La giornata contro la violenza sulle donne non è servita a nulla. Punto. Martina Castigliani ha scritto che non è normale che la politica si ricordi delle donne solo un giorno all’anno, il 25 novembre. E io aggiungo: non è normale quello a cui abbiamo assistito, fuori e dentro la politica, in una settimana. Vado con ordine.

La deputata Matilde Siracusano, di Forza Italia, mentre in Aula si parla del ddl Anticorruzione, si lancia in un’improbabile – e sottolineo improbabile – difesa dell’ex Cav: “Prima di nominarlo – dice rivolta ai colleghi del M5s – sciacquatevi la bocca”. Ma nulla di così improbabile, fuori dalla realtà, merita gli insulti sessisti, con tanto di auguri di morte, che Siracusano ha subito per più di una settimana. Sì, per più di una settimana: “Chissà cosa c’è dentro la tua bocca”, “zoccol…”, “è la responsabile ai soffoconi”, “chissà quanto adora farsi sfondare il c…” e via di seguito. Finché mercoledì 28, alla Camera, non siamo arrivati alla denuncia di ciò che stava accadendo da parte di un suo collega, Francesco Paolo Sisto: “Chiediamo le scuse del M5s”.

Il MoVimento, che sulla propria pagina Facebook aveva pubblicato un video con l’intervento della deputata forzista, ha respinto le accuse: “Non siamo responsabili dei commenti al post, non abbiamo nulla di cui scusarci”. Post che, nonostante l’indifferenza di parte del M5s (Roberto Fico, per esempio, si è scusato subito e ha condannato la violenza verbale) verrà eliminato la sera stessa.

Chi non ha cancellato un post che ha scatenato i peggiori istinti di decine di migliaia di italiani è Matteo Salvini. Che la mattina del 19 novembre espone alla gogna, diffondendone la foto, tre ragazze minorenni che esibivano cartelli – riprovevoli – contro di lui, evocando piazzale Loreto. Venerdì 30, Laura Boldrini (sì, quella che da Salvini si è presa della “bambola gonfiabile”) gli ha chiesto di fare un passo indietro, di ripensarci. Perché se a quelle ragazzine è stato augurato di subire uno stupro, la responsabilità è, anche e soprattutto, del segretario della Lega (che, voglio sottolinearlo, è ministro della Repubblica, vicepresidente del Consiglio e capo del partito, secondo i sondaggi, più forte d’Italia). Ma niente da fare: lui se n’è andato spazientito, allargando le braccia, e mentre scrivo (a una settimana esatta dal 25 novembre) l’immagine con le minori campeggia ancora sulla sua pagina, seguita da 3,3 milioni di persone.

Nel frattempo, in questi sette giorni, sono state uccise due donne: una per mano del marito e una per mano del cognato. Spesso sento dire, da amici e colleghi, che chi fa insulti sessisti ha “la quinta elementare o, al massimo, la terza media”. Cazzata. E scusate il francesismo. Conosco medici e avvocati (e d’altra parte il Parlamento italiano, che spesso si macchia di insulti sessisti, presenta una larga fetta di professionisti) che si lasciano andare a insulti sessisti. Gli stessi che poi aderiscono alla giornata contro la violenza sulle donne, “segnandosi” il viso di rosso e riempiendosi la bocca di belle parole di circostanza. Eppure chi è istruito e commette violenza sulle donne, secondo me, è doppiamente colpevole.

Capitolo femminicidi. Anche qui, gli “istruiti” (almeno questa è la mia esperienza personale) mi buttano sempre là, con un misto di sufficienza e arroganza, la loro argomentazione principe: “Gli omicidi nei confronti delle donne sono in calo, la media italiana è al di sotto di quella europea, non c’è nessun problema e non chiamateli ‘femminicidi’”. Nel nostro Paese, dal 2000 a oggi, le donne uccise sono 3100. Nei primi dieci mesi del 2018 sono state 106, una ogni 72 ore. Bene, la mia risposta è molto semplice: finché ci sarà un marito, un compagno, un ex compagno, che uccide la propria partner, o ex partner, ci sarà un problema.

E ci sarà un problema finché un governo – il nostro – promuoverà un disegno di legge come il ddl Pillon, o finché verranno tagliati i fondi per i centri antiviolenza. O finché le donne, nei centri di potere e nelle aziende, non saranno adeguatamente rappresentate. O finché nelle scuole verrà insegnato ai bambini che loro, i maschietti, avranno un bel lavoro di responsabilità e che se anche sono indisciplinati, comunque sono talentuosi; e che le femminucce, loro, sono precise ma timide, e che anche se non lo sono, beh, meglio che facciano un passo di lato.