Il consiglio dei ministri ha approvato il dl fiscale, il ddl bilancio e un ulteriore decreto legge sulla semplificazione. Mentre entro le ore 24 il governo invierà il Draft Budgetary Plan a Bruxelles. “Siamo riusciti”, ha esordito il premier Giuseppe Conte nella conferenza stampa dopo il cdm, “a mantenere i conti in ordine mantenendo le promesse fatte. Siamo molto soddisfatti”. Dopo una giornata di tensioni e tre vertici nel giro di ventiquattro ore, gli alleati di governo hanno anche trovato un’intesa sulla manovra da 37 miliardi, su fisco e pensioni. In particolare si è trovato un accordo sulla cosiddetta “pace fiscale”, che potrà riguardare chi è “in regola con le dichiarazioni dei redditi e anche chi ha omesso fino a un massimo del 30% dei propri introiti, con un tetto massimo di 100mila euro”. Ai giornalisti che hanno chiesto se la “pace fiscale” è da considerarsi un condono, Conte ha replicato: “Voi chiamatela come volete. Noi la chiamiamo definizione agevolata. Le scelte lessicali sono libere“. Nel merito ha risposto anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria: “Condono? Per me no ma non lo so… perché è una serie di norme complesse che vanno viste una per una e nel loro insieme. Leggete e valutate”. Anche Di Maio, che ha rivendicato l’introduzione del carcere per gli evasori: “Sicuramente ci sono due visioni diverse tra Lega e M5s sulla pace fiscale”, ha detto, “per noi non doveva essere un condono e non sarà un condono perché si utilizzando tutti istituti già esistenti, come la dichiarazione integrativa. Aiutiamo tanti imprenditori, commercianti in difficoltà perché rateizziamo molto di più le cartelle esattoriali. E si paga molto di meno sulle cartelle per riuscire a smetterla di essere tra le grinfie di Equitalia”.

Subito dopo il presidente del Consiglio, ha preso la parola appunto Tria che ha elencato le principali misure contenute all’interno della manovra: “La logica di questa manovra”, ha detto, “è quella già illustrata nella nota di aggiornamento al def. C’è il finanziamento della partenza del reddito di cittadinanza, la correzione della riforma Fornero per quanto riguarda la possibilità di arrivare in pensione prima di quanto dovuto, ci sono provvedimenti fiscali a favore delle imprese, soprattutto delle pmi”. Tria ha quindi smentito il fatto che abbia preso in considerazione l’ipotesi di dimettersi: “Non sono portato al masochismo, di subire tutta legge di bilancio e la discussione per dimettermi dopo. Smentisco, non avrebbe senso”. E ha anche garantito che i rapporti con Bruxelles sono buoni: “Questa idea che con la manovra si voglia far saltare l’Europa è del tutto infondata nei fatti. Confermo il dialogo continuo con la commissione Ue. Ho parlato con Moscovici anche a Bali, lo incontrerò il 18 a Roma. Ci sono delle procedure: fra le regole Ue, c’è anche il modo in cui si affronta un Paese che non segue le raccomandazioni. Si apre un dialogo, c’è una tempistica, ci sono delle lettere che vanno in una direzione, ci saranno delle osservazioni e immagino ci sarà una lettera di risposta e dei tempi in cui penseranno cosa fare”.

Soddisfatti i due vicepremier dopo una giornata di incontri e tensioni. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha detto di essere “stanco ma estremamente soddisfatto”: “Cominciamo a mantenere gli impegni presi gradualmente ma con coraggio. Di più non so cosa avremmo potuto inserire: una manovra non fa miracoli, non moltiplica pani e pesci ma apre opportunità di lavoro per centinaia di migliaia di giovani. Dopo 137 giorni di governo c’è da essere soddisfatti di quello che abbiamo fatto”. Luigi Di Maio ha invece parlato di quelli che sono considerati due dei punti fondamentali del contratto di governo: “Nella manovra si confermano quota 100 e il reddito e la pensione di cittadinanza che partiranno nei primi tre mesi del 2019“. Ha anche garantito, in qualità di ministro del Lavoro, che “la cassa integrazione in deroga verrà rinnovata per un altro anno nel decreto legge semplificazioni”. Una delle novità è poi quella del decreto per la sburocratizzazione: “Ci sono agevolazioni per la sburocratizzazione pesante per le imprese, dal registro del burro allo zucchero che alcune imprese devono ancora compilare fino al deposito dei contratti collettivi”. Si prevede poi che nella manovra sia aumentata la tassazione sul gioco d’azzardo “che è una piaga sociale da combattere”.

Questi i punti principali della manovra approvata dal consiglio dei ministri

NIENTE CLAUSOLE IVA PER 12,5 MILIARDI – Il primo impegno del contratto di governo è la sterilizzazione degli aumenti che scattano il primo gennaio 2019 (dal 10 all’11,5% per l’aliquota più bassa, dal 22 al 24% per quella più alta).

PENSIONI A QUOTA 100 – Il superamento della legge Fornero è una misura che entrambe le forze di governo rivendicano. L’obiettivo è di garantire la possibilità di andare in pensione a chi tra età e contributi arriva a ‘quota 100’, probabilmente partendo dalla combinazione 62-38. Il costo è di 7 miliardi di euro e il meccanismo dovrebbe partire a febbraio.

