Un piatto di sushi che si paga soltanto in “follower”. Dall’11 ottobre 2018 in zona Porta Romana a Milano non ci sarà più bisogno di cash, bancomat o carte di credito per gustare il tipico piatto giapponese a base di riso. Alghe, pesce, uova e occasionalmente anche una puntina di tofu, si potranno pagare in bonus social. L’invenzione è del locale This is not a sushi bar, dei due fratelli padovani, Matteo e Tommaso Pittarello. In quello che è il primo sushi delivery milanese (è nato ne 2007), volume d’affari di oltre 40mila ordini online nel 2017, più follower avrai su Instagram più sconti riceverai alla cassa. Il meccanismo funzionerà così: ordinato il primo piatto si pubblica un post con foto su Instagram taggando il ristorante. Successivamente, a seconda del numero di persone da cui si viene seguiti si ottengono una serie di bonus a scalare fino alla gratuità.

Dai 1.000 ai 5mila follower scatta il piatto gratis in più rispetto a quello già ordinato. Dai 5mila a 10mila si sale a due, da 10mila a 50mila a quattro, da 50mila a 100mila otto. Oltre i 100mila follower si potrà fare a meno del portafoglio. Più facile a dirsi che a farsi, soprattutto per le persone comuni che arrancano sul naturale traguardo di qualche centinaio di parenti e amici. Discorso diverso per i cosiddetti influencer. Vero e proprio target di un’operazione commerciale che potrebbe lentamente prendere piede anche in altri settori della ristorazione d’asporto. “Vogliamo che i clienti giochino con noi – hanno spiegato i Pittarello a La Stampa – e si sentano partecipi del nostro progetto”. Il duo padovano possiede già quattro punti vendita a Milano e in una recente intervista ha affermato di voler raggiungere l’apertura di 15/18 ristoranti entro il 2022 nel Nord Italia. Per ora ancora niente Roma, però. “Lì ci avvicineremo con prudenza”.