava tra Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (giugno ’67) e il The White Album (novembre ’68). Lì tra le capanne comunque piene di comfort i Beatles composero parecchi brani, come del resto Donovan con Hurdy Gurdy Man. Interessante è invece il taglio che Colombo, allora inviato Rai in Vietnam che nei giorni di riposo se ne andò in India a Nuova Delhi all’Hotel Ashoka dove incontrò i Beatles, dà a questo insolito reportage di viaggio. Ricordiamo che in quegli anni il discusso stile da cinegiornale satirico alla Gualtiero Jacopetti era ancora un fruibile modello di messa in scena. E questo servizio di quasi mezz’ora non ne è di certo curiosamente esente.

I Beatles con lunga veste bianca, versione uomo lupo, barbetta rada e ricciuta, vengono ampiamente demitizzati, presi parecchio in giro, per questa improvvisa traiettoria alto-basso che percorrono, da celebreties altezzose che vogliono “meditare” sulla paglia e la nuda terra. La tecnica “manipolatoria” era semplice quanto rodata: una selezione di immagini contraddittorie e buffe e un commento/suono fuori campo leggermente sfasato dalla narrazione per immagini. McCartney che si scaccola il naso o fa le linguacce, o ancora mette i piedini a mollo nel Gange, e la risata ricorrente e ripetuta del Maharishi. Poi ancora la voice over del narratore che sfotte: “Bella vacanza sì, meditazione no”. Per non dire dei lazzi verso Mia Farrow, giovinetta annoiata, intenta a fare foto turistiche o, come declama, il commento fuori campo: “Mia sola e meditabonda guarda il Gange all’alba”.

Il Maharishi non riceve sconti ulteriori: è il collettore simbolico di un capriccio per ricchi borghesi occidentali annoiati che separa il suo “resort” spirituale dal volgo con muri, cancelli, catene e lucchetti. E infine ancora i Beatles che arrivano in elicottero e si comportano in modo guascone e infantile come fossero una viziata boy band. Buffo, spiritoso, datato, Meditazione sui Beatles fa sospirare “che tempi”, per poi correre sul web a cercare informazioni su cosa fecero “realmente” Paul e John in quei giorni indiani.

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