La storia non si ripete ma spesso fa rima, è quanto scrive il Financial Times riguardo alla comparazione tra l’attuale crisi italiana e quella greca del 2010. C’è ottimismo in questa frase e nell’articolo dell’editorialista dal momento che chi scrive non prevede una reazione simile a quella del 2010 da parte di Bruxelles.

In effetti negli ultimi 8 anni gli scenari politici sullo scacchiere internazionale sono molto cambiati, in parte anche a causa delle conseguenze delle decisioni prese nel 2010. Non bisogna dimenticare che la risposta dell’Unione Europea alla crisi del debito sovrano greca è stata politica e proprio per questo i costi sono stati elevatissimi. Sarebbe stato meglio dare alla Grecia i 9 miliardi di euro e così facendo lanciare un messaggio chiaro e limpido ai mercati che l’Ue è un’istituzione compatta e solida invece di imporre una punizione esemplare, i.e. l’austerità economica, e diffondere il panico sui mercati.

E’ possibile che qualcuno ai vertici dell’Unione Europea segretamente abbia fatto lo stesso ragionamento? Naturalmente, di queste cose non si parla pubblicamente ma certamente il raziocinio invita alla riflessione, anche se solo in privato, sugli errori del 2010. La verità è che la politica imposta non ha prodotto i frutti sperati e oggi nessuno vuole seguire lo stesso copione, con la Brexit letteralmente dietro l’angolo qualsiasi tentennamento da parte dell’Unione Europea potrebbe causare conseguenze ben più serie della crisi del debito sovrano. Il timore è politico. Mentre nel 2010 l’asse Parigi-Berlino aveva saldamente in mano le redini dell’unione oggi questo asse è debole.

La proposta del governo italiano di aumentare il rapporto debito Pil per rilanciare l’economia, pur infrangendo i vincoli di bilancio e fiscali imposti dalla disciplina austera di Bruxelles, potrebbe, dunque, essere accettata. Una vittoria per i due partiti al governo e un’ulteriore sconfitta per gli euro burocrati e in fondo anche per l’istituzione dell’Unione Europea, la Banca centrale, il Fondo monetario.

Tutto ciò invita a una riflessione di lungo periodo. L’ascesa della destra populista in Europa e negli Stati Uniti è la risposta popolare alla crisi delle istituzioni democratiche, su questo tutti sono d’accordo. Ciò non significa che la democrazia ha fatto il suo tempo o che tali istituzioni devono essere abolite, come avvenne negli anni Trenta, al contrario, il vento populista potrebbe essere sfruttato per riformarle e modernizzarle. C’è bisogno di un’opposizione interna alle istituzioni, un’opposizione illuminata, che riesca ad andare oltre le fazioni politiche e che invece lavori per introdurre riforme necessarie. Si materializzerà?

Uno sguardo alla vecchia sinistra europea non incoraggia una risposta positiva, ma, come si dice, la speranza è l’ultima a morire. Di certo, per la prima volta nella storia dell’Unione, le elezioni del parlamento europeo avranno un grosso peso. E’ all’interno di questa istituzione ancora in fasce che il riformismo illuminato potrebbe nascere e consolidarsi. La destra europea lo ha capito da tempo ed è per questo che punta a conquistare la maggioranza, per imporre una sterzata conservatrice. Anche se la storia non si ripete la rima è pericolosamente serrata.

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