Basta violenze sugli arbitri: adesso i fischietti diventano “intoccabili”. Nel vero senso della parola: un anno minimo di squalifica per chiunque colpisca un arbitro, addirittura due anni in caso di presenza di referto medico. Pene più severe e per tutti: le nuove norme, infatti, non varranno solo per i calciatori ma anche per tecnici e dirigenti, colmando così un vuoto nel codice di giustizia sportiva che fino ad oggi non prevedeva una sanzione specifica anche per loro.

Il giro di vite nei confronti delle violenze sui direttori di gara arriva con una tempistica non casuale: giusto un mese fa a Roma un arbitro di 24 anni era stato picchiato brutalmente negli spogliatoi al termine di una partita del campionato di promozione laziale, tra Virtus Olympia San Basilio e Atletico Torrenova. Il caso aveva destato particolare scalpore, ma si tratta solo di uno dei tanti episodi che ogni domenica si verificano sui campi di pallone italiani, specie in quelli di periferia, lontano dalla luce dei riflettori, dove fare l’arbitro è un mestiere pericoloso: secondo le statistiche raccolte dall’Aia (l’Associazione italiana arbitri), negli ultimi anni si verifica sistematicamente più di un’aggressione al giorno.

Nella stagione 2017/18 sono state infatti 451 e dall’inizio del campionato abbiamo già sfondato quota 50. Una vera e propria emergenza, di cui si è interessata anche il governo: dopo il fattaccio di San Basilio, a novembre c’era stato un incontro al Viminale tra il ministro Matteo Salvini, il sottosegretario con delega allo Sport, Giancarlo Giorgetti e i vertici del pallone. Così, d’intesa con l’esecutivo, il presidente della Figc, Gabriele Gravina, ha deciso di intervenire.

Non è la prima volta che succede: già nel 2014 (c’era Carlo Tavecchio) erano state inasprite le pene, non abbastanza col senno di poi. La nuova riforma dell’art. 11 del codice di giustizia sportiva è ancora più severa, alza le sanzioni e ne estende la platea. Fino ad oggi il minimo edittale era di 8 giornate (2 mesi, dunque), senza alcuna specificità sulla presenza o meno di un referto medico: tutto era rimesso alla discrezionalità del giudice sportivo.

Adesso invece la nuova normativa entra nei minimi dettagli e soprattutto prevede un automatismo fra illecito e squalifica. Una condotta violenta, per cui si intende qualsiasi gesto che produca una lesione, qualsiasi azione connotata di “volontaria aggressività”, viene sempre sanzionata: per un pugno, uno spunto, anche solo uno schiaffo a un arbitro scatta automaticamente la squalifica di un anno. Se l’arbitro finisce in ospedale o necessita di cure mediche, la squalifica è addirittura di due anni. Significa avere la certezza che toccare un arbitro comporterà un duro stop alla propria carriera. Forse è l’unico modo per fermare le aggressioni.

Twitter: @lVendemiale

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