REDDITO E PENSIONI DI CITTADINANZA – Per la bandiera del M5S servono 9 miliardi (di cui 2,6 da attingere dalle risorse già stanziate per il Rei) a cui aggiungere un ulteriore miliardo destinato al rafforzamento dei centri per l’impiego. L’attivazione vera e propria della misura scatterà nei primi tre mesi del 2019. L’assegno da 780 euro, secondo quanto annunciato finora, verrà caricato sul bancomat, con una sorta di monitoraggio degli acquisti. Il sostegno sarebbe garantito solo a patto di frequentare corsi di formazione e di prestare 8 ore a settimana di lavoro socialmente utile. Il reddito verrebbe meno dopo il rifiuto di tre offerte di lavoro, ma con una specifica “geografica”, con l’obiettivo di non penalizzare cioè chi non accetterà come prima offerta un’occupazione al di fuori della propria città o Regione.

“PACE FISCALE” AL 20% CON TETTO 100.000 EURO – L’accordo raggiunto dopo un lungo braccio di ferro sul decreto fiscale collegato alla legge di bilancio stabilisce un’aliquota al 20% per sanare il pregresso di chi ha già presentato la dichiarazione dei redditi. Sarà prevista l’opzione di dichiarazione integrativa ma con la possibilità di far emergere fino ad un massimo del 30% in più rispetto alle somme già dichiarate e comunque con un tetto di 100.000 euro per periodo d’imposta. Per ridurre il contenzioso, si potranno inoltre sanare le liti con il fisco pagando senza sanzioni o interessi il 20% del non dichiarato in 5 anni in caso di vittoria del contribuente in secondo grado (o il 50% in caso di vittoria in primo grado). Allo stesso tempo, con la rottamazione ter delle cartelle Equitalia saranno cancellati sanzioni e interessi, dilazionando i pagamenti in 20 rate in 5 anni e arriverà lo stralcio delle minicartelle sotto mille euro accumulate dal 2000 al 2010.

DALLE PENSIONI D’ORO 1 MLD IN 3 ANNI – Il taglio delle pensioni sopra i 4.500 euro netti al mese nella parte di assegno non coperta dai contributi pagati porterà nelle casse dello Stato un miliardo di euro nell’arco di un triennio. La precisazione temporale è arrivata dopo gli annunci di Luigi Di Maio.

FLAT TAX PER GLI AUTONOMI – Il forfait esiste già ed è al 15% per i professionisti con ricavi fino a 30.000 euro e per le altre categorie con ricavi fino a 50.000 euro. L’obiettivo è estendere la platea ad autonomi, Snc, Sas e Srl che optano per il regime di trasparenza con ricavi fino a 65.000 euro. Dai 65.000 ai 100.000 euro si pagherebbe un 5% addizionale. Le start up e le attività avviate dagli under35 godrebbero di un supersconto al 5%. Il costo è di circa 600 milioni il primo anno e di 1,7 miliardi a regime.

SGRAVI IRES, SU UTILI REINVESTITI TAGLIO AL 15% – L’aliquota al 24% scenderebbe di 9 punti sugli investimenti in ricerca e sviluppo, in macchinari e in assunzioni stabili. Il costo sarebbe di 1,5 miliardi di euro. Dovrebbero essere anche confermati gli ammortamenti di Industria 4.0.

GIOCO D’AZZARDO E SIGARETTE – Nella manovra aumenta la tassazione sul gioco d’azzardo. Arrivano norme anche per chiudere il pregresso sulle sigarette elettroniche che negli obiettivi consentirebbe di salvaguardare migliaia di posti di lavoro nel settore.

ADDIO A SCONTI ACE E IRI – Per finanziare le agevolazioni fiscali alle imprese saranno abolite l’Ace, l’Aiuto alla crescita economica, e la mai nata imposta ridotta Iri, destinata al mondo delle Pmi e attesa dal primo gennaio 2019. Il recupero finanziario è di circa tre miliardi.

7 MILIARDI DI TAGLI, ANCHE SU IMMIGRAZIONE – Per legge i ministeri devono operare tagli per un miliardo l’anno. Lo sforzo richiesto potrebbe essere però superiore, pari a 3-4 miliardi. Promesso un taglio di 1,3 miliardi in 3 anni sull’immigrazione, di cui 500 milioni nel 2019, derivanti, secondo Matteo Salvini, da minori sbarchi e dal taglio “dei famosi 35 euro al giorno”.

DA INVESTIMENTI SPINTA AL PIL – Il capitolo investimenti è quello più gradito al ministro dell’Economia, Giovanni Tria. E’ previsto che valga lo 0,2 del Pil, pari a 3,5 miliardi. Oltre alle risorse finanziarie si punta a sbloccare gli investimenti a livello locale con uno sblocco dei bilanci dei Comuni (anche quelli in perdita) e con una revisione della soglia per gli appalti senza gara.

DECRETO TAGLIA LEGGI, NORME SU RC AUTO – La novità è l’arrivo di un secondo decreto, che scorpora dal dl fiscale norme altrimenti non omogenee. Il dl rinominato “taglia scartoffie e leggi inutili” cancella oltre 100 adempimenti per le imprese” e ingloba misure per garantire una Rc auto “più equa”; per sancire l’incompatibilità tra ruolo di governatore regionale e commissario alla sanità “per non avere più casi De Luca”; per bloccare i pignoramenti della casa per chi ha crediti verso la P.a. (norma Bramini) e per bloccare “i medici furbetti che aumentano la lista di attesa per l’intramoenia”.