Per i democratici avrebbe dovuto essere un’inversione di tendenza decisiva in vista delle presidenziali 2020, l’inizio della riscossa. E anche nello staff di Donald Trump temevamo che il riscatto previsto potesse trasformarsi in uno tsunami per la Casa Bianca. Invece i repubblicani, a conti fatti e nonostante l’affluenza mai così alta nelle elezioni di midterm con oltre 113 milioni di votanti, tengono e la portavoce Sarah Sanders valuta “positivamente la situazione attuale” dicendo che “forse c’è un’increspatura ma certamente non penso che sia un’onda blu“.

Il Congresso, ora, è la fotografia più nitida della divisione negli States. Alla Camera i dem hanno vinto 220 seggi (193 al Gop) mentre i conservatori si sono imposti in 51 testa a testa (contro 45) e hanno vinto un maggior numero di sfide per i governatori (25 a 22). Ma il voto popolare racconta invece che un’onda blu c’è stata: a scrutinio non ancora completato, i democratici sono proiettati a vincere con uno scarto di circa il 9%. Una percentuale, sottolinea il Washington Post, più grande di quella delle ‘onde’ repubblicane nel 1994, 2010 e 2014 e di quella ‘blu’ nel 2006. Anche Hillary Clinton aveva vinto il voto popolare contro Donald Trump, perdendo però la corsa alla Casa Bianca.

Anche se il risultato delle urne è celebrato come vittoria netta da Trump, che festeggia con due tweet-citazione: “Solo cinque volte negli ultimi 105 anni un presidente uscente ha vinto seggi al Senato nelle elezioni di Midterm. Trump ha della magia. Questo ragazzo ha della magia che gli esce dalle orecchie”, si legge nel tweet-citazione. “È un sorprendente acchiappa-voti e incredibile nel fare campagna elettorale. I repubblicani sono incredibilmente fortunati ad averlo e ho solo rispetto per quanto hanno fatto bene. È tutta la magia di Trump – Trump è l’uomo magico. Incredibile, ha avuto tutti i media contro di lui, che lo attaccavano ogni giorno, e tira fuori queste vittorie immense”, conclude citando Ben Stein, attore e autore di ‘The Capitalist Code’.

Assai più cauto lo speaker repubblicano alla Camera, Paul Ryan: “La storia si ripete. Un partito al potere deve sempre affrontare sfide difficili nelle sue prime elezioni di medio termine”. Congratulandosi con i democratici per la conquista della Camera, Ryan ha fotografato così la situazione: “Non serve un’elezione per sapere che siamo una nazione divisa, e ora abbiamo una Washington divisa. Come Paese e come governo dobbiamo cercare un terreno comune“.

Ma dallo staff del tycoon provano a smontare il racconto dei dem, secondo i quali – copyright della leader alla Camera, Nancy Pelosi – “domani sarà un nuovo giorno in America” e il controllo della Camera permetterà di “ripristinare i controlli e gli equilibri costituzionali sull’amministrazione Trump”. In questo senso la riconquista della Camera dopo rappresenta un punto fermo che trasforma il tycoon in un’anatra zoppa, seppur addirittura rafforzata al Senato. E anche un successo elettorale simbolico, visto 8 anni fa, a metà del mandato di Barack Obama, persero 63 seggi (su 69) proprio in quell’ala del Congresso.

Il controllo, infatti, da un lato permette di rallentare l’azione amministrativa di Trump e dall’altro – attraverso il lavoro delle commissioni potrebbe incrinare almeno mediaticamente la sua immagine con un’accelerazione delle indagini dal Russiagate in giù. Una paura che ha subito spinto il presidente a dire: “Se i democratici pensano che sprecheranno denaro dei contribuenti per indagarci alla Camera, allora saremo costretti allo stesso modo a considerare di indagare su di loro per tutte le informazioni classificate che sono trapelate, al Senato. Quel gioco si può giocare in due!”.

Il suo predecessore, Barack Obama, invita i democratici a ripartire da questo risultato: “Il nostro lavoro ora va avanti – ha detto l’ex presidente – Il cambiamento non può arrivare da una sola elezione, ma questo è un punto di partenza“. “Spero che si torni ai valori dell’onestà, della decenza, del compromesso e che si torni a un Paese non diviso dalle sue differenze ma legato da un comune credo”, aggiunge l’ex presidente.

E poi ci sono i volti nuovi portati alla ribalta, spesso donne (tutte le storie). In totale, sono diventate parlamentari in 107 (su 237 candidate), un numero che supera il record precedente di 84. Dalla 28enne di origine portoricana Alexandria Ocasio-Cortez che ha conquistato il seggio nel Bronx alle prime due musulmane elette e la prima nativa americana, Sharice Davids, procuratrice lesbica vincente in Kansas, in tante arriva a Capitol Hill nelle fila dei dem.

Nel pomeriggio, intanto, si apre un nuovo caso Florida, dove si potrebbe andare verso il riconteggio dei voti nella corsa al Senato fra il democratico Bill Nelson e il repubblicano Rick Scott. Lo afferma lo stesso Nelson, spiegando che, nonostante Scott abbia dichiarato vittoria nelle ultime ore, il repubblicano è in vantaggio di poco più di 34.500 voti, ovvero di meno dello 0,5%. La legge dello Stato richiede il riconteggio automatico quando il margine di vittoria è pari o inferiore allo 0,5%.