Quattro possibili scenari per la sentenza della Corte europea dei diritti umani per il ricorso presentato da Silvio Berlusconi contro gli effetti della legge Severino presentato il 10 settembre 2013. Una sentenza di assoluzione o di condanna (totale o parziale) dell’Italia, una decisione in cui dichiara inammissibile il ricorso del leader di Forza Italia. Oppure una decisione in cui afferma che non si pronuncerà sul caso, e lo radierà dai propri registri, come richiesto a luglio da Berlusconi tramite i suoi avvocati. In una lettera inviata il 27 luglio i legali sostenevano che, data la riabilitazione del leader di Forza Italia da parte del tribunale di Milano, l’ex premier non aveva più interesse ad avere un pronunciamento della Corte di Strasburgo perché “non avrebbe prodotto alcun effetto positivo” per lui. Nel ricorso l’ex premier ha affermato che la legge Severino non avrebbe dovuto essergli applicata nel 2013 perché i reati per cui era stato condannato, e per cui quindi perdeva il diritto a sedere in parlamento e presentarsi come candidato in tutte le elezioni, erano stati commessi prima dell’entrata in vigore della legge. n virtù della legge Severino Berlusconi non è stato candidabile alle elezioni del 4 marzo scorso.

Un anno fa l’udienza alla Grande Camera
A un anno dall’udienza alla Grande Camera la Corte pubblicherà martedì 27 novembre alle 11 il verdetto contro la legge Severino che aveva fatto decadere l’ex premier da senatore dopo la sentenza definitiva nel processo Mediaset. Il caso è stato discusso dalla Grande Camera della Corte di Strasburgo, dove non c’è possibilità d’appello per un accordo raggiunto dalle parti per accelerare i tempi. Il leader di Forza Italia ha potuto giocare una carta importante davanti ai 17 magistrati europei: il salvataggio – il 16 marzo 2017 – dalla decadenza di Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1 condannato per peculato. Perché di fatto come disse quel giorno Niccolò Ghedini “fatti identici” erano stati “trattati in maniera diversa”. E diversi giudici, durante l’udienza pubblica, avevano chiesto conto ai rappresentanti del governo italiano sulle “discrepanze” tra il caso di Berlusconi e quello di Minzolini.

Le domande dei giudici sulle “discrepanze”
Il giudice islandese Robert Spano aveva chiesto se le regole possono spiegare “se in un particolare caso può essere esercitato un potere discrezionale” da parte del Senato. Il magistrato portoghese Paulo Pinto de Albuquerque, aveva chiesto ragione di un altro punto sottolineato dai legali di Berlusconi: “La scelta di procedere al Senato con uno scrutinio pubblico malgrado il regolamento preveda un voto segreto in tutti i casi”. La rappresentante del governo, Maria Giuliana Civinini, aveva sostenuto il rispetto della Convenzione mentre la difesa dell’ex Cavaliere, sostenuta anche dall’avvocato Edward Fitzgerald, aveva sottolineato che nel caso del Cavaliere “la legge Severino è stata applicata a fatti contestati per gli anni 1995-1998, quindici prima che la legge fosse adottata”. Berlusconi, aveva aggiunto davanti alla Corte di Strasburgo “è stato privato del suo seggio con un voto in un Senato composto a maggioranza da suoi avversari: non era giustizia ma un anfiteatro romano in cui una maggioranza di pollici versi o pollici in alto decidono se uno va su o giù”. Per Fitzgerald la legge Severino “è di natura penale e retroattiva”.

Il precedente: Gabetti-Ifil
In verità a favore dell’ex Cavaliere potrebbe giocare anche una precedente sentenza della Corte europea dei diritti umani sul caso Grande Stevens, citata dal professor Franco Coppi durante la sua arringa in Cassazione per il processo Mediaset il 18 marzo del 2014. Il verdetto della Cedu era stato emesso solo il 4 marzo e aveva esteso il principio giuridico del “ne bis in idem”  (che prevede che non si possa essere condannati due volte per lo stesso fatto), sinora limitato alle sanzioni penali, anche alle pene amministrative. La corte di Strasburgo aveva stabilito che, istruendo un processo penale contro Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti per Ifil-Exor (poi conclusosi con l’assoluzione), l’Italia aveva commesso un abuso, perché i due erano già stati condannati in via amministrativa dopo una procedura promossa dalla Consob, l’organo di vigilanza della Borsa. Di qui, per Strasburgo, la violazione dell’articolo 4 del protocollo 7 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che stabilisce che non si può essere giudicati e puniti due volte per lo stesso reato. Al vaglio dei magistrati anche il parere della Commissione di Venezia, organo d’esperti costituzionalisti del Consiglio d’Europa. L’iter seguito in Italia per decretare la decadenza di Silvio Berlusconi da parlamentare è in linea con le condizioni minime di tutela dei diritti umani. Il verdetto verrà diffuso per iscritto, alle ore 11 del mattino, nel palazzo dei Diritti dell’Uomo, a Strasburgo. In virtù della legge Severino Berlusconi non è stato candidabile alle elezioni del 4 marzo: riabilitazione e candidabilità sono arrivate il 12 maggio scorso. 

Foto di archivio

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