I pesanti disagi provocati ai genovesi dalla viabilità spezzata dal ponte crollato sono lontani dall’essere risolti. Per non parlare di quelli sopportati dagli sfollati ancora privi di prospettive future. Genova e il decreto per la ricostruzione del ponte sono diventati un vero e proprio banco di prova del governo. Porto e logistica, mobilità delle persone, attività commerciali ed aziendali stanno tutte sopportando conseguenze negative che rischiano di portare in crisi la città. Città che non certo brillava sia per le condizioni economiche e occupazionali che per quelle ambientali.

Arrivato in grave ritardo e privo di bollinatura, il decreto sta mostrando ogni giorno che passa pesanti limiti. L’esclusione discriminatoria di tutte le concessionarie autostradali anche per l’Antitrust non è giustificato. La norma prevede che il Commissario straordinario escluda dalla scelta della società per la ricostruzione del ponte, sia Autostrade per l’Italia sia qualunque società di costruttori che sia legata alle concessionarie autostradali. Un vero autogol visto che quasi tutto questo mondo ha partecipazioni e legami societari comuni.

Criticabile è pure l’incredibile “autonomia” assegnata al commissario straordinario come la deroga al Codice antimafia che rischia di favorire infiltrazioni di imprese legate alle cosche, dal movimento terra ai rifiuti, come segnalato anche dal presidente dell’Anac. La necessità di fare in fretta, e forse anche una buona dose di incompetenza e di rivalsa verso ASPI, rischia di compromettere un buono e duraturo avvio dei lavori di ricostruzione del ponte e di superamento dell’emergenza nella vita della città. Così si spiegano le proteste dei genovesi. Tra le amnesie del decreto, le risorse dimezzate rispetto a quelle promesse (e necessarie), vi è quella del mancato finanziamento del terzo valico ferroviario. Opera di dubbia utilità e certamente non urgente la cui esclusione dal finanziamento andava spiegata ricordando che da Genova a Ventimiglia ancor oggi su 150 km ce ne sono ancora 21 a binario unico che la rendono di serie B.

Il decreto non doveva condannare l’Aspi, già condannata dall’opinione pubblica e dalle palesi responsabilità dimostrate nella gestione della manutenzione del Ponte, ma pensare a Genova e ai genovesi. Il Ministero dei Trasporti e il Parlamento dispongono di tutti gli strumenti per ribaltare lo stato di sottomissione in cui si trova l’amministrazione pubblica con i potenti monopolisti come Aspi e l’altra pletrora di 21 concessionari autostradali. Il resto lo farà la giustizia, come la sentenza di Avellino e quella di Viareggio, dimostrano.

Ogni giorno nella città della lanterna entrano ed escono dal porto circa 4 mila camion. A causa dell’interruzione della A10 le percorrenze dei camion si sono allungate, comportando sia un allungamento delle percorrenze che una maggiore congestione e inquinamento sulle strade cittadine. Nei trasporti per Milano sono circa 20 km in più di percorso: ciò significa tempi e costi maggiori per l’autotrasporto. Nel porto al momento approdano le stesse navi che però scaricano meno merci riducendo del 35% gli introiti delle tasse aeroportuali.

Tra le carenze emerse nel decreto Genova c’è anche quella del minimo sostegno al settore dell’autotrasporto che ha subito una riduzione del 15% della capacità produttiva dati i tempi medi di coda di tre ore giornaliere per ogni mezzo. Quel che manca è un pacchetto di misure con lo scopo di alleggerire il carico fiscale e i pagamenti delle concessioni delle imprese della filiera logistica (spedizionieri, corriere, terminalisti, operatori ferroviari e agenzie marittime). C’è voluto uno sforzo titanico per ottenere la cassa integrazione, ancora insufficiente, proprio mentre il governo ne riprorogava una di lusso a 1.600 addetti dell’Alitalia a 10 anni dalla crisi del carrozzone. L’Isfort ci fa sapere che in poco meno di due mesi gli autotrasportatori hanno subito costi maggiori per 131 milioni di euro.

Sarebbe interessante sapere se è stata valutata dall’Autorità di sistema portuale di Ponente (Genova-Voltri-Savona) la possibilità di trasferire parte del traffico di Genova a Voltri per decongestionare la città durante la costruzione del ponte. Si attendono scelte coraggiose e una buona amministrazione della crisi di Genova. Pericolose ed inutili fughe in avanti rischiano di rallentare anziché accelerare il processo di ricostruzione di Genova.