Le previsioni di crescita inserite nella Nota di aggiornamento al Def sono ottimistiche perché a trainare l’economia dovrebbero essere i trasferimenti alle famiglie, che sul pil tendono ad avere un impatto basso. In generale, l’andamento dei conti pubblici descritto nella Nota “non è rassicurante“, soprattutto per quanto riguarda l’andamento del debito/pil, visto che “la crescita del debito danneggia l’economia, mina la fiducia di famiglie e imprese e riduce gli investimenti”. Sono i giudizi del vicedirettore generale di Bankitalia Luigi Signorini e del presidente della Corte dei Conti Angelo Buscema, auditi davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato dopo che il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha illustrato le linee guida della Nota e della prossima manovra. Il reddito di cittadinanza e quota 100 per andare in pensione vanno disegnati “senza mettere a rischio la sostenibilità finanziaria del sistema”, hanno auspicato Signorini e Buscema. Che ha sottolineato come il governo gialloverde abbia deciso di abbandonare la precedente impostazione “che tendeva a conciliare l’esigenza di un recupero di tassi di crescita economica più elevati con il mantenimento di condizioni di sicurezza nella gestione della finanza pubblica”.

“I trasferimenti correnti hanno effetti modesti sulla crescita” – “Il quadro programmatico”, ha ricordato Signorini “innalza le previsioni di crescita del pil all’1,5 per cento l’anno prossimo, all’1,6 nel 2020 e all’1,4 nel 2021 grazie all’effetto dei provvedimenti inclusi nella manovra”. Ma “l’impatto previsto di questi ultimi è elevato. La stima del governo presuppone che i valori dei moltiplicatori delle misure espansive siano superiori a quanto generalmente stimato per l’Italia e che le misure delineate nella Nota forniscano uno stimolo all’attività già fin dai primissimi mesi dell’anno”. Secondo Bankitalia, al contrario, “i trasferimenti correnti – quali quelli connessi con la spesa sociale -, così come gli sgravi fiscali, tendono ad avere effetti congiunturali modesti e graduali nel tempo”. Per questo “stimiamo che il moltiplicatore del reddito associato a questi interventi sia contenuto“, ha spiegato.

Signorini ha concordato con Tria sul fatto che “ridurre il divario di crescita rispetto all’Europa è un obiettivo fondamentale”, ma “ogni miglioramento conseguito sul fronte del reddito e della sua distribuzione sarà tanto più solido quanto più fondato su stabili coperture di bilancio; quanto più accuratamente disegnato per tener conto degli incentivi a creare reddito e lavoro, la via più certa per combattere la diffusione della povertà”. Dunque “sarà opportuno evitare che a misure espansive permanenti facciano fronte anticipi di entrate, coperture temporanee o clausole di incerta applicazione” ed è “fondamentale non tornare indietro” su “sostenibilità ed equità intergenerazionale del sistema pensionistico italiano”.

“Debito moltiplicatore di turbolenze. Aumento rendimenti impatta su famiglie e imprese” – “Resta inoltre da piegare con decisione verso il basso l’incidenza del debito sul prodotto. Il debito è, per l’Italia, il grande moltiplicatore delle turbolenze. Data la sua mole e la necessità di finanziarne ogni anno un ammontare non indifferente (circa 400 miliardi), la minaccia di innescare un circolo vizioso tra costo e incidenza del debito, con ripercussioni sull’economia reale, è sempre presente. Il debito è oggi detenuto per circa due terzi da soggetti e istituzioni italiane; ma ciò non lo isola dalla logica del mercato, che cerca il rendimento e fugge l’incertezza. Le oscillazioni del suo valore esercitano i propri effetti anche sui soggetti italiani, famiglie, imprese, istituzioni finanziarie, che lo detengono. In ultima analisi al debito pubblico fa riferimento una parte importante del nostro risparmio”.

“Abbandonata impostazione basata su sicurezza nella gestione della finanza pubblica” – Anche per il presidente della Corte dei Conti Angelo Buscema “il quadro macroeconomico programmatico appare ottimistico alla luce delle attuali tendenze del ciclo economico internazionale”. E “la traiettoria disegnata nel quadro programmatico della Nota non appare rassicurante”: “Il profilo di riduzione del rapporto debito/pil non è linea con la regola del debito“. Sul primo fronte, “il tratto distintivo della Nota 2018 è l’abbandono della precedente impostazione, che tendeva a conciliare l’esigenza di un recupero di tassi di crescita economica più elevati con il mantenimento di condizioni di sicurezza nella gestione della finanza pubblica. Una scelta, quella assunta oggi, che si fonda, invece, sulla convinzione che l’accelerazione dei processi di riforma alla base del programma di Governo, possa tradursi in un vigoroso impulso alla crescita”. Ma, prosegue Buscema, “sulla realizzabilità degli effetti positivi associati al quadro previsionale pesa la circostanza che una quota assai significativa degli incrementi di spesa assume la forma di trasferimenti alle famiglie, componente che presenta bassi valori dei moltiplicatori“.

“Pochi margini di sicurezza sul debito/pil” – Quanto al debito, “i margini per garantire un percorso di seppur lenta riduzione del debito risultano molto contenuti, ponendo il Paese su un crinale particolarmente stretto. A fronte delle inevitabili incertezze connaturate a qualsivoglia quadro previsivo, va posta particolare attenzione ai contenuti margini di sicurezza rispetto ad uno scenario di possibile risalita del rapporto debito/Pil. E questo rappresenta un rischio, al di là del mancato rispetto della regola del Fiscal Compact”. In questo quadro, avverte la magistratura contabile, “interventi a favore dei trattamenti previdenziali e delle politiche di assistenza che puntino al contrasto della povertà devono essere adottati senza mettere a rischio la sostenibilità finanziaria del sistema. Da ciò deriva l’esigenza che questo avvenga sempre salvaguardando gli equilibri già conseguiti in singoli comparti e gestendo l’accesso alle prestazioni assistenziali in una logica di unitarietà, con un’attenta analisi e verifica della correlazione tra i servizi resi e le condizioni economiche e sociali complessive delle famiglie che li richiedono”.

“Sanatorie fiscali impattano sulla percezione di equità” – “Il ripetersi di modalità di prelievo (sanatorie fiscali o mitigazioni del prelievo su limitate tipologie di soggetti) che pur dettate dall’intento di riequilibrare e, ove possibile, alleggerire l’onere fiscale può incidere sulla stessa percezione di equità fiscale o introdurre nuove distorsioni nelle scelte adottare nel mondo del lavoro”. “E’ essenziale che fin da ora sia chiara l’irrinunciabilità di interventi di razionalizzazione della spesa pubblica per liberare risorse in grado di riqualificarla sostenendo progetti di investimento, puntando sul miglioramento dell’efficienza della pubblica amministrazione, realizzando sistemi e livelli di istruzione e formazione all’altezza dei nostri partner, nonché sostenendo con politiche attive del lavoro la ricerca di occupazione dei giovani ma contando su strutture adeguate da costruire e da cui non si può prescindere”.