Quale cambiamento?” Era questo lo striscione di apertura di uno dei cortei studenteschi che hanno invaso le città nel fine settimana. Giovani che protestavano contro il governo. Un governo che gli aveva promesso tanto sul loro futuro e che oggi sta tagliando il loro presente.

Nella manovra ci sono tagli alla scuola, all’editoria, alla cultura e alla ricerca. Tagli lineari e abolizioni di agevolazioni fiscali a sostegno delle famiglie, degli studenti, di chi lavora e fa impresa. E soprattutto il diabolico combinato della riforma pensionistica proposta da Salvini e del reddito di cittadinanza di Di Maio rappresenta un fardello insopportabile sulle spalle delle future generazioni. Tito Boeri, prima di essere bullizzato da Salvini, ha detto che l’introduzione di Quota 100 nel sistema pensionistico italiano graverà per 100 miliardi di debito sui giovani.

La domanda è molto semplice: chi pagherà domani per i pensionati che il governo sta scaricando adesso? Non certo i giovani, posizionati sul divano dai pochi spiccioli del reddito di Di Maio in una in felicissima decrescita e danneggiati dallo stesso “ministro della Disoccupazione”, che con il decreto dignità li ha, di fatto, messi alla porta del mondo del lavoro.

Le aziende li hanno avvertiti: non aspettatevi un turnover dall’anticipo pensionistico. Leggi: chi lascia il posto di lavoro non verrà automaticamente sostituito da un giovane. E dunque, ritorniamo alla domanda iniziale: chi pagherà le pensioni italiane?

C’è una questione generazionale grossa come una casa con cui il governo delle aspettative deluse deve fare i conti: lo hanno dimostrato con chiarezza gli studenti scesi in piazza per protestare contro chi, magari, aveva raccolto la loro fiducia. Alle elezioni del 4 marzo l’elettorato più giovane ha votato per Lega e Cinquestelle, credendo che avrebbero adottato politiche più vicine alle loro esigenze. Oggi si ritrovano con uno zero assoluto su tutto ciò di cui hanno bisogno: nessun investimento sul lavoro, sulla scuola, sulla ricerca, nessuna idea sul sostegno alla natalità o all’occupazione femminile, o sul tema della conciliazione. Nessuna strategia sulle imprese innovative, sulle start-up, sulla tecnologia, sull’e-commerce,  sul domani di questo Paese.

Hanno fallito anche questa scommessa, la peggiore delle false promesse di questo governo è stata l’illusione che hanno dato ai più giovani. “Siamo come voi, vi staremo accanto”. È stato fin troppo facile varcare la soglia dei palazzi di governo per cancellare ognuna di queste parole. E mettersi dalla parte ingiusta della storia, caricando sulle spalle dei più giovani un debito pubblico che pagheranno loro. Cosa faranno? Se ne andranno da questo Paese, cercando altrove la terra promessa. In una insopportabile diaspora che abbiamo tutti il dovere di fermare.

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