Mi sono dimessa, mi sono portata via tutti i miei quadri, i miei ciotolini, le mie cose. Ho portato via tutto. Più che aver detto una cazzata, ho fatto una cazzata. I miei modi erano proprio sbagliati. Io ho sempre delle reminiscenze cabarettistiche che farei bene a dimenticare. E invece ogni tanto mi vengono fuori”. Sono le parole pronunciate ai microfoni de La Zanzara (Radio24) da Sonia Avolio, l’assessore di Fratelli d’Italia al Commercio e alle Attività Produttive della giunta leghista di Cascina (Pisa), balzata agli onori delle cronache per aver insultato la giornalista Cristina Parodi con un video postato sul suo profilo personale di Facebook. Avolio, tuttavia, ritiene che la sua non sia un’offesa e lamenta le ingiurie al suo indirizzo: “Se qualcuno mi dicesse che sono cornuta, sorriderei. C’è contro di me una collezione di offese che è meravigliosa: “t’appenderei per i piedi”, “ti darei fuoco”. Se la Parodi mi porterà in tribunale, va bene. Mi farà un mazzo così e io la risarcirò con la mia umile casa, perché non ho altro. D’altronde, quando chi è forte si accanisce col debole, va così. Però anche io potrei chiedere il risarcimento per tutte le offese che hanno detto a me. A me non pare di aver detto delle parole assurde, non erano offensive. Mi sono dimessa perché sembrava che la mia fosse una prova di onestà intellettuale. E l’ho data”.
Al conduttore Giuseppe Cruciani che esprime stupore per l’aplomb distaccato della donna, risponde: “E che devo fare? Sono sopravvissuta a due tumori ma secondo lei mi dispero per questo? Tutto si impara, anche alla mia età. E ora ho imparato che per fare politica bisogna fare anche le persone serie e non sono concesse certe libertà”.
Poi ribadisce le sue scuse a Cristina Parodi: “Chiedo ufficialmente scusa, perché una donna che offende un’altra donna effettivamente è una cosa brutta. Ho pagato questo errore perdendo un lavoro che amavo”. E scoppia a piangere: “Stamattina i dipendenti del Comune mi hanno abbracciato e hanno anche pianto. E per me questa cosa è bellissima. Anche mia figlia, a chi l’offendeva dicendole che era uguale alla sua mamma, ha risposto che era un complimento. Nonostante tutte le cattiverie ricevute, il pianto dei dipendenti del Comune m’ha ripagato di tutto”.

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