La procura della Corte dei Conti delle Marche indaga sulla costruzione della galleria della Guinza a Mercatello sul Metauro. L’indagine, secondo quanto riportato dal Resto del Carlino, cercherà di capire perché il tunnel lungo la E 78 Fano-Grosseto, l’arteria che avrebbe dovuto collegare l’Adriatico con il Tirreno, abbia fagocitato così tante risorse pubbliche. Più di 230 miliardi di vecchie lire, vale a dire non meno di 120 milioni di euro. Circa “300 milioni”, sosteneva addirittura nel 2016 Matteo Ricci, Presidente della provincia di Pesaro Urbino.

Risorse spese per niente. Perché il cunicolo di quasi 6 chilometri nell’Appennino umbro-marchigiano, tra Mercatello sul Metauro e San Giustino, è stato realizzato, ma abbandonato. Mai completato e senza manutenzione. Per questo motivo le pareti risultano deteriorate e intrise di infiltrazioni d’acqua.

Una storia ormai quasi trentennale quella della galleria della Guinza. Immaginata dal dopo-guerra e sponsorizzata negli anni Sessanta da Amintore Fanfani è il traforo più lungo mai realizzato e mai completato per una strada statale che non c’è: dalla parte dell’Umbria si arriva alla Guinza con un viottolo pieno di curve dove due auto passano a malapena. Sul versante marchigiano, invece, la strada manca del tutto.

Nel 1989 l’Anas, che rilevò il progetto dell’opera elaborato dall’allora Provincia di Pesaro, avviò lo scavo. Anche se la strada ancora c’era. vennero stabilite le modalità e stanziate le risorse. Per il suo completamento furono previsti tre stralci e oltre 100 miliardi di lire, dei quali i primi 35 miliardi prelevati dalla legge per la ricostruzione del Friuli dopo il sisma del 6 maggio del 1976. S’iniziò con il foro pilota e nel 1990 venne organizzata anche una festa d’inaugurazione. Nel 1994 il completamento. Ma a questo punto, dopo il fallimento della SIR Spa, vincitrice dell’appalto, i lavori si arrestarono per sei anni. Ripartenza nel 2000 con l’allargamento del cunicolo e costi aumentati. Nel’aprile 2003 la galleria, progettata a canna unica, sarebbe stata pronta. Rimanevano i rivestimenti definitivi e gli impianti tecnologici, previsti dal terzo stralcio. “L’ultimazione dei lavori è prevista nel marzo 2004”, scriveva l’Anas il 14 aprile 2003 annunciando l’abbattimento del diaframma. “Sarà una delle gallerie più tecnologicamente avanzate d’Italia”, annunciava il 14 giugno dello stesso anno il Presidente dell’Anas, Vincenzo Pozzi, intervenendo ad un convegno. Invece, niente da fare. Anche perché, dopo la sciagura del Monte Bianco nel 1999, nel frattempo si era resa necessaria una via di fuga parallela, per la quale manca il necessario finanziamento.

La legge obiettivo del 2001 ha decretato opera prioritaria il cosiddetto Quadrilatero Marche Umbria, cioè un sistema viario trasversale, più a sud. Galleria e superstrada rimangono così incomplete. Nonostante le proteste dei sindaci dei comuni interessati che arrivano ad organizzare nel tunnel delle provocatorie feste di capodanno. Nonostante l’occupazione di diversi giorni da parte dei presidenti delle Province di Pesaro e Urbino, Perugia e Arezzo. Nonostante i diversi “Guinza day”, presidio notturno e diurno della galleria, organizzati da un ex consigliere regionale dell’Umbria, il leghista Gianluca Cirignoni. Nonostante le 3500 firme raccolte dal Comitato intervalle “Apriamo la Guinza” composto da cittadini dell’Alta Valle del Tevere umbra e Toscana, dell’Alta valle del Metauro e della Valle del Foglia.

Nel frattempo l’abbandono ne ha suggerito utilizzi alternativi: location di rave party, deposito di legname e segheria per un locale boscaiolo. Mai realizzata, invece, l’idea di farne una cantina per la stagionatura dei prosciutti.

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