“A Reggio Emilia siete tutti, e nessuno escluso, sotto uno stato di assedio e assoggettamento ‘ndranghetistico che non ha eguali nella storia reggiana. Nemmeno i terroristi erano arrivati a tanto”. Sono state queste le parole pronunciate al processo Aemilia l’11 ottobre scorso da Antonio Valerio, detto “Il Pulitino”, collaboratore di giustizia che ha dato un contributo decisivo alla ricostruzione dei 30 anni di penetrazione delle cosche Arena/Dragone/Grande Aracri in Emilia Romagna. “La cosa che fa specie”, ha detto, “è che la ‘ndrangheta ha impresso e marchiato a fuoco con il sangue chi doveva comandare a Reggio Emilia. E poi è sceso il silenzio tombale, cosa che sa fare bene la ‘ndrangheta”.

Quindi, alla vigilia dell’ultima udienza, ha dichiarato: “Non illudiamoci che verrà eliminata (la ‘ndrangheta ndr) con le condanne di questo processo. Perché altri ‘ndranghetisti fuori si stanno riorganizzando. Con mezzi e metodi diversi da quelli odierni. Perché vanno oltre”. Valerio ha parlato poi dei nuovi metodi utilizzati: “Noi usiamo gli appartamenti venduti in nero e il credito d’Iva come una criptovaluta molto più spendibile dei bitcoin“. E ha continuato: “La ‘ndrangheta è una holding in continua evoluzione. Da qui a quattro cinque anni vedrete che cambiamento ci sarà dentro e fuori dalla Calabria. Non illudetevi che la ‘ndrangheta è finita qui. A Reggio Emilia non è finito niente. Sarconi and family continuano imperterriti a dare ordini a chi è fuori”.

L’udienza numero 195 in calendario martedì 16 ottobre è l’ultima del processo, poi la corte si riunirà in Camera di Consiglio per scrivere la sentenza del rito ordinario. 149 le richieste di rinvio a giudizio, con richieste del pm che superano i 1700 anni complessivi di carcere. Le ultime battute in Aula sono per ascoltare le dichiarazioni spontanee degli uomini alla sbarra e Valerio è stato il primo a parlare. Lo ha fatto per tre ore, giovedì 11 ottobre, leggendo un memoriale che fotografa lo stato di salute (a quanto pare ottimo) della ‘ndrangheta in regione.

“A Reggio Emilia la famiglia Amato vuole comandare. Va gridato in Aula, tant’è temeraria la famiglia Amato”, ha detto ancora Valerio. “Tutti coloro che hanno commesso dei reati lo hanno percepito molto bene. Nessuno escluso. Donne comprese. Poiché sono le donne il cordone ombelicale di questa associazione. Da quando i mariti, i fratelli e i cognati sono in carcere. Il potere non lo mollano a nessuno i Sarcone e la linea di comando c’è. Dopo Carmine Sarcone, c’è Beppe Sarcone. Gli Amato devono aspettare, altrimenti i Gitani devono sparare se vogliono il comando come abbiamo fatto noi cutresi nel ’90”.